Brexit, Occhionero incalza il Governo: “Accordo necessario per difendere i 600mila lavoratori italiani”

L’onorevole molisana durante il question time alla Camera dei Deputati ha chiesto delucidazioni sul destino dei molisani in Gran Bretagna. Le mosse del Governo infatti sono ancora poco chiare. E sarebbe un problema se non venisse raggiunto un accordo

Come saranno tutelati i 600mila italiani che vivono e lavorano nel Regno Unito? Quali condizioni saranno garantite a queste persone se dal prossimo 30 marzo il Regno Unito lascerà l’Unione Europea?  E come saranno protette che imprese che operano nel Paese guidato dal premier May?

Queste le domande che l’onorevole Giuseppina Occhionero ha rivolto al Governo durante il question time alla Camera dei Deputati. Le mosse del Governo infatti sono ancora poco chiare. E sarebbe un problema se non venisse raggiunto un accordo.

“Il Regno Unito – ha spiegato la deputata di Liberi e Uguali – è il quinto importatore al mondo di beni italiani e con una Brexit sempre più probabile senza un accordo centinaia di migliaia di nostri connazionali rischiano di perdere i propri diritti. Mentre l’Italia tentenna in altre nazioni dell’Europa – ha aggiunto la parlamentare molisana – i governi hanno già adottato contromisure. E’ il caso della Germania, della Francia, dei Paesi Bassi, dove sono state già predisposte azioni a tutela e garanzia dei diritti del propri connazionali e degli scambi commerciali con il Regno Unito”.

Il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, ha risposto per conto del Governo che la vicenda è seguita anche dal ministro degli Affari esteri, con il coordinamento della presidenza del Consiglio. Savona ha spiegato che l’Italia, così come altri stati membri dell’Unione ha partecipato a seminari formativi in caso di no deal”.

“Una risposta insufficiente, che non ci soddisfa”, ha replicato del gruppo di Liberi e Uguali l’onorevole Laura Boldrini. Sulla stessa lunghezza d’onda la deputata molisana: “Una conferma: il Governo tiene all’oscuro il Parlamento su questo tema e soprattutto mette a rischio lo stato sociale ed economico di 600mila italiani e gli scambi commerciali tra il Regno Unito e l’Italia”.