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Capri vista dal Matese ha stregato mezza Italia. Ecco chi è Massimo Martusciello, l’esploratore fotografo

La splendida immagine evidenzia la maestosità del Vesuvio, Punta Campanella, Capri, Procida e Ischia. Tutto perfettamente visibile perché Massimo sa quando è opportuno salire in quota con l'attrezzatura fotografica, scarponi da neve, ramponi e ciaspole. Senza filtri, come conviene a un grande conoscitore della montagna nato fra i boschi molisani.

Dove indaga il suo ‘obiettivo’ non c’è bisogno di applicare filtri. Le sue foto dai monti più alti del Matese sono talmente belle e interessanti che non servono gli effetti speciali per scatenare un plebiscito di consensi reali e virtuali, sui social. Massimo Martusciello, 61enne molisano di San Massimo, è l’emblema di quello che un appassionato di fotografia, e tra i massimi esperti di montagna in Molise, può fare per il territorio, liberamente e con grandi effetti promozionali. Ovvero: condivide le sue foto, la notevole cultura in materia, per il solo amore del paesaggio in cui vive, un paesaggio culturale che ha pochi eguali, come dimostrano le sue foto.

Le ultime, scattate il giorno della Befana dai 1923 metri della Gallinola, cima suggestiva del massiccio del Matese, hanno entusiasmato tanti molisani, ma anche moltissimi appassionati di altre regioni, i quali hanno potuto apprezzare il panorama meraviglioso che si affaccia sul lato Sud Ovest del monte che prende il nome da una roccia molto simile a un gallinaceo che spinge il becco verso l’alto, appunto la Gallinola.

La splendida immagine evidenzia la maestosità del Vesuvio, Punta Campanella, Capri, Procida e Ischia. Tutto perfettamente visibile perché Massimo sa quando è opportuno salire in quota con l’attrezzatura fotografica, scarponi da neve, ramponi e ciaspole.

“Sì, ero con alcuni amici per una ciaspolata. Verso l’una, prima di scendere, c’erano le condizioni ideali per guardare verso il golfo di Napoli. Con la mia macchina fotografica ho zoomato quasi fino a 50 volte ed è venuta fuori la foto di Capri sospesa nel Tirreno di colore giallo per il sole a picco. Si devono incastrare diversi aspetti per apprezzare le tre isole in quel modo, mentre il Vesuvio si vede più spesso”.

Massimo è salito oltre 300 volte sulla Gallinola, ha scalato tutti i canaloni e visitato ogni anfratto, fotografando a 360 gradi il Matese, la Campania e l’Abruzzo, che si vedono da lì. “Ho osservato paesaggi montani ovunque in Italia e i nostri luoghi sono belli come gli altri, ma hanno un vantaggio, per un vero appassionato: in alcuni tratti siamo a un livello di antropizzazione pari a zero, quindi si possono apprezzare punti in cui quasi nessuno è passato prima, e rendere un servizio prezioso al territorio, promuovendone le bellezze”.

Come è successo ad altri appassionati, gli è capitato di vedere contemporaneamente i due mari e le isole di qua e di là, quindi anche le Tremiti. “Uno scenario maestoso, che ti fa salire l’adrenalina per affrontare nuovi percorsi, che alcune volte faccio anche da solo”.

Le immagini da catturare sono tante e ricche di spunti da approfondire. Come quelle più recenti. Chi ama Campitello lo sa: basta salire ai circa 1900 metri della vecchia seggiovia Del Caprio, e affacciarsi sul lato campano, per godere di orizzonti sconfinati che toccano le corde più intime. Immagini che hanno sorpreso tanti visitatori del profilo facebook di Massimo e della pagina facebook della Regione, Visitmolise, dove la foto di Capri è stata condivisa. “Troppo bello, non è possibile – ha scritto qualcuno – Sicuro che è vero?”.

Beh, per chi non è mai stato sul Matese, il dubbio è lecito. Provare per credere, diceva la pubblicità, e potremmo cambiare lo slogan in “camminare per credere”.

vesuvio dal matese foto

Martusciello è un matesino tenace e generoso. Arrampicatore e trekker, fa parte del Cai, sottosezione di Bojano, per cui è un Ae (accompagnatore di escursionismo) e anche Agae (Accompagnatore Guida Ambientale Escursionistica). “Sono nato tra questi boschi  – spiega – quando mi sveglio, apro la finestra e vedo la montagna, imponente e rassicurante, per me”.

