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“Bravi ragazzi” spacciatori, uno nasconde 20 grammi di coca in caserma: condanna esemplare

Avevano appena subìto un perquisizione domiciliare risultata positiva e i carabinieri li hanno trasferiti negli uffici per le formalità. Uno aveva in bocca altra droga oltre a quella sequestrata in casa, che non ha esitato a nascondere sotto una poltroncina della sala d’attesa. Adesso arrivano le condanne: 4 anni e 4 mesi al primo spacciatore che minacciava: “Se qualcuno parla lo faccio a pezzi e lo chiudo in una valigia”

L’operazione che lanciò l’allarme sull’esistenza di un mondo parallelo a quello quieto e tranquillo con cui si è soliti identificare il Molise, fatto, invece, di droga che scorre a fiumi lungo le strade della provincia di Campobasso e di famiglie interamente distrutte ma costrette al silenzio per paura e spesso per vergogna, scattò l’8 maggio scorso.

I carabinieri di Bojano in collaborazione con i colleghi del nucleo investigativo di Campobasso eseguirono su disposizione del procuratore capo Nicola D’Angelo, due misure ai domiciliari, un arresto in flagranza, un divieto di dimora per un giovane di Foggia.

Giovanissimi, poco più che ventenni ma già professionisti dello spaccio. E non soltanto quello di marijuana e hascisc ma anche e soprattutto di cocaina.  I viaggi per il rifornimento ovviamente sono a Foggia. La vendita al dettaglio in quel caso avveniva a Vinchiaturo e dintorni.

Spacciatori incalliti, calati in un mondo dal quale hanno assimilato furbizia, sfrontatezza, capacità di mentire.  Il loro obiettivo è soltanto uno: comprare droga, venderla e guadagnare.

Guai dichiarati per chi parla: sì, le minacce ai consumatori abituali che i carabinieri avevano già beccato in qualche occasione, non sono mancate: “Non sia mai cantano, dice Nicola M. (24 anni) quando viene a sapere che nella caserma di Bojano erano stati portati alcuni giovani che avevano appena comprato droga da lui.

Ancora: “Li sparo”,Li accoltello”, “Ci taglio le mani, la lingua… faccio come quel nigeriano, li lascio in delle valigette”. Disposti a tutto per scampare la galera e salvare il guadagno. Disposti a rischiare in prima persone ingoiando ovuli di cocaina certi così di sfuggire ad un controllo o persino pronti a nasconderla in caserma durante un fermo.

E’ questo che accade a gennaio scorso: i due giovani finiti ai domiciliari in quella operazione di maggio (Nicola M. e Erasmo A., 24 e 22 anni) subiscono una perquisizione domiciliare da parte dei carabinieri che trovano cinque grammi di cocaina, sessanta grammi di hascisc, quattro di marijuana. La coppia viene portata in caserma. E’ in attesa di essere interrogata quando, uno dei due, che aveva ancora venti grammi di cocaina nascosti in bocca, fa scivolare l’involucro in mano, poi lo infila sotto la coscia appoggiata sulla sedia, rapidamente lo lascia cadere a terra e con un calcio la lancia sotto un’altra delle poltroncine della sala d’attesa.

Viene meno l’uso delle intercettazioni: i carabinieri sanno bene che ormai i telefonini sono poco usati. Quello che sanno i militari nell’ambito di questa inchiesta lo hanno appreso in prima persona: “appiattamenti”, video, tecniche nuove e inconfessate che alla fine hanno raggiunto controlli e sequestri. In questo modo sono stati documentati in ogni strada di Vinchiaturo, Gambatesa, Foggia e Campobasso decine di scambi tra droga e soldi, ma ogni volta si è deciso di “ritardare” l’arresto in modo da avere maggiori elementi di accusa.

E hanno  scoperto che questi giovani, tutti di buona famiglia, con madri e padri ignari della vita parallela condotta dai loro figli, viaggiavano sulla scia di guadagni illeciti, pronti a vendere morte per guadagnare cento euro ogni grammo di cocaina, 10 euro per ogni grammo di hascisc, dieci euro di  marijuana utile a confezionare due, tre spinelli.

Droga ben nascosta nelle loro case, dove neanche i genitori avrebbero mai pensato di rovistare. I carabinieri hanno trovato cocaina in cornici ornamentali dietro ad alcuni neon, strumenti per il taglio in un divano letto, altri ancora nella cassetta dello scarico del bagno… posti impensabili per famiglie che il problema droga lo percepiscono come qualcosa di lontano inconsapevoli, invece, di averlo in casa.

Giovani pronti a vantarsi della qualità della roba: “roba buona… fatta in casa, acqua e luce… vedi che ti sballa e ad assicurarsi la dose gratis perché nel frattempo hanno accumulato debiti: “a me mi fate fumare gratis… devo cacciare un sacco di soldi…”.

Quasi un anno di lavoro per far finire sul banco degli imputati il primo, Nicola M. Stralciata la posizione del secondo finito ai domiciliari.

La pubblica accusa ci va pesante e chiede cinque anni di carcere più 30 mila euro di multa. Il Gup Veronica D’Agnone accoglie: 4 anni e 4 mesi di reclusione , 17.600 euro di multa, pagamento delle spese processuali, interdizione legale durante la pena e interdizione in perpetuo dai pubblici uffici.

Un risultato mai raggiunto prima contro chi vende al “dettaglio” e troppo spesso riesce a tornare subito libero.