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Raddoppio ferroviario e barriere antirumore, parte raccolta firme: “Sarebbe un muro verso il mare” foto

Il comitato punta a fermare la realizzazione della barriera antirumore che, secondo quanto dichiarato dalla portavoce Carmela Sica provocherebbe un deturpamento ambientale, aumenterebbe l'inquinamento e svaluterebbe gli immobili.

Il comitato ‘Cittadini in rete’, nato dalla volontà di alcuni residenti di dichiarare il proprio dissenso al progetto che Rfi ha in cantiere di realizzare, si oppone fermamente alla realizzazione della barriera antirumore che “deturperebbe, inquinerebbe e svaluterebbe l’intera città”, come ha specificato la portavoce Carmela Sica durante una riunione con i cittadini di lunedì 21 gennaio.

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Si tratta di un lavoro che andrebbe a coprire 8 km del lato mare e 7 e mezzo dal lato città, sviluppando le barriere su un’altezza di circa due metri e mezzi, elevazione a cui va aggiunto il basamento: “In pratica coprirebbe circa tre piani di un palazzo – ha commentato ancora Sica – Il tratto interessato dai lavori che inizierebbero da qui a qualche mese, parte dalla rotonda di Mimmo Cannone, definita da Rfi punto zero per proseguire fino alla stazione di Campomarino Lido”.

L’attenzione del comitato e dei cittadini presenti, fermamente convinti che i lavori debbano essere fermati, si è focalizzata principalmente sulle barriere antirumore e sulle conseguenze che queste avrebbero sui residenti che abitano nelle zone a ridosso della ferrovia. I palazzi che sorgono ai lati della strada ferrata, infatti, sono quelli che avrebbero i maggiori disagi: “Rfi ha previsto la sostituzione, a sue spese, degli infissi dei privati – ha continuato la portavoce – prevedendo la sostituzione della attuali finestre con infissi a riciclo di aria forzata, da tenere chiusi per tutelare la salute degli esposti. Ovviamente ci si può rifiutare, ma poi non ci si può lamentare dei disagi”.

Un’infrastruttura ambiziosa per cui Rfi ha fatto una previsione di spesa che si aggirerebbe sui 15 milioni di euro per la sola parte del centro città, quella meno estesa. “Si parla di sostituire 101 ricettori tra condomini, abitazioni, locali commerciali, ospedali e scuole – afferma Sica – Lavori onerosi a cui vanno aggiunti i costi di manutenzione straordinaria ed ordinaria”.

Il progetto non sembra trovare il benestare della Regione Molise che, a luglio dello scorso anno, ha votato un ordine del giorno sull’argomento: “Gli unici ad esprimere parere contrario sono stati Facciolla e la Fanelli” ha aggiunto il comitato che non si dice contrario al raddoppio ferroviario in quanto tale, ma alle conseguenze che questo avrebbe: “L’ambiente non ne gioverebbe – ha dichiarato Sica – Le barriere non solo deturperebbero il paesaggio chiudendo completamente la vista sul mare, ma impedirebbero alla brezza marina di disperdere gli inquinanti e le polveri sottili che, con questa modalità, stazionerebbero in zona. In più si incrementerebbe la rumorosità del traffico perché il metallo amplificherebbe il rumore. E poi ci sarebbe una svalutazione immobiliare senza precedenti. Il tutto a discapito dei soli residenti”.

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Una soluzione alla problematica del rumore ed all’inquinamento che ne deriverebbe, però, sembra esistere ed il comitato sembra averla individuata: “Si potrebbe chiudere la stazione, inserendola in una sorta di scatolone che permetterebbe di pareggiare Viale Trieste e creare qualcosa sulla sopraelevazione come parcheggi, terminal o altro – ha esposto Sica -. In più si potrebbero installare degli ammortizzatori vicino al tracciato o sulle ruote dei treni per non peggiorare l’attuale acustica”.

Proprio l’associazione si erge a difesa della città ed ha esternato l’intenzione di iniziare una raccolta firma da far pervenire al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli per fermare uno scempio, come definito dal comitato, che “non ha un quadro di sicurezza né uno studio vibrazionale e permettere il transito di treni lunghi 780 km in grado di trasportare fino a quattro tir”.

La decisione di rivolgersi al Governo parte da un ostruzionismo che l’attuale amministrazione comunale di Termoli avrebbe messo in piedi contro il comitato: “Siamo andati più volte dal sindaco Sbrocca per convincerlo ad opporsi visto che è lui a doversi occupare di risanamento ambientale ed acustico – ha affermato Carmela Sica –. Mi ha risposto che devo smetterla di dirgli cosa deve fare e ci ha chiuso le porte”. Sulla scia del Comune di Falconara, anche a Termoli presto si organizzeranno banchetti in cui, chiunque non fosse d’accordo con questa infrastruttura, potrà dimostrarlo apponendo la propria firma sul modulo.