Nonna Benedetta (Selvaggi) gli ha trasmesso la passione per i funghi e le camminate tra i cerri. “Devo a lei i miei primi contatti con la natura. Mi portava in montagna, era una grande camminatrice. Nel dopoguerra, spesso da San Massimo, non solo lei, in tanti partivano a piedi per raggiungere Piedimonte Matese, sebbene fosse un percorso lungo e impervio, per comprare beni che dalle nostre parti mancavano”.

Massimo ha conosciuto migliaia di persone, accompagnandole su e giù per i monti, in faccia agli strapiombi, ma se gli chiedi come ama definirsi, ti dirà che si sente un esploratore. In effetti, guardando il suo immenso archivio fotografico capisci che nel bagaglio di esperienze ci sono tante situazioni al limite, che solo un vero amante della natura e delle emozioni forti riesce a sperimentare. E’ sceso nelle forre più spettacolari, non solo quelli bellissime, in Molise. Quella di San Nicola, per esempio, nelle gole del Quirino, o quella di Peschio Rosso a Monteroduni, i costoni più stretti: “Sento il richiamo della mia terra e parto – commenta – Ci sono nato e ci vivo da 61 anni. Amo il Matese e mi piace fare in modo che gli altri ne possano apprezzare tutte le caratteristiche, anche quelle più singolari, quasi uniche direi. Sono stato in diverse regioni d’Italia, e devo dire che altrove c’è più senso di appartenenza e orgoglio. Per esempio in Abruzzo, in Trentino e in Valle d’Aosta il sentimento che lega al territorio è più accentuato. Credo che ci sia un po’ di responsabilità anche in noi cittadini molisani se la nostra regione ancora non è così conosciuta nei suoi risvolti più affascinanti. Dovremmo essere più contenti di mostrare le nostre meraviglie”.

Bellezze che non sono solo faggi piegati dalla neve e dal vento, anfratti e panorami, ma pure animali che non hai occasione di vedere tutti i giorni. “Ho avuto la fortuna d’imbattermi nella fauna tipica delle nostre montagne. A Castel San Vincenzo ho visto una quantità enorme di cervi. Ma pure scoiattoli, lupi, ermellini, faine, donnole, tassi. L’orso invece non l’ho mai intercettato, ma ho visto le sue tracce sulle montagne molisane ed è stato emozionante”. E poi, attenzione, perché Massimo Martusciello ha visto pure il mitico gatto selvatico, il felino simile a una lince, ma più piccolo, una vera rarità che fa parte della fauna matesina. “Mi è successo tre volte: sui Lontri di San Massimo, dietro le Morge di Frosolone e, l’anno scorso, a Campitello di Roccamandolfi. Meraviglioso”.

In fondo anche lui è un gatto selvatico, semplicemente ha le sembianze di un uomo. Ci piace pensarla così, visto che, spesso e volentieri, vedi Massimo Martusciello arrampicarsi agilmente, aggrappato alle rocce, o volare come un rapace tra i costoni gelidi delle creste appenniniche. E’ un patrimonio da custodire, proprio come certi alberi monumentali, e un patrimonio ancora disponibile per tutti, raggiungibile con una semplice telefonata (3890907352) per godere della professionalità tipica di una grande guida. Massimo è il prototipo di come si possa fare promozione del paesaggio con la sola forza della passione, senza sovrastrutture.

Oggi il marketing territoriale si giova di filtri fotografici che rendono spesso le immagini irreali. Giusto o sbagliato, funziona così. Massimo Martusciello dimostra, tuttavia, che a fare la differenza sono ancora i punti di vista, la curiosità, gli entusiasmi. Lui si muove abilmente tra i faggi del Matese, come un testimone privilegiato di un mondo che sa ancora stupire, emozionare, senza additivi, in maniera trasparente, come un’alba di gennaio, sulla Gallinola, guardando dal Molise le isole del golfo di Napoli.