Una storia d’amore e cultura: La Scolastica compie settant’anni. “I libri? Sono come figli, educano e insegnano”

Era il 1948 quando la storica libreria campobassana ha aperto i battenti: settant'anni dopo è ancora lì. Ci racconta aneddoti, cambiamenti ed evoluzioni all'epoca degli e-book il titolare Aldo Battista: "Tante cose sono diverse ma i libri restano nutrimento per la mente". Insegnante in pensione, padre dello scrittore Adelchi Battista, il signor Aldo parla anche della disaffezione verso la lettura "per la scarsa sensibilità delle persone" e dell'incontro con le firme più prestigiose della casa editrice Mondadori e con Silvio Berlusconi: "Quella convocazione a Segrate è stato un riconoscimento importante, la testimonianza del buon lavoro svolto sul territorio".

Tesori, su ogni scaffale. Un prezioso sapore d’antico, corridoi e pagine in cui fluttuano storie, racconti, sensazioni, ricordi; poesie, pensieri, incanto. Universi interrotti, carezze per l’intelletto, pretese di immortale bellezza. Libri.
“La Scolastica” compie settant’anni. Una ricorrenza speciale, densa di significati ulteriori; per chi è ‘in prima linea’ a spegnere le candeline e per la città tutta. Perché questo compleanno è una testimonianza d’amore, il lume ancora acceso su un mestiere nobile e su un bene supremo: la lettura.

Cosa significhi essere un libraio, oggi, nell’epoca della digitalizzazione imperante e degli isterismi da e-commerce, ha provato a spiegarcelo Aldo Battista, storico titolare del punto vendita Mondadori di via Pietrunto, a Campobasso.
Aldo è l’erede di una tradizione familiare dalle radici lontane: furono mamma Nina e papà Adelchi a scrivere infatti l’incipit di una storia ricca di cultura e fascino. Una storia che continua ancora oggi.

“Si tratta di un’avventura cominciata esattamente 16 dicembre 1948, dai miei genitori -ci racconta – La decisione di aprire una libreria è stata presa alla fine dell’ agosto del ‘48. Il locale era in origine costituito da un ampio giardino, mentre la parte inerente alla libreria venne costruita ‘ad hoc’ per il negozio. Non è un caso, infatti – continua il signor Aldo – che l’insegna esterna tuttora presente sia fatta di lettere in terracotta, successivamente murate. A partire dagli anni ‘70 abbiamo esteso l’area commerciale, sfruttando lo spazio occupato dall’ ‘angolo verde’. Vedendo poi che la libreria continuava a crescere, si è deciso di estenderla ulteriormente, sino a donarle l’attuale struttura”.

Luminarie di Natale a Campobasso

Cosa l’ha spinta a intraprendere questa professione, continuando così a tracciare il solco disegnato dai suoi genitori?
“Il percorso è stato assolutamente particolare. Inizialmente, notando che il mestiere del commerciante viveva già all’epoca fasi piuttosto altalenanti, ho preferito continuare a insegnare (disegno e storia dell’arte, ndr) in alcuni istituti superiori del capoluogo, naturalmente continuando sempre a dare una mano qui, in libreria. Alla guida dell’azienda ci sono state mia madre, prima, e mia sorella Anna, poi; solo dopo essere andato in pensione, nel 2002, ho assunto la titolarità della stessa. Dal 2007, infine, è subentrata mia nipote Valeria. Diciamo che è fare il libraio è qualcosa che va ben oltre la passione, qualcosa di molto più profondo. E’ per me un legame assolutamente speciale”.

Com’è cambiata la sua professione nel corso degli ultimi anni, soprattutto alla luce della digitalizzazione e dell’avvento dei portali di acquisto telematici: è davvero l’epoca degli e-book?
“E’ sicuramente cambiato tanto. Le flessioni ci sono sempre state in ogni settore commerciale, ma quello che sta accadendo al comparto editoriale, e alle librerie più in generale, rappresenta un sintomo allarmante, perché è il frutto di qualcosa che va oltre il profilo meramente economico. Sicuramente l’avvento e la crescita degli strumenti elettronici di ultima generazione hanno cambiato gli scenari, anche quelli di consumo. Bisogna però notare che dal 2014 ad oggi c’è stata una decrescita sensibile di tali dispositivi in favore dei supporti cartacei: questo testimonia che in fondo c’è ancora una certa predilezione per i libri e per l’esperienza diretta della loro fruizione. E’ certamente un buon segno, un dato che lascia ben sperare. Il libro resta, si può conservare, riconsultare, rileggere. E’ anche questa la sua forza, rispetto ai supporti digitali”.

