Deleghe azzerate, è giallo. Toma prende tempo per far uscire allo scoperto i frondisti. Possibile un assessore esterno

Intanto Michele Iorio su facebook: "Assessori privati delle deleghe e contenti? Io, da settantenne della politica, non partecipo a questo teatrino". E' ancora crisi politica in maggioranza dopo la revoca delle deleghe agli assessori da parte del governatore Donato Toma. Tra ipotesi e probabili rimescolamenti anche l'idea di un esterno in squadra capace, più degli attuali componenti dell'esecutivo, di fare proposte e programmazione per aiutare il presidente. Lo stallo è destinato a durare ancora diversi giorni: il tempo di far decantare l'azzeramento in attesa di un passo falso da parte dei dissidenti interni al centrodestra.

La crisi in maggioranza che si è aperta sabato 5 gennaio non sembra destinata a risolversi con una riunione-chiarimento tra il presidente della Regione e i suoi assessori. Anzi, far decantare per qualche giorno ancora l’azzeramento delle deleghe (ma non delle poltrone) voluto da Donato Toma sarebbe proprio frutto di una precisa strategia propedeutica – forse – a far uscire allo scoperto i cosiddetti dissidenti. Quegli uomini (e quelle donne) del centrodestra capaci, più di altri, di metterlo in difficoltà. Ma non è detto che il tempo non si rivelerà galantuomo per far maturare un passo indietro in qualcuno nella squadra di governo.

Lo scenario al momento è del tutto imprevedibile e le ipotesi sono infinite: nessuno può dire con certezza come si chiuderà questa partita aperta dopo che lo stesso governatore aveva dato un 6 politico all’esecutivo nella conferenza di fine anno.

Alla luce del rimescolamento di incarichi annunciato alla vigilia dell’Epifania, è evidente che quella sufficienza era pura formalità e che, dietro l’apparente prova di forza del presidente Toma, ci sia un piano ben preciso.

Ieri proprio lui ha auspicato “l’apertura della fase manageriale” dicendo che il lavoro “eccellente” fatto fino a questo momento dai suoi assessori “non basta”. Per una persona abituata a ragionare coi numeri e coi fatti, poco propenso a fare il politico e molto più ad avere un ruolo amministrativo, la fase manageriale può voler dire solo una cosa: che la giunta ha fatto poche proposte di legge, poca programmazione e mostrato di avere idee deboli e scarse. Di contro ci sono state troppe inutili mozioni e interrogazioni per ‘impegnare’ o ‘sapere’ questo e quello dal presidente. Il quale, è ovvio, risponde in prima persona ed è quello più esposto. Soprattutto ad eventuali fallimenti di una squadra che, del resto, ha composto lui col manuale Cencelli alla mano.

Un aiuto poteva e doveva arrivare dalla maggioranza, ma anche qui non c’è voluto molto perchè quella spartizione di incarichi in assenza di meritocrazia producesse i suoi effetti deleteri tra gli scontenti, i quali non hanno perso occasione per prendere le distanze “fuori dagli spogliatoi”, cioè in aula, per usare un’espressione cara a Toma.

Incendio casa San Giovannello

Michele Iorio un assessorato lo aveva chiesto non appena l’assoluzione in Cassazione sul caso Zuccherificio lo ha riabilitato. Ma non è stato accontentato. Ha assistito all’evolversi della situazione senza rumore, come è sua abitudine, ma ieri su facebook ha rotto ogni indugio circa la sua posizione: “Assessori privati delle deleghe e contenti. Io, da settantenne della politica, non partecipo a questo teatrino”. L’ex governatore dichiara che le ragioni che hanno spinto Toma “a un provvedimento così drastico” non sono chiare, “non le conosciamo”, e si riserva di fare le necessarie valutazioni al momento opportuno. Per ora si chiama completamente fuori e prende le distanze.

