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“Vendo cocaina: la vogliono tutti e a me servono soldi”. Spacciatore: l’ultima frontiera nel Molise disperato

In esclusiva il racconto di un pusher: “Lo faccio per soldi, ma non mi arricchisco. I soldi dello spaccio mi servono per campare”. La cocaina? “Si vende tantissimo, la comprano tutti, dal muratore al professionista al minorenne”. Una vita segreta dietro una esistenza normale: “In un mese faccio 1500 euro, ma ci devi togliere le spese. Se volessi potrei fare molti più soldi, ma preferisco abbassare i rischi”.

“Lo faccio per soldi. E per cosa, se no? Ma non mi arricchisco mica, non funziona così”. Claudio è un nome di fantasia, la sua storia invece è vera. Raccontata in 10 minuti strappati ai contatti dei clienti, buttata giù a pezzi, in fretta, su una strada di Termoli. La storia di un ex ragazzo che oggi è un adulto apparentemente simile a tanti coetanei. Con una attività condivisa con un socio più grande. Un lavoro normale, il suo, ma una fonte di reddito “insospettabile”: fa lo spacciatore.  “Sono un pusher, come si dice. Tratto cocaina e hashish, il resto non mi interessa e non lo farei mai. L’eroina mi fa schifo”.

Spontaneo chiedergli se invece le altre droghe (quelle che “non fanno schifo”, per usare la sua espressione) siano tollerabili, accettabili. Claudio glissa un po’: “Vendo quello che vuole la gente e che non fa morire. Ditemi quello che volete ma io la vedo così. La cocaina la vogliono tutti, minorenni e cinquantenni. E’ la sostanza più richiesta, e io gliela do. La mia è pure abbastanza buona, non è la merda che ti rifilano tanti”. E quasi a voler spiegare quello di cui sta parlando, aggiunge: “Tanto se ti tirano un bidone che fai, con chi vai a protestare? Chiami la Finanza?”

Claudio è uno di quelli che spaccia per necessità. Così dice, mentre cammina spedito, la voce è attutita dalla sciarpa felpata. Ha perso il lavoro anni fa. “Sono rimasto disoccupato dopo qualche anno di lavoro in una fabbrica. Avevo oltre trent’anni. E ti dico che pure lì si facevano di cocaina tutti, o quasi. In fabbrica si pippa di brutto, serve per resistere, non è solo uno sballo ma un modo per andare avanti, specialmente se fai il turno di notte”.

Ammette di essersi avvicinato alla cocaina tempo fa e di esserci rimasto sotto. “E’ una droga che costa, mediamente più delle altre. Ho iniziato a spacciare perché, quando ho aperto una attività in proprio, i soldi non mi bastavano nemmeno per pagare le spese, le tasse, i fornitori. Non parliamo dell’affitto e del mutuo per la macchina”.

Parole che suonano come un tentativo di giustificazione, a tratti accompagnato dalla rabbia. “Lo faccio perché ne ho bisogno, in questo modo pago anche la mia dipendenza. Ma la verità è che qua in Molise è uno schifo, muori se non ti inventi qualcosa”.

Claudio non si è inventato niente, però. E convive con la paura (“la paranoia”, dice lui) che un giorno o l’altro arrivino la polizia o i carabinieri.

Non sei preoccupato di finire in carcere? Non vedi quanti arresti per droga avvengono, quasi ogni giorno? “Se mi stai dicendo che mi sto giocando il futuro, magari hai ragione. Ma il mio è un rischio calcolato, volo basso. E comunque te l’ho già detto, lo faccio per necessità, non perché mi diverto”.

“Prendo quantità piccole – continua – ho il mio fornitore di fiducia e sempre quello, da anni. Pochissimo telefono, zero whatsapp. Sono all’antica, ormai la voce negli ambienti giusti si è sparsa e sono loro a venire. Sanno dove mi possono trovare”.

Cede all’insistenza. “Che vuoi sapere? Quanto guadagno al mese? Dipende dai periodi, in genere 1500 euro, poi ci devi togliere i costi, la materia prima, e i miei consumi. L’estate va meglio, almeno il doppio. Ma di sicuro non mi faccio i soldi, ci campo e di sicuro non alla grande, non ti immaginare macchinoni e vacanze. Al massimo mi tolgo qualche sfizio”.

Ammette che con la cocaina ci puoi ricavare anche molto di più, che la puoi tagliare e ritagliare e farci un sacco di soldi. “Ma io ho il mio target e sto attento alla qualità. La gente mi cerca per questo. Oggi con la coca ti puoi arricchire ma non se vivi qua, nel Molise che è un buco. Forse a Milano, dove girano gli euro veri. O se ti metti a fare la scalata. Ma qua è tutta una sfiga, non si arricchisce nessuno. Siamo tutti pesci piccoli”.

Quanto ti costa un grammo? “Prima di più, ora lo prendo a 60 euro. E ci faccio 100 più o meno a botte di venti euro, che ormai è la dose standard”. E i clienti? “Varie età. Operai, muratori, commessi, baristi, imprenditori delle nostre parti. Il giro dei miei amici che si è allargato man mano. Ci sta di tutto. E’ vero quello che si dice, la coca è un affare che non conosce crisi”.

Non conosce crisi e con la crisi, paradossalmente, è aumentata nei consumi moltiplicando i fenomeni di spaccio. Claudio se ne va, ha da fare. Saluta, poi ci ripensa un momento: “Sapessi quanti ce ne sono, come me”.