Fermo da 17 anni, ora vogliono riattivare deposito di carburanti: dubbi sull’affare nel cuore del Matese

Ci si interroga sulla trasparenza delle società napoletane che vorrebbero mettere le mani su un vecchio deposito per lo stoccaggio di oli minerali attivato a Guardiaregia 31 anni fa: la Regione ha respinto la richiesta di riattivazione dell'impianto dopo i dubbi sollevati dall'Agenzia per le dogane ma ora ci stanno riprovando.

C’è un deposito a Guardiaregia in cui dalla fine degli anni Ottanta sono state stoccate miscele derivate dal petrolio. L’attività è cessata da 17 anni ma qualche mese fa in Regione è arrivata una richiesta per la sua riattivazione.

L’autorizzazione – meglio dirlo subito a scanso di equivoci – è stata negata. Mancavano dei requisiti indispensabili. Eppure quanto accaduto alimenta dubbi e pone una serie di interrogativi anche sulla trasparenza delle società che vorrebbero mettere le mani su questo stabilimento al confine con la Campania e a due passi da una delle più grandi oasi naturali protette del Molise.

La storia inizia a Guardiaregia nel 1987: oggi qui vivono più o meno 800 abitanti, il paese somiglia a un piccolo presepe, soprattutto osservandolo dalla statale o quando i tetti delle case vengono imbiancati dalla neve. Immerso tra boschi rigogliosi, ricco di acqua, grotte e cascate, sorge ai piedi del monte Mutria che, coi suoi 1816 metri, è una delle vette più alte del massiccio del Matese.

Ma il paesino da cartolina guidato dal sindaco Fabio Iuliano si distingue anche per la presenza del vicino Consorzio industriale di Campobasso-Bojano di cui il primo cittadino è commissario (in prorogatio) e in cui operano una ventina di aziende che danno lavoro a circa 600 persone.

Nella zona industriale, precisamente in contrada Cese, a due passi dall’impianto della Italcementi, c’è questo vecchio stabilimento utilizzato per lo stoccaggio e il deposito di oli minerali. E’ stato attivato dalla società Plk Petroli srl 31 anni fa.

Gli oli minerali – per i non addetti ai lavori – sono derivati dal petrolio diversi dagli idrocarburi: non sono combustibili, tanto che vengono utilizzati per il raffreddamento di macchinari o componenti elettriche, negli ultimi anni anche per i personal computer. Un largo uso se ne fa come lubrificanti ma anche come isolanti liquidi. Insomma, si tratta di una miscela piuttosto versatile e commerciabile.

Di questo deposito, che ha cessato la sua attività nel 2001, si è interessata ad agosto del 2018 una seconda società che si chiama 3A srl, la quale ha prima rilevato lo stabilimento e poi lo ha fittato a una terza società, la GM Petroli srl di Gennaro Maiello.

Fino a qui nulla di strano.

Ma è a questo punto che la faccenda inizia a ingarbugliarsi. Siamo al 22 agosto dell’anno scorso quando la seconda società chiede alla Regione di poter riattivare il deposito. Perché lo faccia la 3A srl e non la GM Petroli è la prima stranezza.

Il deposito è così composto: due grossi serbatoi fuori terra per il gasolio (da 400 metri cubi ciascuno per immagazzinare complessivamente 560 mc di gasolio), uno più piccolo da 150 metri cubi per lo stoccaggio di olio combustibile (in quantità non superiore a 105 mc, così come prevedeva la prima autorizzazione rilasciata nel 1987), una cisterna interrata da 1 mc di gasolio per l’alimentazione della centrale e un’altra sempre interrata da 5 mc per il rifornimento degli automezzi della società, collegata all’impianto di distribuzione non automatico.

La 3A, costituita a gennaio 2012 e che da visura camerale risulta attualmente inattiva, si occupa di commercio all’ingrosso e al dettaglio di carburanti e combustibili di ogni tipo, di lubrificanti, gas, additivi per il riscaldamenti, oli ma anche carbone e legna da ardere. Insomma, tratta una vasta gamma di prodotti, non solo gli oli minerali. La sua sede legale si trova in contrada Cese, alla zona industriale di Guardiaregia, ma chi ci lavora arriva dalla Campania: amministratore unico è la signora Laura Ortello di Volla, paesino a pochi chilometri da Napoli.

