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Degrado e siringhe usate sotto al ponte di Vazzieri: il “parco fantasma” rifugio per tossicodipendenti e clochard fotogallery

Rifiuti di ogni genere, giacigli di fortuna e un nuovo allarme: l’area tra Vazzieri e San Giovanni, a due passi dalla tangenziale, costituisce un passaggio quotidiano per residenti e giovani studenti. Un altro covo per sbandati dopo il 'bunker' di via Friuli e la 'casa del crack' di via Manzo.

Fango, stracci logori e rifiuti. Un ripostiglio per ricordi da dimenticare e vite in declino. Vazzieri. Il ponte tra via Pirandello e via San Giovanni, sponda tangenziale, diventa il tetto di un deserto senza sabbia: un angolo dimenticato per i dimenticati, nel cuore della città.

Un odore acre, pungente, tormenta il respiro; il passaggio delle macchine sulla sopraelevata rimbomba tutt’intorno, quasi a tracciare i battiti di un cuore pulsante rinchiuso nel cemento. Intorno, soltanto desolazione e degrado. Un immane degrado. Sporcizia, bottiglie di plastica, scatole vuote, avanzi di cibo e vetri rotti, giacigli di fortuna tra vecchie pagine di un giornale; persino i gatti fanno attenzione a dove posare le zampe, misurando elegantemente il passo. Un tappeto d’indecenza e immondizia, una discarica improvvisata, che sembra voler offendere anche il bianco della neve ancora presente.

Spuntano addirittura delle siringhe, rigorosamente usate, sul selciato bruno di polvere e pietrisco. È il paradigma dell’indecenza, l’ultimo oltraggio a ciò che resta del decoro. Ma è anche un rischio concreto, serio, preoccupante: di lì a pochi passi, infatti, il passaggio verso ciò che avrebbe dovuto essere un “percorso benessere” per pedoni, con tanto di attrezzi ginnici installati. Senza contare poi, che quotidianamente quel tratto ed i marciapiedi limitrofi, in particolare, sono attraversati non solo dai residenti della zona, ma anche dagli studenti delle scuole vicine.

Prima degli scivoli, delle panchine e dei giochi del “parco fantasma” della tangenziale, vive nascosta una sorta di anticamera per l’inferno, come celata sottottraccia, avvolta da un silenzio statico, eppure così eloquente. Un’area lasciata a morire nell’incuria, un rifugio per tossicodipendenti e clochard. Sembra l’angolo più remoto di una favela. È, invece, “soltanto” l’altra faccia di questa città.