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La mafia albanese e la rivelazione dell’inchiesta tv: “Questa la mandiamo a Vasto”. Da anni la vera lotta agli sbarchi è contro la droga foto

Nella puntata della trasmissione di Nove ‘Clandestino” del giornalista d’inchiesta spagnolo David Beriain un camorrista svela che la mafia albanese manda una partita di droga via mare verso Vasto. È la conferma di una battaglia che si svolge sulle nostre spiagge, da Campomarino a Montenero, dove in questi anni sono stati numerosi i sequestri di marijuana

Sta facendo discutere soprattutto negli ambienti vastesi ma in parte anche in Molise la rivelazione contenuta negli ultimi minuti della puntata della trasmissione di inchieste giornalistiche sul mondo della droga ‘Clandestino’, realizzato dal giornalista spagnolo David Beriain e in onda mercoledì scorso sul canale Nove. “Questa droga la mandiamo a Vasto, quasi centro Italia” dice un giovane camorrista intervistato dal reporter iberico mentre si prepara a far smistare su un gommone una grossa quantità di droga non meglio specificata. Una conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, di come il nostro territorio, dal basso Abruzzo all’intera costa molisana, è un punto di stoccaggio degli stupefacenti prodotti o importati dalla mafia albanese e ceduti alle mafie italiane, camorra in primis.

Il sindaco della città abruzzese Francesco Menna ha definito la rivelazione “inquietante” affermando di aver preso contatti con le forze dell’ordine per capire come stanno procedendo. Ma è probabile che per le forze di polizia quella frase non sia stata una scoperta. Che la rotta marittima dell’Adriatico esista, in tema di importazione di stupefacenti, è risaputo. Che questi sbarchi, forse gli unici di cui i cittadini dovrebbero avere qualcosa da temere, siano anche piuttosto frequenti, lo conferma la cronaca degli ultimi anni.

Marijuana dal mare: il recupero e lo sbarco in porto

Basta fare una breve ricerca sul web per imbattersi in decine di notizie di sequestri di droga al largo di Termoli, Campomarino, Petacciato o Montenero di Bisaccia, per merito in gran parte del Reparto aeronavale della Guardia di Finanza che negli ultimi anni ha intensificato questa lotta.

Tanto per fare qualche esempio e andando a ritroso: nel settembre 2018 al termine di un inseguimento in mare partito dalle coste termolesi, la Guardia di Finanza al largo di Lesina ha sequestrato un potente gommone che stava trasportando verso le coste italiane una tonnellata e 700 chili di marijuana. Un quantitativo di droga che sul mercato clandestino e illegale degli stupefacenti avrebbe fruttato oltre 15 milioni di euro. In manette i due scafisti.

Dal mare alla terraferma, a conferma del Molise visto come punto di stoccaggio dell’’erba’ albanese da smistare per opera dei criminali presenti sul nostro territorio, albanesi anche loro oppure italiani.

Nel giugno del 2017 i carabinieri hanno trovato due tonnellate di marijuana contenute in grosse balle di cellophane (proprio come quelle dell’inchiesta di David Beriain) in un furgone. Beccati due ragazzi albanesi che le stavano nascondendo in un casolare di campagna e di difficile accesso in una zona rurale fra Montenero di Bisaccia e San Salvo. ‘Erba’ da oltre un milione e mezzo di euro, tutta sequestrata chiaramente, mentre i due giovani sono stati arrestati.

Nel luglio dello stesso anno fermati e arrestati due scafisti arrivati dalla nazione balcanica mentre tentavano di scaricare una tonnellata e mezza di erba fra Termoli e Petacciato. A maggio del 2016 invece i militari del Roan hanno trovato nell’Adriatico a due passi da Termoli un altro carico da 50 chili e un valore potenziale di mezzo milione di euro.

Marijuana dal mare: il recupero e lo sbarco in porto

È dello stesso periodo il rinvenimento di un grosso carico a Campomarino, vicino alla foce del Saccione. Un carico per qualche motivo sfuggito al recupero da parte di chi aspettava il gommone sulla spiaggia e individuato con un elicottero delle Fiamme Gialle. Era una balla di cellophane che conteneva 30 chili di marijuana.

Ancora prima, nell’ottobre 2014, la Guardia di Finanza riuscì a recuperare 2200 chili di marijuana al largo di Termoli. Anche in quel caso il carico non arrivò alla destinazione prevista, forse proprio per la presenza delle forze dell’ordine e venne abbandonato dagli scafisti in acqua. Il valore complessivo si aggirava sui 9 milioni di euro.

Sequestri che riguardano quasi esclusivamente marijuana, anche se l’inchiesta di ‘Clandestino’ ha mostrato come la mafia albanese, un’associazione criminale efferata e senza scrupoli, importi dal Sudamerica e dall’Asia anche cocaina ed eroina per poi cederla in tutta Europa. Con la rotta terrestre per rifornire il centro e il nord del vecchio Continente, con quella marittima per rispondere alla domanda di droga che arriva dall’Europa mediterranea. Sono stati mostrati i rapporti con una delle organizzazioni criminali italiane, la camorra, grazie alle rivelazioni di tale Simone, probabile nome di fantasia di un affiliato napoletano che traffica droga con la mafia albanese.

È stato lui a svelare la destinazione di quel carico verso Vasto, mentre un altro degli intervistati, ripreso mentre recupera una dose di cocaina arrivata via mare, ha svelato invece che gli albanesi preferiscono mandare carichi esigui di polvere bianca, da appena cinque chili, ogni volta recuperati sulle spiagge di quella che è stata indicata genericamente come Italia meridionale. “Se perdo una persona non mi interessa, se perdo cento chili sì”. Potrebbe essere questa una delle spiegazioni del perchè i sequestri dalle nostre parti siano esclusivamente legati alla cosiddetta ‘erba’. Oppure, come molti sostengono, alla mafia albanese è lasciato soltanto il settore della marijuana, mentre per le altre droghe il territorio molisano e quello del basso Abruzzo sono sotto il controllo di mafie ‘nostrane’ come la camorra, e ancor di più la Società Foggiana.