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Case popolari, pronte ma non ancora consegnate: “Noi presi in giro”. Battista: “Imprevisti nei lavori”

Gli alloggi comunali di via Facchinetti assegnati dal Comune a trenta famiglie campobassane alla fine di luglio non sono ancora pronti per la consegna. "Ho disdetto il contratto dell'appartamento in cui vivo con il mio compagno e due figli, da febbraio non so dove andare" racconta Noemi Lupicino, una delle aventi diritto in attesa delle chiavi. Il sindaco spiega: "Ci sono stati degli imprevisti, appena termineranno i lavori procederemo all'assegnazione ma non ho una data certa".

Non c’è ancora una data certa per la consegna degli alloggi popolari di via Facchinetti. Eppure le trenta famiglie che per reddito e nucleo familiare sono assegnatarie della casa comunale speravano di poter portare lì le loro cose già a fine estate.

“Ci sono stati imprevisti – ha detto oggi, 4 gennaio, il sindaco di Campobasso Antonio Battista – e non sono in grado di dare loro una sicurezza. Non appena i lavori saranno terminati procederemo all’assegnazione, si tratta di avere ancora un po’ di pazienza, forse qualche settimana, ma al momento non sono in grado di essere più preciso”.

La graduatoria definitiva per via Facchinetti è stata pubblicata sul sito Comune di Campobasso a fine luglio. Da allora chi ha avuto diritto all’alloggio comunale aspetta le chiavi. La palazzina gemella a quella già occupata da altre trenta famiglie campobassane da novembre del 2017 sembra pronta. Eppure la rete arancione dei lavori in corso delimita ancora il cortile d’ingresso.

L’incertezza e le promesse infrante sono l’aspetto più deprimente di questa mancata consegna. Non sapere ancora oggi quando si potrà mettere piede in una casa che il Municipio ha già assegnato sta creando non poche difficoltà a queste famiglie in emergenza abitativa. Perché è chiaro che se sono risultate aventi diritto un’altra proprietà immobiliare non ce l’hanno e campano anche con un reddito molto basso.

“Ho due bambini di 6 e 1 anno – chi parla è Noemi Lupicino, giovane mamma e casalinga – quest’anno, credendo alle rassicurazioni del sindaco, ho iscritto il più grande alla scuola D’Ovidio (in centro, ndr) per evitare di doverlo accompagnare alla Petrone (Vazzieri, il quartiere in cui attualmente risiede col compagno e l’altro bambino, ndr). Siamo a metà anno scolastico e non solo sono ancora senza la casa che mi spetta ma sono anche costretta a dover attraversare la città ogni mattina per portare il bimbo a scuola. Inoltre ho già dato il preavviso per lasciare l’appartamento in cui mi trovo in affitto in via Pirandello, entro l’8 febbraio devo andare via ma se non mi consegnano ancora le chiavi di via Facchinetti dove andremo a dormire?”

Il caso di Neomi è emblematico di una situazione di disagio vissuta anche dalle altre 29 famiglie. Senza contare che un trasloco in pieno inverno non è il massimo della comodità.

“Ci sentiamo presi in giro, Battista forse non capisce i nostri problemi perché ha una casa sua”.

Ma per chi vive in affitto le cose sono diverse e poter pagare una cifra calmierata al Comune – anziché 300, 400 o 500 euro al mese a un privato – fa sentire davvero “a casa” le famiglie che ogni mese devono fare salti mortali per far quadrare i conti.