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Mafia albanese e sequestri a Campomarino. Il pregiudicato 48enne: “Con quelli non c’entro”

Il manovale Matteo Colapietra, arrestato e poi scarcerato nel novembre scorso nell’operazione ‘Evelin’ nega contatti con l’organizzazione criminale che agisce fra Vasto e San Salvo ma Finanza e Carabinieri gli hanno sequestrato quattro macchine e metà di un appartamento

Si chiama Matteo Colapietra e nella vita fa il manovale. Per gli inquirenti però è uno degli uomini legati alla mafia albanese che ha messo le mani sul traffico di droga dai Balcani al Vastese. Originario di San Severo, pregiudicato per fatti di droga, Colapietra è l’unico indagato residente in Molise coinvolto nell’operazione Evelin che nella mattinata del 28 gennaio ha vissuto la sua seconda parte.

Nella prima, il 30 novembre scorso, Colapietra e altre 19 persone erano state arrestate con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Nella seconda invece sono scattati i sequestri preventivi. Nel caso del 48enne originario di San Severo ma da tempo residente a Campomarino, i Carabinieri e la Guardia di Finanza dei comandi provinciali di Chieti gli hanno sequestrato quattro auto e il cinquanta per cento di un immobile di sua proprietà a Campomarino, tramite sequestro per equivalente, cioè calcolando il valore del bene da sequestrare.

A difenderlo dalle accuse mosse dalla Direzione Distrettuale Antimafia de L’Aquila c’è l’avvocato termolese Ruggiero Romanazzi. “Il mio assistito si dichiara estraneo all’organizzazione criminale, che chiaramente contesteremo” ha fatto sapere il legale a poche ore dal provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di L’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta del Sostituto Procuratore della Dda del capoluogo abruzzese, Stefano Gallo.

Oltretutto Romanazzi rimarca come “già la volta scorsa, dopo gli arresti domiciliari, il mio cliente venne sottoposto a interrogatorio di garanzia e poi scarcerato su decisione del Tribunale del Riesame”. Nel passato di Colapietra, che attualmente è indagato a piede libero, ci sono tuttavia fatti di droga. “Sì, ma un caso singolo, niente a che fare con l’organizzazione. Non ci sono collegamenti”.

Chiara quindi l’impostazione difensiva, che al pari di altri indagati, cercherà di dimostrare l’inesistenza del reato associativo, chiaramente il più grave in un eventuale procedimento a carico dei circa 60 indagati. Tuttavia le indagini dell’inchiesta Evelin, che prende il nome da un bar di San Salvo al confine con Montenero di Bisaccia dove si sono verificati in questi anni gravi fatti di cronaca compresa una sparatoria nell’aprile 2015, sono ancora lontane dall’essere concluse.