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Lettera di un padre molisano: “Le mie figlie all’estero e lo Stato italiano dà soldi ai disoccupati”

Fernando Manes, medico chirurgo in pensione, scrive a Repubblica per manifestare le proprie perplessità: "Col reddito di cittadinanza soldi a chi non ha lavoro e resta a casa. Mio padre è emigrato per permettermi di studiare e anch'io ho insegnato alle mie figlie che le soddisfazioni sono frutto del sudore della fronte"

Una lettera che fa riflettere. La scrive un molisano, emigrante come suo padre e come le sue due figlie. La manda a Concita De Gregorio, per la rubrica ‘Invece Concita’ su Repubblica. Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari la pubblica sul quotidiano uscito stamane, a pagina 32 per chi vuole andare a leggerla.

È la lettera di un papà “un po’ confuso” per usare le sue parole, davanti alla notizia che presto, o almeno così assicura chi governa, sarà realtà il reddito di cittadinanza, cioè soldi a chi è disoccupato e cerca un altro impiego, purchè rispetti determinati requisiti. Ma la storia della famiglia di Fernando Manes di Montecilfone, medico chirurgo in pensione ad Ascoli Piceno, è simile a quella di tanti italiani. Emigrante in Germania il papà, emigrante nelle Marche Fernando, emigranti all’estero le due figlie, una a Liverpool per lavoro, l’altra a Edimburgo per motivi di studio.

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“Sono nato a Montecilfone, un paesino del Molise, popolato da un gruppo etnico arbereshe e famoso come epicentro del terremoto dello scorso anno” esordisce il dottor Manes nella lettera pubblicata da Repubblica. “Mio padre in difficoltà economiche negli anni Sessanta – continua – ha dovuto lasciare la famiglia e partire”.

Quindi spiega di come da ragazzo abbia scelto di diventare medico, delle resistenze dei familiari, della fiducia dimostrata dal padre che resistette in Germania un po’ più a lungo così da avere i risparmi necessari per pagare gli studi del figlio. “Con la sua assistenza lontana – prosegue nel racconto – mi sono rapidamente trovato in mano l’agognata laurea in Medicina. Impegno e determinazione avevano portato i frutti sperati e trasformato quello che era un sogno in una splendida realtà”.

Quindi la sua lettera passa dal passato al presente, quando tocca l’argomento delle figlie, una anestesista nella città dei Beatles, in Inghilterra, l’altra già ingegnere civile, nella capitale scozzese per un dottorato. “Come il nonno, anche loro fuori dall’Italia e lontane dalla loro famiglia“.

Il chirurgo molisano racconta di come entrambe siano tornate a casa per le feste natalizie ed entrambe ripartite appena dopo. È stato lui ad accompagnarle in aeroporto. “Ai controlli di sicurezza stuoli di genitori a salutare i figli in partenza per i luoghi di lavoro o di studio all’estero. Ho guardato i loro occhi e vi ho scorto un misto di soddisfazione e tristezza“.

Da qui la sua amara riflessione sui tempi che corrono. “Leggo che il reddito di cittadinanza verrà erogato a tutti quei figli che, senza un posto di lavoro, sono rimasti a casa. Dovrei forse suggerire alle mie figlie di tornare perché ci sarà uno Stato che le assisterà o devo, ancora una volta, fare affidamento sulla saggezza di padre e suggerire loro che il guadagno e le soddisfazioni migliori si raggiungono solo con il sudore della fronte?