Attualità della violenza all’infanzia e umanizzazione delle nostre cure

Quando la società non riesce a garantire la protezione dei più piccoli, come nel caso della scuola di Venafro, deve fermarsi e ripartire. Qualcosa nel Sistema dei servizi per l’infanzia deve essere riparato e occorrono azioni sistemiche di prevenzione della violenza

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Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare». È la dura espressione del vangelo di Marco (9,42), conosciuta anche da Matteo e da Luca, che oggi diffonde nelle nostre anime, alla luce degli ultimi eventi di cronaca locale, l’eco della condanna forte e decisa del Cristo di ogni forma di abuso all’infanzia. Una terribile attualità nel dibattito sulle violenze che l’essere umano perpetra nei confronti dei più vulnerabili tra i propri simili.

La condanna di Gesù di Nazareth è a 360°: «Se la tua mano ti è motivo di scandalo…», «E se il tuo piede ti è motivo di scandalo…», «E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo…» (Mc 9,43-48). Atti rispetto ai quali non può esserci salvezza: si dovrà soltanto “tagliare” e “gettare via”. Chi scandalizza un bambino non può evocare salvezza. La posizione è chiara. In nessun altro passo nei vangeli la posizione di Gesù rispetto al giudizio e alle pene ha toccato una simile forza di pensiero.

nicola malorni

E quelle della scuola di Venafro, sono scene che non avremmo mai voluto vedere! Immediatamente la mente di molti è tornata a quel passo del Vangelo di Marco o, in ogni caso, ha risuonato di quella stessa eco di condanna verso gli “scandali” perpetrati dall’Uomo a danno dell’infanzia. Bene. Le immagini utilizzate da Gesù sono indubbiamente chiare ed evocative ma vanno metaforicamente declinate.

Quando la società non riesce a garantire la protezione dei più piccoli, deve fermarsi e ripartire. Occorre confrontarsi nella consapevolezza col Giudizio. Qualcosa nel Sistema dei servizi per l’infanzia deve essere riparato e occorrono azioni energiche.

 

Ma iniziamo a chiederci innanzitutto cosa è accaduto. Troppo presto per comprendere la complessità psicopatologica che si annida dietro le aberranti azioni di quelle due maestre designate sui social come streghe, ripugnanti creature da rinchiudere a vita in una gabbia, errori di una natura umana che rivela ancora una volta il suo lato perverso e violento.

La reazione istintiva di molti di noi è stata quella di immaginare una reazione altrettanto violenta; molti altri hanno evocato, pensando già ad un’azione preventiva, l’installazione della videosorveglianza ovunque: nelle scuole d’infanzia, nei centri diurni per disabili, nelle comunità alloggio per anziani.

Se ne stava già parlando. Ricorderemo che Forza Italia, infatti, ha presentato un disegno di legge sulla videosorveglianza negli asili e presso le strutture per anziani e disabili, già approvato alla Camera e in procinto di passare al vaglio definitivo del Senato. E il Molise, grazie ad una proposta di Legge cui sta già da tempo lavorando la consigliera regionale della Lega Filomena Calenda, sta programmando un’azione che meriterà sicuramente l’attenzione e l’impegno di tutti. Ben venga anche questo: è sicuramente un deterrente; è sicuramente una funzione protettiva che la vulnerabilità dei nostri “piccoli” ci richiede di attivare finalmente; è sicuramente rassicurante per noi genitori che alla vista di quelle immagini ci siamo riscoperti improvvisamente impotenti e abbiamo guardato in faccia, forse per la prima volta, alla vulnerabilità dei nostri figli, fiduciosamente affidati alle braccia di una Società che rivela, come negli incubi peggiori, il suo lato terribile.

 

Benissimo la videosorveglianza, dunque, che renderebbe concreta e funzionale l’attenzione che la società deve continuare ad assicurare verso le sue vulnerabilità. Occorrerà tuttavia impegnarsi altresì nell’implementazione di azioni di prevenzione sistemica della violenza perché temo che i sintomi di questo diffuso malessere possano semplicemente spostarsi in altri “luoghi”, ove qualsiasi “occhio”, per quanto vigile e sofisticato possa risultare, non potrà mai arrivare.

Eh già, perché attraverso i video lanciati dai media abbiamo anche visto le immagini della nostra stessa Ombra collettiva, ossia il nostro lato aberrante, quello rimosso che non trova spazio nel campo visivo delle nostre pacifiche o accelerate vite quotidiane: troppo impegnati, forse, per non accorgerci prima che quei comportamenti, già manifesti ovunque nel nostro Paese, erano sintomi di un malessere diffuso, rispetto ai quali certamente il nostro piccolo Molise non poteva rivelarsi, ancora una volta, isola felice. È il sintomo di un malessere diffuso che non risparmia nessuno di noi e nessun territorio.

