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La ‘crisi buffa’ sta per rientrare: martedì prossimo si chiarirà tutto. Toma detta nuove regole: basta sorprese in Consiglio

Il governatore in conferenza capigruppo invita i consiglieri a non portare più in aula "richieste estermporanee" e chiede anche il rispetto dell'ordine del giorno senza troppi stravolgimenti. Pressing delle opposizioni per chiarire la crisi di maggioranza in aula: nella prossima seduta prevista per il 15 gennaio Toma promette di parlare della questione azzeramento deleghe. Intanto si fa largo l'ipotesi di una modifica alla legge elettorale per quanto riguarda i consiglieri surroganti: un modo, secondo alcuni, per depotenziare la fronda interna al centrodestra.

Potrebbe chiudersi martedì 15 gennaio la crisi di maggioranza che si è aperta alla vigilia dell’Epifania con l’azzeramento delle deleghe per la giunta regionale di Donato Toma.

Ieri mattina, durante la conferenza dei capigruppo, il governatore ha annunciato che nel corso della prossima seduta a palazzo D’Aimmo farà comunicazioni in merito alla vicenda politica che sta tenendo banco da sabato scorso in Regione.

Lo stesso – dopo la riunione-fiume di lunedì sera a Palazzo Vitale coi suoi assessori – ha voluto prendere parte ai lavori per dettare le nuove regole sullo svolgimento dei lavori in Consiglio regionale.

Stop a “richieste estemporanee”, come leggiamo nel resoconto della Conferenza, dove per estemporaneo s’intende l’immediata iscrizione e discussione di ordini del giorno urgenti. Meglio che i capigruppo discutano prima, in sede di conferenza, gli atti di indirizzo da portare in aula. E stop anche a stravolgimenti eccessivi dell’ordine del giorno: preferibile seguire la cronologia “al fine di evitare che tra la presentazione e la discussione o lo svolgimento di mozioni o interpellanze e interrogazioni passi troppo tempo, facendo così venirne meno l’attualità”.

L’indirizzo di Toma ha ottenuto la condivisione della conferenza convincendo anche il presidente del Consiglio Salvatore Micone a stilare un ordine del giorno per il 15 gennaio che tenga conto delle richieste di Toma rispettando, insomma, “la cronologia di presentazione degli argomenti, mozioni e atti rogatori”. Sono stati i consiglieri Greco (M5S) e Facciolla (Pd) a far uscire allo scoperto il presidente rilevando l’opportunità che si parli delle decisioni assunte riguardo la questione delle deleghe assessorili.

La sera del 7 gennaio, intanto, c’è stato un lunghissimo vertice in via Genova dove il governatore avrebbe sostanzialmente confermato ai suoi quanto già detto in questi giorni a proposito del rimescolamento degli incarichi.

Confermata, secondo i bene informati, anche la posizione traballante dell’assessore esterno Luigi Mazzuto (Lega) e del sottosegretario alla presidenza della giunta Quintino Pallante (Fd’I). Sul tavolo una questione di metodo: in buona sostanza c’è chi, a detta del governatore, dopo sette mesi di attività non ha ancora capito il suo metodo manageriale, sarebbe a dire la sua volontà di portare in aula più proposte e suggerimenti risolutivi di problematiche.

Al centro della discussione anche gli attacchi ricevuti dalla giunta da parte della maggioranza di centrodestra: Toma non può e non vuole dover tenere a bada otto consiglieri di minoranza (i sei grillini più i due dem) e dissidenti interni come Iorio, Scarabeo, Aida Romagnuolo, Pallante e per certi versi anche la Calenda.

La fronda potrebbe essere depotenziata, questo gli avrebbe suggerito qualcuno, modificando la legge sui consiglieri supplenti, quelli, cioè, subentrati ai consiglieri promossi assessori che dimettendosi dal Consiglio fanno entrare i primi dei non eletti nelle loro liste di provenienza. A palazzo D’Aimmo sono surroganti: Tedeschi per Niro, Matteo per Cotugno, Scarabeo e Nico Romagnuolo per Cavaliere e Di Baggio.

Tra questi Scarabeo è uno di quelli più indigesti oltre che per la sua opposizione interna anche per la scelta di aver cambiato gruppo politico il giorno stesso dell’insediamento in aula (eletto con Forza Italia dopo la militanza nel Pd in epoca Frattura è andato nel Misto per poi aderire a Fratelli d’Italia).

Volevano già abrogare la legge sulla surroga dei consiglieri quelli del Movimento 5 Stelle ma la maggioranza l’ha bocciata. Ora questa stessa abrogazione potrebbe ridurre il numero di frondisti rafforzando Toma che in un colpo solo si libererebbe di Scarabeo e lancerebbe un segnale chiaro e inequivocabile a chi non si allinea.

Dovrà solo spiegare perché quella abrogazione non andava bene qualche mese fa.