 

L’altro frondista forte nel centrodestra è Massimiliano Scarabeo (passato dal Pd a Forza Italia e poi ancora con Fratelli d’Italia). Spina nel fianco è anche Quintino Pallante al quale Toma ha assegnato l’incarico di sottosegretario alla presidenza della giunta, che proprio in queste ore potrebbe essere rimesso in discussione. Anche questo in previsione di una strategia. Nel decreto di revoca delle deleghe assessorili non si fa esplicito riferimento al ruolo di sottosegretario ma anche questa è stata una nomina del governatore esattamente come per i cinque assessori e rientra, pertanto, nella logica della spartizione su base elettorale. Ecco perché anche la poltrona di Quintino Pallante traballa. L’esponente di Fratelli d’Italia fino a ieri pomeriggio non aveva ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, tuttavia è chiaro che la decisione di Donato Toma riguarda tutte le nomine, compresa la sua. In più Iorio e Pallante alle elezioni provinciali per il rinnovo del Consiglio hanno contribuito a creare una lista di centrodestra avversaria alla corrente maggioritaria di Toma. E non è escluso che ripetano l’esperimento a maggio quando si voterà per le Comunali in centri come Campobasso e Termoli.

iorio-michele-137369

Diverso è il caso di Aida Romagnuolo, due volte dissidente (sia in maggioranza che nella Lega molisana): lei la fedeltà l’ha giurata solo a Matteo Salvini e fa un po’ il cane sciolto in Consiglio regionale da quando ha rifiutato l’assessorato che è andato poi a Luigi Mazzuto, unico esterno dell’esecutivo.

Fatta eccezione per la leghista, nel gruppo Iorio-Pallante-Scarabeo il presidente Toma potrebbe trovare, paradossalmente, anche una soluzione. Tutti e tre vantano esperienza di lungo corso. Iorio, poi, è un dinosauro della politica. Si rendono conto, forse addirittura meglio di Toma, delle carenze dell’attuale giunta avendo ricoperto incarichi importanti in passato. Sanno stare in maggioranza ma sanno anche fare opposizione interna, potrebbero aiutare il governatore da un punto di vista amministrativo ma è improbabile che lo facciano senza avere in cambio una poltrona.

Se in questi giorni il presidente capirà di avere forza a sufficienza per evitare scossoni in Consiglio regionale potrebbe addirittura incamminarsi verso la strada, non priva di rischi e ostacoli, dell’assessorato esterno. Certo dovrebbe rimettere nuovamente mano allo Statuto (che ha previsto fino a un massimo di cinque assessori più il sottosegretario) ma questo potrebbe portarlo fuori dal pantano. Soprattutto se, come ha lasciato intendere, “non ci sarà nessun avvicendamento in giunta”. E in effetti Toma non ha azzerato gli assessori – che anche ieri mattina erano a lavorare nei rispettivi assessorati – ma solamente le loro deleghe. Ecco perché questa mano di cui ha tanto bisogno, la marcia in più che fino a ora non ha trovato, potrebbe arrivare dall’esterno. Mediaticamente è pericoloso, ma in Consiglio chi ha i numeri per farlo cadere?

 

Potrebbe anche essere, però, che qualche testa sia destinata a saltare. Chi dovrebbe fare un passo indietro tra Roberto Di Baggio, Nicola Cavaliere (Forza Italia), Vincenzo Niro (Popolari per l’Italia), Vincenzo Cotugno (Orgoglio Molise) e Luigi Mazzuto (Lega)?

L’unico non eletto è il leghista isernino che è, proprio per questo, anche il più debole. L’assessore al Lavoro, nel doppio ruolo di coordinatore regionale di Salvini, è anche accusato di non riuscire a tenera a bada la frondista Romagnuolo verso la quale non ha avuto mai una posizione chiarissima.

La sua delega, delicatissima, potrebbe pertanto andare a Quintino Pallante grazie a un sistema di porte girevoli che farebbe scambiare i ruoli ai due (sottosegretario Mazzuto, assessore Pallante). O, perché no, all’ex governatore Michele Iorio al quale a nessuno passerebbe per la testa di affidare un compito leggero e privo di responsabilità essendo stato ben due volte governatore prima di Toma.

Toma Mazzuto Cotugno

Ipotesi e ragionamenti: per ora non c’è unanimità di pareri sulla crisi che dopo appena sette mesi dalle elezioni sta già mettendo a dura prova l’armata Brancaleone che ha fatto vincere il centrodestra strappando la Regione ai 5 Stelle i quali, non a caso, parlano già di “fallimento” e di “maggioranza in pezzi”.