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Assessori e consiglieri sulla graticola, Toma: “Non sostituisco nessuno, ma basta dissensi”

Assessori sulla graticola dopo l'azzeramento delle deleghe. Le forze politiche di maggioranza esprimono sostegno a Toma e accusano gli oppositori interni. In cima alla lista dei 'cattivi' c'è la consigliera della Lega Aida Romagnuolo. Domani pomeriggio la prima riunione della giunta, ma il governatore spiega: "Non ci sarà nessun avvicendamento".

Ci era passato anche il suo predecessore: pure Paolo di Laura Frattura (Pd) per cinque anni ha dovuto fare i conti con i dissidenti e una maggioranza spaccata e risicata ma che comunque è riuscita a concludere i cinque anni di mandato. Del resto, chi avrebbe rinunciato al sostanzioso stipendio da consigliere regionale?

Cambia il colore del governo e della maggioranza in Consiglio regionale e la storia si ripete: divisioni, litigi, appetiti per la poltrona. Ma a differenza del suo predecessore Donato Toma ha usato il pugno duro iniziando proprio dalla sua squadra di governo. “Decido io, azzero le deleghe”. Befana col carbone e assessori regionali sulla graticola. Ma il day after il presidente sembra più conciliante e assicura: “Non ci saranno avvicendamenti, ma bisognava chiarire il rapporto tra Consiglio regionale, Giunta e presidente. Si discute negli spogliatoi, senza portare mozioni o ordini del giorno in Consiglio regionale”. Un avviso chiaro ai dissidenti.

Quando il governatore ha avocato le deleghe a sè, ha voluto in pratica dare un segnale. Probabilmente dopo le polemiche innescate dalla dichiarazione che Donato Toma ha fatto alla domanda che Primonumero gli ha rivolto a margine della conferenza stampa di fine anno sulla riduzione dei costi della politica: “Guadagno troppo poco per quanto lavoro”. Apriti cielo. Dalle opposizioni ai cittadini, i social sono stati inondati di messaggi conditi da critiche feroci. E nessuno in Giunta regionale ha aperto bocca per difendere il presidente.

Seconda puntata poco dopo, con il lauto incarico (1 milione e 300mila euro) assegnato a Sviluppo Italia, società partecipata guidata dal patricielliano Claudio Pian, per il turismo contestato da Michele Iorio e Aida Romagnuolo. A fare da sfondo le turbolenze delle ultime settimane: da quando è rientrato in Consiglio regionale l’ex governatore reclama un posto in giunta (forte dei suoi 2mila voti) e nonostante il ruolo da sottosegretario Pallante sarebbe scontento (e ha discusso con Toma poco prima della conferenza stampa di fine anno).

Ma in cima alla lista dei cattivi ci sarebbe Aida Romagnuolo che ha preso le distanze dalla maggioranza subito dopo aver rifiutato il posto in giunta. Ora la consigliera regionale di Casacalenda si è calata nei panni dell’oppositrice in maggioranza. Sembra poi che Toma non abbia gradito nemmeno che Vincenzo Niro abbia avviato la campagna elettorale per le Amministrative di maggio. Insomma, un bel poì di carne a cuocere sulla “fornacella” della politica regionale.

In questo caos il governatore ha deciso di premere il tasto ‘reset’: “Dobbiamo verificare i risultati raggiunti dagli assessori per cambiare passo nel 2019”. Si è confrontato con loro e si è preso poi qualche ora di riflessione per provare a ricomporre i cocci. Toma, che ieri su Facebook ha postato una poesia di Kipling che inizia con un verso emblematico (“Se riesci a tenere testa a posto quando tutti intorno a te l’hanno persa e danno la colpa a te”),  ha iniziato a ricomporre il quadro.

“Ora dobbiamo aprire la fase manageriale”, ha detto a Primonumero che lo ha raggiunto telefonicamente questo pomeriggio. “Gli assessori hanno lavorato bene, i risultati e i numeri lo dimostrano, sono eccellenti. Ma non basta e ho deciso di mandare la squadra negli spogliatoi. Quando avrò definito strategie, ruoli e come dovranno essere i rapporti con i gruppi consiliari, i giocatori torneranno in campo“. Prima però occorre fissare “regole comuni”. Perchè il presidente non è disposto a tollerare “nessuna sbavatura”.

E’ il cortocircuito nel rapporto tra giunta regionale e partiti della coalizione ad aver fatto saltare il banco.

“Il Consiglio regionale deve essere compatto – ha scandito Toma – la dialettica si fa negli spogliatoio e in Aula si sostengono le scelte fatte. Se qualcuno non è d’accordo, lo dice negli spogliatoi. Non può presentarsi in Aula con mozioni o ordini del giorno“. Ecco la frecciata ai dissidenti. I panni sporchi, insomma, si lavano in famiglia.

