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Cocaina dall’Albania, il Riesame ha deciso: i cugini restano in carcere, le compagne vanno a casa, gli altri in libertà

Questa mattina è arrivata la decisione dei giudici del Riesame di Campobasso, ai quali si era appellato il difensore Giuseppe Sciarretta. I due principali arrestati, i cugini Lecini, restano in carcere. Le rispettive compagne ottengono invece gli arresti domiciliari, mentre il terzo uomo considerato al vertice della presunta organizzazione ottiene la libertà in attesa di giudizio.

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La vicenda è quella della presunta associazione criminale che trafficava droga, in modo particolare cocaina, dopo aver eletto a base logistica un vecchio casolare di Portocannone. Una organizzazione di stampo soprattutto albanese, al cui vertici – secondo gli inquirenti – ci sarebbero i cugini Lecini e le rispettive compagne, oltre a Kaja Algin, anche lui di nazionalità albanese, 34 anni e residenza a Campomarino. Quest’ultimo è stato rimesso completamente in libertà dai giudici del tribunale del Riesame che ieri, martedì, hanno ascoltato le motivazioni presentate dal difensore di tutti e sei gli arrestati Pino Sciarretta. Questa mattina il provvedimento con il quale si stabilisce che Algin è libero in attesa di giudizio, come pure gli altri le cui posizioni erano comunque più marginali.

Restano invece dentro Xhevahir e Gurim Lecini, 36 e 29 anni, una storia di piccola delinquenza alle spalle ed entrambi in prova ai servizi sociali quando, nella notte tra il 3 e 4 dicembre scorsi, sono stati arrestati durante l’operazione Apheus 1, condotta dai carabinieri del raggruppamento operativo speciale di Campobasso con l’ausilio di cani antidroga e colleghi di Chieti, Isernia e Foggia.

Una retata all’alba tra Termoli, Campomarino, Portocannone, San Martino in Pensilis e Vasto, dove erano state eseguite perquisizioni e misure cautelari su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Campobasso. Associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti: questo il principale capo di imputazione a carico di 13 persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta.

I magistrati hanno ricostruito un sodalizio criminale, di nazionalità albanese, rumena e italiana, composto anche da pregiudicati e specializzato nella preparazione e nella vendita di droga alla piazza costiera, in modo particolare di cocaina.

Dopo un mese e mezzo arriva la decisione del Riesame, al quale si è appellata la difesa rappresentata da Sciarretta, che ha differenziato le posizioni. Per i cugini Lecini, considerati i boss dell’organizzazione, la porta del carcere resta al momento chiusa. Per le loro compagne – una rumena e l’altra italiana di Termoli – la misura è stata alleggerita. Le due donne, che erano confinate nella casa circondariale femminile di Chieti, possono tornare a casa con l’obbligo dei domiciliari. Secondo la pubblica accusa le due, moglie e compagna dei capi, si occupavano di trasporto, occultamento e riscossione crediti per debiti di droga.

Un’operazione, Alpheus 1, nella quale gli inquirenti si sono avvalsi di attività tecniche, osservazioni, pedinamenti e perquisizioni nell’ambito di un fenomeno di traffico e spaccio di stupefacenti nelle piazze di Termoli Campomarino e San Martino in Pensilis. L’inchiesta inoltre potrebbe avere dei collegamenti con l’operazione Evelyn condotta pochi giorni prima nella zona del vastese, che ha sgominata un traffico di droga tra Vasto e San Salvo, al confine con il Molise. Anche in questo caso l’Albania sarebbe stato il paese di approvvigionamento di droga, cocaina di buona qualità che poi veniva tagliata e venduta con introiti elevati. Una inchiesta partita in seguito alla sparatoria nel bar in contrada stazione, zona Industriale di San Salvo, il 14 aprile del 2015 in occasione della partita di Champions League della Juve contro il Monaco. In quel bar quella sera ci sarebbero stati anche alcuni degli indagati dell’operazione molisana condotta dal Ros di Campobasso.

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