Anche in Molise e ovunque in Italia: eravamo forse convinti di esserne immuni, inconsciamente identificati con l’immagine idealizzata di un territorio pacifico, sano e salutare, che ci illudeva forse d’essere diversi e migliori?

 

Nulla è cambiato dunque dai discorsi che i discepoli facevano quel giorno davanti al Maestro? Il narcisismo che impediva di riconoscere l’Ombra collettiva serpeggiava già allora tra i sandali dei discepoli del Cristo: dopo che egli per la seconda volta aveva preannunciato l’imminente passione (Mc 9,31), infatti, ai discepoli non venne in mente nulla di meglio che discutere tra loro su chi fosse il migliore. “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti ed il servo di tutti” – risposte il Maestro. Quindi li esortò ad accogliere i “piccoli” in modo assoluto: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”» (Mc 9,36s.).

Nelle sue parole riscopriamo non solo il giudizio di chi scandalizza i bambini, ma anche l’esortazione alla cura, alla tutela, alla parentalità, all’adozione, ad occuparsi di bambini orfani, nel gioco, nello sport, nell’insegnamento, nel tempo passato insieme. È quindi nell’impegno per i deboli, i poveri, i malati che il “piccolo” può essere accolto. È l’esortazione all’umanizzazione delle cure in tutti i settori della vita civile!

 

Noi siamo abituati a pensare per compartimenti stagni: pensiamo all’umanizzazione nei servizi sanitari e ci dimentichiamo che anche nei servizi sociali, e nelle scuole, e nei servizi integrativi per gli “ultimi” occorre investire nell’umanizzazione delle “nostre” cure. Introduciamo, dunque, accanto al termine “cure” questo aggettivo possessivo perché possiamo tutti responsabilmente farcene carico. Occorre una visione di sistema che non si limiti ad interventi repressivi o ad “azioni locali antiinfiammatorie, ma che implementi interventi di prevenzione primaria.

Bene la videosorveglianza ma attenzione a non fermarci ad essa! Perché questa potrebbe paradossalmente indurci a non guardare e ad abbassare la guardia di fronte ai sintomi di malessere della nostra società che, semplicemente, si sposterebbero altrove. Non dobbiamo spostare lo sguardo rivolto agli scandali altrove, dopo averlo sostituito con quello attento della videosorveglianza. Dobbiamo invece tenere questi scandali allo scoperto perché in varie forme essi si annidano nella nostra società e continuiamo a commetterne quotidianamente senza vederli.

 

Il Male, perché non germogli dove il terreno di coltura si rivelerà, prima o poi, il più idoneo, deve essere estirpato, qualora fosse possibile, alla radice. Una macina da mulino attorno al collo dei colpevoli soddisfa l’esigenza di vendetta umana e quella indicata dal Cristo andrebbe metaforicamente intesa. Per la giustizia umana deve esserci certamente la pena. Ma potrà mai essere d’aiuto alle piccole vittime e ai loro genitori soltanto la macina da mulino? La repressione genera rassicurazione ma non ripara i danni subiti.

“Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me”: i bambini di Venafro e i loro genitori necessitano di cure immediate e prolungate nell’accoglienza. Anche se possono non manifestare sintomi evidenti, essi necessitano di cure specialistiche affidate a personale esperto. Saranno in grado i servizi sanitari e sociali di garantire interventi sistematici di accompagnamento e cura nei prossimi mesi da parte di équipe strutturate per una gestione ottimale delle sequele post traumatiche che sono quasi sempre evidenti in questi casi? Se così non fosse, ritengo che si continuerebbe a “scandalizzare” questi bambini e le comunità intere. Così come è già stato fatto in passato con la chiusura del Centro VATMA a Termoli, unico centro in Molise per la cura dei bambini vittime di violenze.

 

Chi distrugge la vita di altre persone manda infatti al fallimento anche la propria. Una comunità che non si fa carico delle pene dei quei bambini e dei loro familiari manderà al fallimento se stessa. Il perpetratore di violenza che dà scandalo non è solo la maestra strega in questo caso ma anche la Rete dei servizi perchè getta, perlopiù nella piena inconsapevolezza, la rovina sulle stesse comunità.

La macina da mulino attorno al collo non evochi nella nostra mente le pene dell’inferno ma la possibilità della nostra salvezza. L’ira per la falsità e l’occultamento, per la fiducia sfruttata e le promesse infrante, per le piccole vittime senza colpe e l’ingiustizia non copra le nostre responsabilità e ci renda sorveglianti attivi delle nostre scelte.

 

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