Dall’istanza di riattivazione del deposito passa qualche giorno e il 30 agosto il servizio regionale per la programmazione energetica avvia l’iter per il rilascio dei pareri legati all’istanza prodotta dalla 3A. Il primo ente a dare l’ok è il Comune di Guardiaregia che appena una settimana dopo risponde alla Regione giacché “l’intervento non prevede modifiche a strutture ed attrezzature”.

Solo qualche lavoro di manutenzione ordinaria anche per il tecnico progettista della 3A srl il quale, il 24 settembre, “fa rilevare che il deposito di carburanti è esistente e che non è stata richiesta alcuna modifica in merito allo stato di fatto, ma solo lavori di manutenzione impiantistica e ordinaria”.

A suo dire i pareri degli enti contattati dalla Regione per il rilascio dell’autorizzazione sarebbero anche superflui. Eppure quel deposito, vicino alle strade comunali, era fermo da 17 anni ed esposto alle intemperie. A guardarlo dall’esterno (il cancello è chiuso) si capisce che non c’è anima viva da tempo. Possibile che una semplice manutenzione ordinaria sarebbe bastata a garantire la sicurezza di un impianto in cui dovrebbero essere stoccati litri e litri di carburante?

E poi, come fa notare la Regione quando parla di “inusuale procedura”, perché la Plk Petroli, pur avendo cessato l’attività nel 2001, non ha mai proceduto alla sua dismissione?

I sospetti diventano sempre più forti tanto che la Regione convoca la Conferenza dei Servizi. E’ il 12 ottobre e al tavolo ci sono i vigili del fuoco, il settore ambientale della Provincia, il Comune di Guardiaregia, l’Asrem e la società 3A. Nessuno obietta nulla, ad eccezione dell’Agenzia delle dogane – che è poi quella che rilascia la licenza fiscale e ha tutto l’interesse a incassare le accise sui carburanti – la quale vorrebbe che la Camera di Commercio si esprimesse nuovamente su quelle limitazioni imposte nella prima autorizzazione rilasciata alla Plk Petroli relative alle quantità di materiali da poter stoccare nel deposito. L’ente camerale conferma i quantitativi, tutto sembra mettersi per il meglio per la 3A ma è ancora la Dogana a mettergli i bastoni tra le ruote dicendo che non rilascerà parere tecnico fiscale favorevole alla società per tre ragioni: la prima riguarda la mancata continuità nella gestione dell’impianto tra la Plk e la 3A “in quanto – leggiamo ancora nella determina dirigenziale 7049 dell’11 dicembre 2018 – nell’anno 2006 la licenza intestata alla Plk Petroli srl è stata revocata”. La seconda ragione addotta è l’assenza di “requisiti patrimoniali e di reddito congruenti con la gestione dell’attività atteso altresì che al momento della richiesta, avendo la società 3A Srl ceduto il bene in locazione alla ditta individuale G.M. Petroli di Maiello Gennaro, non era legittimata a presentare tale istanza”.

In pratica – e arriviamo alla terza motivazione – sarebbe dovuta essere, semmai, la GM a chiedere l’autorizzazione per la riattivazione dell’impianto e non la 3A che quel deposito lo aveva dato in affitto. “3A srl – leggiamo nella determina – non essendo esercente del deposito (cioè il locatario), non ha alcun titolo per chiedere l’autorizzazione in questione”.

Ecco perché il procedimento si è chiuso negativamente: l’ultima possibilità per la 3A è quella di fare ricorso al Tar contro l’istanza rigettata.

Ma sembra una ipotesi remota non essendo più neppure in attività.

deposito contrada cese

Mentre – ma sono notizie recentissime – è già stata riproposta istanza di autorizzazione dalla GM Petroli (quella che aveva preso in affitto dalla 3A il deposito). Se la GM avrà i requisiti di idoneità potrà far ripartire l’attività di deposito e stoccaggio di contrada Cese. Anche in questo caso parliamo di una ditta di Volla, in provincia di Napoli. Lo stesso comune di residenza dell’amministratore unico della sepolta 3A.