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Frana ancora il costone, evacuate sette persone: “È la terza volta che sgombriamo, siamo stanchi” foto

Non si placa la paura che il costone di Rio Vivo possa cedere, trascinando via con sé le abitazioni che sorgono alla sua base. E così il Comune ha ordinato l'evacuazione di sette persone ed altre quindici destinatarie dell'ordinanza, riassegnandone alcune in un albergo del luogo dopo che la famiglia Mennello, residente al civico 272, si è recata nell'ufficio dei servizi sociali per avere una sistemazione alternativa.

Ci hanno mandati via di casa perché è pericoloso stare lì ma non sappiamo dove andare”, inizia così lo sfogo di Antonio Mennello al telefono con Primonumero.it dopo che, ieri sera alle 19.30, un messo comunale ha notificato ai suoi genitori l’ordinanza di sgombero. E così questa mattina presto i due signori di 80 anni ed il figlio, assieme ad altre sette persone a cui è stata trasmessa l’ordinanza, hanno dovuto lasciare la loro casa senza un posto dove andare: “Mia madre è invalida, ha problemi di cuore ed ultimamente non sta bene. Dove dovrei portarla?”, continua Antonio, visibilmente afflitto da questa situazione.

L’ordinanza numero 16 del 29 gennaio 2019 parla chiaro: “si ordina la chiusura immediata dell’immobile contraddistinto ai civici numero 270-272-274-726 di via Rio Vivo sino all’avvenuto ripristino delle condizioni di sicurezza dell’area”. Il costone, infatti, ha ricominciato a cedere a causa della pioggia che sta colpendo, a varie riprese, la costa termolese, minacciando seriamente le abitazioni ubicate alla sua base. Ma non solo, perché quel misto di terra, fango, acqua e detriti è stato trascinato in strada dove il Comune ha provveduto a sistemare le transenne per evitare che qualche auto possa passarci sopra.

Ma a far paura, ora, non è quel costone con cui la famiglia Mennello e gli altri residenti si trovano a dover fare i conti durante le stagioni torrenziali. L’ultimo episodio, solo in ordine di tempo, il 27 gennaio appena tre giorni fa. È la terza volta, la prima a gennaio 2017 e l’ultima a marzo dello scorso anno, che le famiglie fanno armi e bagagli, racimolando pochi vestiti, il necessario per un paio di giorni di cambio, e lasciano le loro abitazioni perché minacciati dall’invasione del costone.

Il timore è l’assenza di una sistemazione abitativa d’emergenza. Sì, perché il Comune ha provveduto all’ordinanza di sgombero, ma non ha pensato ad un’alternativa, lasciando le famiglie alla mercé dell’ignoto senza avere informazioni sulla data di rientro in casa o sulle azioni che l’amministrazione comunale intende intraprendere per la messa in sicurezza di tutta l’area.

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“Le altre volte ci hanno fornito una stanza in una pensione – continua Antonio Mennello – Stavolta ci hanno consegnato l’ordinanza e sono andati via”. Ma né Antonio, né sua sorella si sono fermati e, questa mattina, sono andati dai servizi sociali per avere risposte che non sono tardate ad arrivare: “Ci hanno assegnato l’Hotel San Giorgio”, fa sapere Antonio a Primonumero.it. un piccolo spiraglio di luce in una giornata grigia. E così, alle 11 di mercoledì 30 gennaio, Antonio e sua sorella sono rientrati a casa per prendere alcuni vestiti, caricati all’interno di alcuni trolley che la famiglia tiene sempre pronti, per dirigersi verso l’albergo dove trascorreranno le prossime due settimane: “Spero che di qui a 14 giorni la situazione migliori e che finalmente il problema si risolva” commenta ancora Antonio.

La messa in sicurezza della zona, così come il moto franoso, è storia vecchia: nel 2018 il Comune aveva già provveduto a rimuovere i detriti portati a valle dalle piogge, eliminandoli e ripristinando lo stato dei luoghi. Ma il maltempo non conosce barriere e così, a più riprese, ha ricominciato a minacciare l’incolumità di un intero quartiere e di chi, quotidianamente, passa su quella strada tanto trafficata quanto problematica.

A mancare, però, è l’intervento definitivo, quello in grado di far trascorrere una vita tranquilla agli inquilini: quella terra appartiene ad una famiglia di Roma che, tra varie peripezie e j’accuse reciproci, non ha ancora provveduto ai lavori. “Domani abbiamo finalmente la causa con loro, vedremo cosa deciderà il giudice”, conclude Antonio.