Arrestato per omicidio stradale: “Sono sconvolto, ma non ero drogato quella sera”. Bartolo D’Adderio ottiene i domiciliari foto

Il test alcolemico ha rilevato solo una birra bevuta poco prima della tragedia, le analisi sulla droga fatte in ospedale non hanno stabilito un arco temporale di assunzione di cocaina e marijuana. “Quella sera non avevo assunto nulla” ha riferito Bartolo D’Adderio, arrestato per omicidio stradale e trasferito ai domiciliari. Il giudice non ha accolto la richiesta del carcere. Il penalista Pino Sciarretta chiarisce la versione del suo assistito: “A dimostrazione che era lucido ci sono molteplici elementi, non ultimo l’auto parcheggiata perfettamente con le 4 frecce accese. Purtroppo la strada è buia e lui non ha visto l’anziano che stava attraversando”. Le novità emerse in sede di interrogatorio di garanzia sulla morte di Donato Rubortone, i cui funerali si svolgeranno oggi pomeriggio.

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Bartolo D’Adderio ha risposto al giudice e ha dato la sua versione dei fatti. Ha raccontato una storia diversa da quella che lo vedrebbe “ubriaco e drogato”, al volante della Yaris che martedì sera poco prima delle 17 e 30 ha travolto Donato Rubortone che stava attraversando via Martiri della Resistenza, a Termoli, uccidendolo praticamente sul colpo. “Quella sera non avevo assunto nulla, avevo bevuto solo una birra” ha spiegato al magistrato Vecchi nell’interrogatorio di garanzia che si è svolto questa mattina in Tribunale, e che si è protratto per oltre un’ora e mezza.

Dopo due notti trascorse nella cella di sicurezza del Commissariato di via Cina, dove è stato piantonato dagli agenti di Polizia Municipale che procedono per omicidio stradale aggravato,  il 52enne è tornato a casa. Il giudice non ha accolto la richiesta del carcere avanzata dal pm Marianna Meo e gli ha concesso i domiciliari. Il prossimo passo tocca alla difesa, rappresentata da Pino Sciarretta, che chiederà probabilmente la scarcerazione.

Intanto prende forma una ricostruzione che si discosta da quella messa insieme nelle ore successive al dramma. Una ricostruzione che potrebbe alleggerire la posizione dell’indagato, secondo la quale Bartolo D’Adderio quella sera era sufficientemente lucido da poter guidare e che la strada buia abbia giocato un ruolo importante nella dinamica dell’incidente.

Il tasso alcolemico trovato nel sangue dell’uomo – chiarisce il difensore Sciarretta – “era di 0.59. Praticamente l’equivalente di una birra, che lui stesso ha ammesso di aver bevuto insieme a un pezzo di pizza mangiato poco prima”. Per quanto riguarda invece le analisi sulla presenza nel sangue di droghe, la novità è che i risultati dell’ospedale San Timoteo di Termoli evidenziano la positività a cocaina e marijuana ma non sono in grado di stabilire l’arco temporale di assunzione delle sostanze. In teoria – e questa è la versione che la difesa porta avanti con convinzione – l’uomo avrebbe potuto assumere droghe giorni prima, e aver guidato senza alcun effetto particolare nel momento in cui ha investito l’82enne.

“Quella sera non avevo preso nulla” ha riferito al giudice lui, manifestando un profondo rammarico per la vittima, i cui funerali saranno celebrati oggi pomeriggio, 25 gennaio.

D’Adderio non ha smentito di essere un consumatore di droghe, ha solo rimarcato che quella sera non era sotto effetto di droghe. Ad avvalorare questa circostanza, aggiunge l’avvocato Sciarretta, ci sono “alcuni elementi non trascurabili. Il primo è l’auto parcheggiata in maniera ordinata all’altezza dello spartitraffico e con le 4 frecce accese. D’Adderio ha investito la vittima ma non si è reso conto inizialmente di cosa fosse accaduto. Ha parcheggiato la Yaris, ha acceso le frecce ed è sceso per capire. Quando ha compreso che aveva investito un uomo è andato in choc e non ha opposto alcuna resistenza, come si evidenzia nei verbali di polizia. Ha avuto, per tutta la serata, un comportamento che non apre ad alcuna mancanza di lucidità causata da abuso di droga”.

A supposto di questa versione ci sarebbero i precedenti a carico dello stesso D’Adderio. Quelli per guida in stato di alterazione risalgono a oltre dieci anni fa, mentre gli altri sono tanti, e recenti. Spaziano dalla resistenza a pubblico ufficiale all’interruzione di pubblico servizio di polizia. Uno che in passato, anche recente, ha “fatto casino” davanti alle divise, e parecchio. Una “testa calda”, come si dice. Che però martedì sera, contrariamente alle sue abitudini, non ha dato alcun segnale di ribellione, “né ha avuto comportamenti aggressivi e indicativi di uno stato mentale alterato. Al contrario – aggiunge l’avvocato  – I suoi pensieri sono stati tutti esclusivamente per la vittima”.

Intanto D’Adderio è ai domiciliari. Non ci sarà alcun rito per direttissima, ed è troppo presto per intuire come evolverà la vicenda sotto il profilo giudiziario. Un altro aspetto che l’avvocato mette in evidenza è che tutte le operazioni si sarebbero svolte in assenza totale del difensore. “L’ultima attività di polizia risale alle 20 e 30, mentre le nomina del difensore è avvenuta solo un’ora dopo. Solo a quel punto Bartolo D’Adderio, che nel frattempo era stato già sottoposto a test ed esami ed arrestato, ha potuto contare sul diritto alla difesa. Che, in questa storia, non è stato a mio giudizio sufficientemente garantito”.

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