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La ditta non firma il contratto per il porta a porta, si rischia l’emergenza rifiuti: Unione in crisi foto

La Giuliani Environment contesta il numero di contratti a tempo indeterminato che è diverso rispetto a quanto scritto nel bando. Lunedì riunione decisiva, ma è scontata un'altra proroga alla Tekneko

Il nuovo servizio di raccolta differenziata dell’Unione dei Comuni non partirà neanche a febbraio e, per come stanno le cose oggi, rischia di essere la punta dell’iceberg di una crisi che potrebbe far implodere l’ente stesso. Perché il servizio che dovrebbe mettere tutti d’accordo in realtà sta scontentando un po’ tutti i nove paesi aderenti, dei dieci che fanno parte dell’Unione. Con il rischio concreto di ritrovarsi dal primo febbraio senza ritiro della spazzatura a domicilio e quindi con montagne di rifiuti in strada.

Dopo quasi tre anni e mezzo di proroghe alla Tekneko, l’azienda che dal 2011 gestisce il servizio di raccolta porta a porta per l’Unione dei Comuni, ad agosto scorso la gara per il nuovo gestore era stata aggiudicata alla Giuliani Environment per sette anni. Ma da allora sono emersi molti problemi.

I maggiori sono legati ai contratti dei dipendenti che l’azienda campobassana dovrebbe ereditare dalla Tekneko. Secondo il bando erano 44 a tempo indeterminato, ma oggi sono 56. Come è potuto accadere? Semplice, il bando è stato scritto qualche tempo dopo la scadenza dell’accordo con la ditta di Avezzano, ma dalla stesura del bando a oggi sono passati anni. Un tempo durante il quale la Tekneko ha continuato a lavorare in proroga e su richiesta di alcuni Comuni ha modificato dei contratti in essere.

Più nello specifico ha stabilizzato alcuni dipendenti che, su indicazione delle Amministrazioni comunali, hanno avuto il contratto a tempo indeterminato, pur rimanendo part-time in molti casi. Così oggi ci sono lavoratori fissi per tre ore al giorno. Un inghippo che la Giuliani non gradisce e che vorrebbe ridiscutere, da qui la mancata firma sul contratto per poter partire col servizio.

mastelli unione

Dall’Unione ribattono che se quel numero è cambiato, è quello delle ore a far fede. In buona sostanza i dipendenti potranno anche essere 56, ma per coprire l’identico numero di ore previste nel bando. Ma non è tutto, perché la ditta molisana contesta anche la tipologia di contratti, modificati in alcuni casi da tipologia Igiene a Multiservizi.

Insomma i contratti restano in sospeso, così come il passaggio dei mezzi da una ditta all’altra, almeno fino a lunedì prossimo. Per il prossimo 14 gennaio è infatti convocata una riunione fra i vertici dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno e la dirigenza della Giuliani Environment. Le due parti dovranno forzatamente trovare un accordo o salterà tutto.

Possibile? Se la ditta, come sembra attualmente, ritiene antieconomico l’appalto e va al braccio di ferro decidendo di non ratificare un accordo già preso, corre seri rischi per il proprio futuro, dato che andrebbe incontro a pesanti sanzioni. Ma al tempo stesso l’Unione si troverebbe coi giorni contati, poco più di due settimane, per chiedere alla Tekneko di proseguire il servizio per chissà quanto ancora. Pena il caos più totale e c’è solo da immaginare cosa potrebbe accadere se la raccolta non verrà garantita dal primo febbraio. Al tempo stesso l’Unione dovrebbe interpellare la ditta arrivata seconda al bando, che è la Rieco di Pescara, la stessa che ha appena avviato lo stesso servizio a Termoli.

Sembra quindi più verosimile che la riunione di lunedì serva a rasserenare le parti e smussare gli angoli, dando il via libera al servizio che però giocoforza dovrà essere ancora rinviato, almeno al primo marzo, visti i tempi tecnici per il passaggio di mezzi e contratti, per gli incontri nei nove paesi e per la distribuzione dei nuovi mastelli.

Ma è evidente come l’Unione dei Comuni, oggi presieduta dal sindaco di Ururi Raffaele Primiani, non goda di buona salute. Basta leggere le parole dei consiglieri di minoranza al Comune di Campomarino, Antonio Saburro e Romeo Sabatini, che hanno pubblicamente denunciato i ritardi dell’appalto. “Ribadiamo la nostra volontà, così come già detto nei Consigli comunali, di fuoriuscire dall’Unione dei Comuni Basso Biferno così come oggi è strutturata in quanto non sono stati raggiunti gli obiettivi che l’aggregazione di comuni si era prefissata, per poter magari costituirne un’altra con meno Comuni e che abbia le stesse problematiche di Campomarino (Unione formata dai 4 comuni della costa molisana)”.

L’idea di Sabatini e Saburro è tutt’altro che campata in aria, sebbene non nuova. Da tempo all’interno dell’Unione, fin da quando era presidente Leo Antonacci, c’è una corrente di pensiero che ritiene svantaggiosa e problematica la gestione attuale con dieci Comuni, per altro con necessità diverse l’uno dall’altro.

Se la proposta di Sabatini e Saburro è realizzabile in parte, perché appare inverosimile l’adesione di Termoli, c’è in circolo l’idea che i paesi dell’area costiera, non per forza con sbocco sul mare, si uniscano distaccandosi da quelli dell’entroterra. Per farla breve, da una parte Montenero, Petacciato, Guglionesi, San Giacomo e Campomarino. Dall’altra Larino, San Martino (che è già fuori dal bando della differenziata per scelta), Ururi, Portocannone e Montecilfone.

A guardare bene, l’unico vero servizio che oggi l’Unione dei Comuni del Basso Biferno offre è quello del porta a porta. L’idea di una Polizia locale comune è naufragata, quella di un canile dimenticata, lo sviluppo turistico è fatto a modo proprio da chiunque, fra Molise Orientale, Costa dei Delfini, Flag, minoranze linguistiche e chi più ne ha più ne metta. Quello rurale è affidato al Gal, che separa i paesi stessi dell’Unione e poi dal punto di vista amministrativo esistono le centrali di committenza, anche quelle fonte di separazione invece che di unità.

Insomma è un’Unione per niente unita, anzi. E anche per il porta a porta i mugugni non mancano, sia per la qualità del servizio, che per le spese sostenute dai paesi (circa 350mila euro l’anno). Molti ritengono necessaria una diversificazione dei costi, altri pensano che la scelta migliore l’abbia fatta San Martino. Insomma al di là dell’accordo con Giuliani, il futuro dell’Unione dei Comuni appare segnato.