Aveva picchiato la madre e distrutto casa per la droga, arrestato. La mamma: “L’ho fatto per salvarlo”

Su richiesta della Procura il gip Teresina Pepe ha applicato la misura cautelare in carcere per il giovane che la settimana scorsa in preda ad una crisi di astinenza aveva malmenato i familiari e danneggiato irrimediabilmente l'abitazione. Sono in corso invece le indagini sul secondo episodio accaduto a distanza di 48 ore dal primo: anche in questo caso un figlio ha pestato la mamma adesso ricoverata in ospedale

“Quante volte ho chiesto aiuto. Ho domandato interventi concreti a cominciare da un servizio sanitario adeguato che sapesse e potesse far fronte a quella che – non lo dico ma tutte le istituzioni – è una piaga: la tossicodipendenza. E non sa quante porte in faccia ho ricevuto. Per questa emergenza, a parte tanto chiacchiericcio e qualche insignificante fiaccolata, nulla è stato fatto. E noi famiglie che il problema della tossicodipendenza lo viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle, siamo sole”.

Maria (nome di fantasia) parla con un filo di voce, ma le sue parole sono strazianti urla di dolore. Racconta della sua vita diventata un inferno, trattiene le lacrime perché “non voglio la pietà di nessuno” ma chiede interventi urgenti al di là delle semplici parole.

E ad ascoltarla vengono i brividi. Maria ha un figlio a cui da molto tempo fa da madre e anche da padre. Ma non è certo questo il problema. Il problema è la droga che s’è preso questo bel ragazzo dagli occhi cerulei e i capelli gelatinati, bravo studente finché ha frequentato la scuola e sempre riservato ed gentile. A trasformarlo in un ragazzo violento e fuori controllo c’ha pensato la sostanza. Tanto fuori controllo che la settimana scorsa, Maria, dopo aver sopportato ogni tipo di violenza fisica e psicologica in questi ultimi anni, ha dovuto chiedere per tre giorni di seguito l’aiuto del 113, prima che quel figlio tanto amato finisse per ucciderla o uccidersi in preda ad un crisi di astinenza.

C’è voluta la polizia e il 118 a salvare questa mamma e anche questo giovane. Che è stato portato in ospedale e dopo un lungo tira e molla anche ricoverato. E hanno così messo al sicuro anche questa donna. Che, stanca, esausta,  sfinita, questa volta ha denunciato.

Una scelta straziante che non avrebbe mai voluto prendere, ma che è stata l’unica strada percorribile per proteggere sé stessa e anche suo figlio. Continuare in quella convivenza devastante e pericolosa era ormai diventato impossibile.

Perché ora il giovane è totalmente allo sbando e una madre non può accettare in alcun modo di vedere il proprio figlio in quelle condizioni. Ma non è nemmeno pensabile che possa farlo stare a casa senza far nulla perché è diventato ancora più aggressivo e violento, tanto che lei stessa ha ammesso adesso di aver paura, a maggior ragione perché consapevole che sotto l’aspetto socio-sanitario questa regione “nulla può. Nulla fa” ammette.

Lei, professionista seria e impegnata, costretta a vivere con il terrore degli assalti improvvisi e feroci del figlio, la settimana scorsa ha assistito inerme ad un crescendo di violenza che negli ultimi giorni lo aveva reso irriconoscibile: ha mandato in frantumi i vetri, distrutto porte, arredi e muri, minacciato e colpito con botte.

Quando hai dentro casa la condanna della droga “non sai dove sbattere la testa e non hai un reale aiuto” continua a ripetere. Quando sei costretta ad assistere alla scelta di tuo figlio che si uccide un po’ ogni giorno, quando metti a rischio la tua vita per salvare la sua, è questo l’inferno che vive Maria da tantissimo tempo. Ed è per questo che da anni chiede aiuto alle istituzioni. Che non l’ascoltano. Infatti a parte l’impegno della Procura e delle forze dell’ordine poco o nulla è stato fatto su altri fronti.

“Quante famiglie come me – dice – hanno bisogno di aiuto. Mi sono rivolta all’ospedale, ma lì non c’è una stanza per questi casi né professionisti capaci di far fronte alla situazione degenerativa di questi ragazzi che arrivano al pronto soccorso in condizioni difficile e che vengono spesso trattati solo come delinquenti anche se alcuni delinquenti non sono. Al Serd sono in pochi e non riescono a far fronte alla mole di richieste di aiuto che c’è in città e in provincia. Mancano progetti concreti di sostegno alle famiglie. Io sono sola, ho sempre lottato da sola e questa volta sono stata costretta a chiedere aiuto alla Polizia. Ho trovato per fortuna, agenti straordinari che hanno saputo come gestire la situazione standomi continuamente vicino e provando a parlare e a calmare mio figlio. Lo stesso ha fatto la Procura di Campobasso. Ma sotto il profilo sociale e sanitario manca tutto. Quindi adesso l’unica soluzione è il carcere sperando che mio figlio finalmente decida di farsi aiutare. Gli altri attori che dovrebbero far parte di un programma di prevenzione, un progetto di sostegno? Tutti a dirmi “vedremo”, “aspettiamo che…”. Io ho bisogno di aiuto ora, adesso, perché mio figlio è in ospedale, presto andrà in carcere ed è incredibile che nessuno possa far nulla per quanti vivono la mia stessa condizione. Siamo abituati che soltanto dopo le tragedia tutti si cospargono il capo di cenere. Ma mi chiedo: a quel punto a cosa serve? Noi abbiamo bisogno adesso”.

Questa è la storia di Maria. Ma con lei in ospedale, in attesa che il figlio sia trasferito in carcere c’è un’altra mamma. Che 48 ore prima di lei ha subito la furia del figlio, tossicodipendente. L’ha colpita ripetutamente con una mazza edile, è ricoverata in ospedale. Anche suo figlio è ricoverato. La polizia sta completando gli atti da presentare in Procura: anche questa è una storia di violenza e droga. Famiglie distrutte e vite fantasma.