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Negozio incendiato, “via Ferrari è diventata una terra di nessuno: non ci sentiamo tutelati”

Il rogo, appiccato nella notte tra il 29 e il 30 dicembre scorso, aveva danneggiato la vetrina del locale. Il titolare dell'attività commerciale Orlando Brunetti: “Non è possibile restare in balia degli incivili di turno”.

Un rogo innescato dall’inciviltà e dalla maleducazione, quello che nella notte tra il 29 e il 30 dicembre scorso ha danneggiato la vetrina del negozio “Bright Store”, in via Ferrari.

Un episodio increscioso quanto vile, su cui stanno indagando ancora le autorità.

Il proprietario dell’attività, Orlando Brunetti, ha analizzato la vicenda ripercorrendone le dinamiche e tratteggiandone le implicazioni: “Quello che è accaduto rappresenta una forte delusione, al di là del danno subito. È stato un atto vile, accaduto per altro in centro città, a una cinquantina di metri dalla Prefettura, che testimonia come spesso gli incivili abbiano la totale libertà di delinquere”.

Molti, in via Ferrari, non si sentono più sereni come un tempo. E non solo per lo spiacevole ripetersi di questi episodi: “C’è grande amarezza – spiega Orlando –  ma anche grande preoccupazione, perché un episodio del genere poteva capitare a qualunque altro esercente. Eppure, nonostante questo, ho notato come non ci sia compattezza nel settore: c’è invece una sorta di menefreghismo diffuso, di nichilismo quasi. La gente è come anestetizzata, non fa più caso a nulla, come se si fosse abituata a questo malessere. Questa via, nel corso degli ultimi tempi, è diventata quasi un’oasi del terrore. Chiunque può uscire, ubriacarsi e, in preda ai fumi dell’alcol o di altre sostanze, andare a scaricare la propria frustrazione contro una vetrina, contro una persona o contro un animale magari…Proprio come ci hanno raccontato i fatti di cronaca di questi giorni”.

Una circostanza che incide negativamente sulla percezione della sicurezza: “Il punto è che non c’è tutela. Molto spesso sembra che ci siano solo doveri, senza il rispetto dei diritti altrui. Ci dovrebbe essere più sicurezza, soprattutto per chi abita o ha la propria attività qui. Magari partendo proprio da maggiori multe e controlli in quest’area, perché ci sono ancora automobili che entrano e transitano continuamente,  trasformando così quest’area in una specie di limbo, un purgatorio, una terra di nessuno. Secondo me non c’è un chiaro progetto-città, manca una visione di fondo. E, oltre a questo, manca anche la necessaria tutela, perché non ci si sente più sereni ad esercitare qui il proprio mestiere, portato avanti con mille sacrifici, sfidando altrettante problematiche e preoccupazioni. Un sistema di videosorveglianza adeguato, magari, avrebbe potuto fungere da deterrente, perché è un controsenso munirsi di telecamere senza poi renderle attive: sarebbe il sintomo di qualcosa che non va, facendo di chi ci governa un complice, seppur inconsapevole, dei delinquenti”.

negozio incendiato Campobasso

La delusione, dunque, è forte. Così come forte è l’esigenza di un cambio di marcia capace di garantire davvero l’esercizio del proprio mestiere a quanti quotidianamente portano avanti, tra mille sacrifici, la propria attività: “Il problema è anche culturale, perché non dovrebbe proprio manifestarsi la volontà di delinquere, soprattutto tra i più giovani.

I ragazzi devono potersi divertire, ma devono anche imparare a scaricare la propria eventuale insoddisfazione in maniera consona, non contro una vetrina, ma contro un sacco da pugilato magari. Io comprendo il loro malessere e so anche che molto spesso non è attribuibile direttamente a loro, ma piuttosto a un sistema che non offre opportunità di realizzazione o, altre volte, a un’educazione fallace. Ma tutto questo non può essere un’attenuante o una giustificazione per farsi beffa delle leggi, per scagliarsi contro una vetrina e danneggiare cittadini onesti. Non è questo un modo intelligente di comportarsi. È semplicemente un modo da idioti”.