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Ferrovie dello Stato pota i rami secchi: tratta Termoli-Campobasso inattiva da anni potrebbe chiudere definitivamente

Secondo alcune indiscrezioni Fsi potrebbe mettere una croce sul ‘ramo secco’ del collegamento Termoli-Campobasso, chiudendo definitivamente la tratta ferroviaria che connette la costa all’hinterland molisano e che, da anni, risulta inattiva. Il consigliere di minoranza a Larino Franco Rainone riporta in cronaca la vicenda

La linea ferroviaria Termoli-Campobasso torna a far parlare di sé, anche se sotto sotto non ha mai smesso di creare clamore: nel mirino è finita, ancora una volta, la possibile cessazione, stavolta definitiva, del funzionamento dell’intera tratta sopra citata. Si tratta di un’ipotesi che fa seguito ad anni di inattività del servizio: per muoversi, infatti, migliaia di pendolari sono costretti ad utilizzare i pullman sostitutivi.

Una chiusura annunciata più volte e scongiurata altrettante, un susseguirsi di voci smentite a più riprese sia dalla Regione Molise che da Ferrovie dello Stato, ma tornata in auge in seguito ad una lettera a firma dell’assessore di minoranza del comune di Larino Franco Rainone, inviata al Governatore Toma ed a Ferrovie dello Stato per chiedere il ripristino del trasporto tra il paese frentano ed il capoluogo campobassano.

Rettifiche, da più parti, che hanno creato tanto scalpore quanto il denaro speso per il rafforzamento del tracciato: i 20 milioni di euro che Rfi aveva sborsato per effettuare gli interventi straordinari nell’ormai lontano 2013 o i 30 milioni del patto per il Molise prima ed i 50 milioni stanziati dal Cipe poi per l’elettrificazione di 80 chilometri di linea.

Ed ancora l’aggiunta di 22 chilometri di strada ferrata che avrebbero rafforzato i collegamenti tra Larino e Ripabottoni, annunciati nel 2013. Soldi che, si pensava, potessero dare nuovo slancio a quel vecchio ferro che, muovendosi su rotaia, ha cambiato il volto dell’Italia prima e del Molise poi.

Con la sua capacità di arrampicarsi lungo i pendii più scoscesi, la tratta costa-hinterland ha permesso a comuni come Larino e Casacalenda di figurare nelle mappe turistiche, dando nuovo slancio all’economia, visto che non si viaggiava più su strada, ed accorciando le distanze con il capoluogo di regione (Campobasso).

Le promesse di rilancio, ad oggi, non trovano riscontro nella realtà: da qualche anno il paese frentano non ha più una stazione, che risulta ormai dismessa e lascia il posto ad incuria e bivacco notturno, come denunciato più volte dai residenti ed i collegamenti Termoli-Campobasso avvengono solo ed esclusivamente grazie agli autobus extraurbani che sostituiscono il treno.

Sono altresì lontani i tempi in cui l’allora Presidente della Regione Paolo Di Laura Frattura, assieme all’assessore ai trasporti Pierpaolo Nagni, prometteva l’elettrificazione di tutta la rete ferroviaria e l’acquisto di nuovi treni, in sostituzione di quelli diesel, entro il 2021.

E cosa ne è stato della proposta di trasformare quel viaggio in un’esperienza turistica? Magari con audioguide consegnate a bordo o video promozionali della nostra terra da far scorrere su televisori posti nei vagoni? Se ci aggiungiamo anche l’idea dell’attuale Governatore Donato Toma di creare una linea su rotaie che costeggi la statale Bifernina, il famoso binario inizia a somigliare alla famigerata fermata 9 ¾ della saga di Harry Potter. Reale, ma solo su carta.

Si tratta dell’unico percorso alternativo alla Bifernina che, fin troppo spesso ed a più riprese, viene interessata da lavori di manutenzione e sottoposta a chiusura. L’ultimo episodio, solo in ordine di tempo, durante lo sciame sismico del 14 e 16 agosto che ha provocato la chiusura, seppur temporanea, della strada con conseguenti grossi disagi alla circolazione. Problematiche che sopravvivono tutt’oggi, con automobilisti, autobus e tir costretti a viaggiare sotto i 50 km orari e ad evitare sorpassi.

Di vero, in tutta questa storia, c’è che la linea oltre ad essere di importanza strategica per i piccoli comuni che, altrimenti, rischierebbero l’isolamento, è obsoleta: per la tecnologia, visto che si è solo parlato di elettrificazione, e per la tempistica, con un enorme dispendio di tempo per i viaggiatori che erano costretti a restare quasi due ore, salvo ritardi, sui sedili della vecchia rotaia. Quasi un viaggio della speranza. Ma le voci che corrono sono reali? Fsi smentisce categoricamente, promettendo da anni una riattivazione con successivo rilancio ma l’eventualità di una dismissione totale non è da sottovalutare.