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Pesca, braccio di ferro Bruxelles-Federcoopesca: “Ridurre i giorni è come uccidere il comparto” foto

Trenta giorni di fermo in più ogni due anni: è questa la proposta del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che segue la richiesta di Bruxelles di ridurre lo sforzo di pesca. Un cambiamento che non solo ucciderebbe il comparto ittico, ma provocherebbe l’invasione, sulle tavole molisane, di pesce estero.

La Commissione Pesca dell’Europarlamento sta vagliando una proposta per la riforma dello sforzo di pesca a partire da quest’anno. Il regolamento, definito ‘Piano di Gestione per la GSA nel 2018-2020’ e proposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, si concentrerebbe sulla riduzione dei giorni di pesca annui, richiedendo un impegno cospicuo alle imprese ittiche già provate dalla crisi del settore: l’azione porterebbe ad una diminuzione compresa tra il 5 ed il 10 per cento nei prossimi due anni.

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La decisione è frutto della recente scadenza dei piani di gestione per la pesca a strascico, che devono essere sottoposti nuovamente alla Commissione belga per l’approvazione. Il Ministero, dal canto suo, ha già vagliato una proposta che non andrebbe a favore del comparto dal momento che ridurrebbe il lavoro dei pescatori: “Oltre ai 30 giorni di fermo e le giornate aggiuntive nelle dieci settimane – ha confermato Domenico Guidotti, Presidente di Federcoopesca Molise – il Ministero suggerisce di ridurre le giornate di pesca del 5% nel 2019 e del 10% nel 2020”.

Rispetto alle versioni precedenti dei piani di gestione, nei quali si riduceva la capacità di pesca con un piano di disarmo dei pescherecci, questo va a colpire direttamente i giorni di uscita in mare aperto per le battute di pesca della seconda azienda, come numero di occupanti, del Molise. In parole povere si parla di 30 giorni di pesca in meno in un arco temporale di soli due anni. Si tratta di giornate che si aggiungono a quelle in cui i pescherecci sono costretti a restare ancorati al porto a causa del maltempo, provocando un ulteriore perdita in termini economici e mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro.

Ciò vuol dire un mese di lavoro e l’avverarsi di un incubo: un nuovo fermo biologico, che si aggiunge a quello obbligatorio e già in vigore annualmente, che secondo gli esperti del settore non va a favore delle specie ittiche in quanto “non utile a livello biologico, come dimostrato”, ha commentato Domenico Guidotti.

Una mozione che non trova il benestare del settore e dello stesso Guidotti che si dice contrariato dal momento che “la riduzione della flotta è già avvenuta a causa delle demolizioni, un numero consistente di operatori ha abbandonato il comparto ed un ulteriore stop non diventa difficile solo per noi, ma anche per l’impresa”.

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Lo sforzo richiesto da Bruxelles non solo andrebbe a ledere il numero di impiegati ittici, con il rischio reale che molte aziende dichiarerebbero fallimento, ma provocherebbe un fenomeno ben peggiore: l’invasione, sulle nostre tavole, di pesce proveniente da altri paesi. A sfavore degli armatori e dei pescatori molisani, infatti, giocherebbe la concorrenza esercitata dai produttori della costa opposta: Croazia in primis che, non essendo soggetta a restrizioni, “pesca tutti i giorni, sabato e domenica inclusi” conferma Guidotti.

Il tutto senza tener conto che il settore della pesca, leader indiscusso della nostra regione con una lunga tradizione che assicura un reddito a centinaia di famiglie, soffre per la carenza di fondi. All’appello mancano ancora i finanziamenti del fermo pesca del 2016: “Questo è un altro grosso problema. Ci sono aziende che attendono i soldi da ormai tre anni – continua Guidotti –. A questo si aggiungono i mancati accrediti del 2017 e del 2018”. A destare maggiore preoccupazione è la cassa integrazione dei marittimi che, come ricorda il Presidente di Federcoopesca, è ferma: “Ci siamo fatti sentire dal Ministero e sembra che, a decorrere dal 2020, pagheranno il fermo annualmente”.

Le nuove disposizioni comunitarie rappresentano un’ulteriore zavorra al settore già fortemente provato dal fermo biologico che, per Guidotti, “deve essere anticipato, non è pensabile farlo ad agosto. E, soprattutto, le ulteriori giornate di fermo che ci richiedono non solo devono essere retribuite, ma devono essere scelte dal pescatore o dall’impresa a cui fa capo. Solo loro sanno quando è il momento di pescare o di restare in porto”.