“Quindi erano necessari i chiarimenti sui rapporti tra Consiglio, assessori e presidente – le sue parole – perchè solo così la squadra funziona. Sono io che decido le strategie, i giocatori giocano”.

Poco dopo la drastica decisione del presidente, le varie forze della coalizione si sono affrettate ad esprimere la loro fedeltà incondizionata. Lo ha fatto Forza Italia, il partito più rappresentato in giunta: due posti su cinque. “Piena fiducia a Toma, ha dimostrato di saper guidare la Regione”, la posizione degli assessori Nicola Cavaliere e Roberto Di Baggio, dei due consiglieri Nico Romagnuolo e Armandino D’Egidio e della coordinatrice Anna Elsa Tartaglione.

Poche ore dopo è arrivata la nota degli esponenti dei Popolari per l’Italia firmata da Vincenzo Niro, Andrea Di Lucente e Antonio Tedeschi. Scaricano la colpa sui dissidenti e probabilmente nelle loro parole fanno riferimento alla collega contestatrice Aida Romagnuolo: “Era il momento della chiarezza”, la posizione dei Popolari. “Una maggioranza che si comporti come tale (dopo aver condiviso con il presidente il programma elettorale e dopo aver approvato le linee programmatiche enunciate nel consiglio regionale d’esordio) mostra rispetto per le istituzioni e per i propri elettori. Continui personalismi e critiche ex post rischiano di svilire il ruolo della maggioranza”.

Lei, la diretta interessata, è scesa nell’arena: “Rispondo esclusivamente  ai cittadini molisani e a Matteo Salvini in primis, e non al centrodestra di cui faccio parte o al Presidente della Regione – le dichiarazioni al vetriolo della Romagnuolo – se assumono iniziative che non condivido o che danneggiano i molisani e il Molise”. La consigliera del Carroccio cita poi una metafora ‘a motori’ per esplicitare la sua posizione: “Se il presidente Toma dice, come ha detto, di saper guidare una Ferrari, ebbene io posso dimostrargli in ogni momento di saper guidare una ruspa”.

Posizione da cui si smarca con nettezza Luigi Mazzuto. Da tempo si parla di un possibile avvicendamento con Michele Iorio. Per qualcuno è difficile che il governatore, pur essendo arrabbiato per la nomina del commissario alla sanità, non confermi alla Lega la visibilità che merita alla luce delle preferenze ottenute alle Regionali.

Il titolare del Lavoro prova ad abbassare i toni e a tenere a bada la ‘bizzosa’ Romagnuolo: “Daremo il nostro apporto convintamente. Le tinte forti servono a dare la scossa ma non le soluzioni e pertanto non servono, ma l’ascolto, il dialogo ed il confronto costante potranno rappresentare la chiave di lettura giusta all’interno del partito di Salvini in Molise ma anche all’interno della stessa maggioranza”.

Non poteva mancare il sostegno del presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone, molto vicino a Toma che lo avrebbe appoggiato nella partita per la poltrona più alta di palazzo D’Aimmo.

Infine, è sibillino il comunicato di Orgoglio Molise, il movimento del vice presidente della Giunta Vincenzo Cotugno e secondo per consensi solo a Forza Italia. Un risultato che da Orgoglio Molise rivendicano. E soprattutto i rappresentanti del movimento hanno lanciato stoccate ai ‘compagni’ della maggioranza: “Quando si fa parte di una squadra si vince e si perde tutti insieme, le discussioni rimangono negli “spogliatoi”, in campo scende una formazione compatta e coesa con l’unico obiettivo di una vittoria collettiva e mai personale”.

Come finirà? Difficile dirlo. Toma, che ha passato la domenica in famiglia, potrebbe lasciare tutto così com’è. Se finisse così, l’azzeramento delle deleghe sarebbe stato un modo per rimettere in riga i suoi assessori e far capire chi è che decide a palazzo Vitale.

Domani pomeriggio, luneì, a palazzo Vitale ci sarà il primo confronto dopo lo scossone. Il governatore, che ha intenzione pure di “definire meglio il ruolo del sottosegretario”, a Primonumero dice che “non ci sarà nessun avvicendamento in giunta, non ci sono tensioni“. Anche perchè le posizioni dei gruppi politici sono state nette e questo gli ha ridato fiducia: “Qualche gruppo ha ribadito l’appartenenza alle linee programmatiche. La Lega? Il coordinatore regionale si è espresso in maniera chiara. E chi non è in linea con la posizione del suo partito – aggiunge riferendosi alla Romagnuolo – dovrebbe ripensare a certe posizioni”.