Luminarie di Natale a Campobasso

A cambiare è stata anche questa città…
“Certamente. Di sicuro, nel corso del tempo, questa città è stata interessata da diversi miglioramenti. E’ anche vero, però, che avrebbero potuto essercene di ulteriori.
Confidavo, ad esempio, nel fatto che l’Università potesse garantire una certa riscoperta dei testi, specialmente per ciò che concerne la saggistica. Purtroppo questo non è avvenuto. Capita spesso che i ragazzi vengano a consultare qui con tutta calma dei libri, salvo poi acquistarli on-line su Internet.

Ci sono aneddoti o episodi, naturalmente legati alla sua esperienza libraio, che ricorda con particolare piacere?
“Ce ne sarebbero diversi, in realtà. Uno, in particolare, ha rappresentato per tutti noi motivo di grande soddisfazione: come azienda legata al Gruppo Mondadori abbiamo avuto infatti la gratificazione e il privilegio di una ‘convocazione’ a Segrate, in sede centrale, nel corso della quale abbiamo avuto modo di incontrare non solo Berlusconi, ma anche alcune delle principali ‘firme’ della casa editrice. E’ stato, quello, un riconoscimento importante, la testimonianza del buon lavoro svolto sul territorio.
Un altro incontro molto felice e molto importante lo abbiamo avuto con Umberto Eco. Quando uscì il suo secondo romanzo, ‘Il pendolo di Foucault’, fummo invitati dalla casa editrice a un incontro con l’autore. L’appuntamento si tenne a Napoli, in un locale che era anche ristorante. Ricordo che portai con me mio figlio Adelchi: dopo la presentazione del libro, sedemmo tutti attorno a un grande tavolo e mio figlio prese posto proprio accanto a Eco. Li vidi parlare fittamente per tutta la serata, fino alla conclusione della cena. E’ stata naturalmente una grande soddisfazione anche quella”.

Che cosa rappresenta per lei la lettura e, più in generale, il rapporto con i libri?
“Naturalmente rappresenta qualcosa che si pone oltre ogni dinamica commerciale. E’ un legame più intimo, è qualcosa che va persino al di là della passione. Il libro diventa come un figlio, per tutti noi. E’ qualcosa che si tocca, che ‘ti risponde’ e che ti interroga. E’ qualcosa che insegna”.

Da dove può (ri)partire una valorizzazione della lettura, quali sono le prospettive da abbracciare per rendere davvero giustizia al ruolo (non solo culturale) di librerie e biblioteche?
“Proprio in questi giorni ho scritto un post su Facebook sull’argomento. C’è stata una manifestazione importante, lo scorso ottobre, istituita proprio per cercare di promuovere la lettura tra studenti e alunni delle scuole. L’iniziativa, in sostanza, si pone il nobile intento di instaurare una sorta di gemellaggio tra gli istituti di elementari e medie con le librerie: i docenti, cioè, dovrebbero invitare i genitori dei ragazzi ad acquistare un libro che andrà a impreziosire così la biblioteca della scuola di pertinenza. Una donazione poi ‘replicata’, in misura uguale, dagli stessi editori. Per ogni libro acquistato dai genitori, dunque, sugli scaffali delle biblioteche scolastiche ne arriverebbero due. Ebbene, può sembrare incredibile, ma ad acquistare testi per questa iniziativa sono passati da noi solamente due genitori. In conclusione: abbiamo venduto un paio di libri, nulla più. Un risultato davvero scarno, che non può non porre alla nostra attenzione alcuni interrogativi”.

Proviamo a riflettere. Dove rinvenire la causa di una disaffezione cosi sconfortante?
“Io credo che molto spesso ci sia alla base un problema di mancata sensibilità da parte delle persone. Una criticità che ho avuto modo di riscontrare anche nel corso dei vari appuntamenti, delle presentazioni che continuamente organizziamo: la risposta del pubblico, in termini numerici, è spesso deludente. Abbiamo ospitato un autore di caratura internazionale come Paco Ignacio Taibo II, allestendo un evento di livello nell’Auditorium di Molise Cultura, confidando in un’affluenza ben più intensa di quella che poi abbiamo purtroppo dovuto riscontrare: una settantina di persone appena. Davvero poche, considerando la levatura dell’ospite”.

La Scolastica Campobasso

In una quotidianità che sembra essere sempre più allergica alla riflessione e al raccoglimento, sempre più intessuta di relazioni ‘liquide’ e frenesie volubili, qual è l’autentico valore aggiunto che il libro – quello “vero”, cartaceo – può garantire?
“Il libro può educare. Perché la lettura forma lo spirito, la mente, il carattere, può accarezzare la sensibilità. Se manca la lettura, purtroppo, manca tutto il resto”.

Un augurio per i prossimi settant’anni?
“Che la gente si svegli. E possa finalmente tornare a nutrirsi di libri”.