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Termoli

Scoperti i vandali che hanno sfregiato la statua di Jacovitti. Inchiodati dalle telecamere: ora dovranno pagare i danni

La Polizia Municipale ha identificato i ragazzini che nella notte fra il 27 e il 28 dicembre hanno spaccato il sigaro che il fumettista termolese aveva in bocca, causando danni economici seri e suscitando l'indignazione della collettività. A inchiodarli i filmati di alcune telecamere della zona. A breve saranno raggiunti dal provvedimento del magistrato.

I vandali che nella notte tra il 27 e il 28 dicembre hanno sfregiato la statua di Benito Jacovitti su Corso Nazionale, spezzando il sigaro di bronzo che la riproduzione del fumettista termolese aveva in bocca, sono stati individuati. La Polizia Municipale ha avviato subito dopo l’episodio, che ha sconcertato la città e suscitato indignazione a diversi livelli, una indagine serrata per risalire ai responsabili. E ha fatto centro, soprattutto grazie alle immagini di alcune telecamere di attività private posizionate nella zona, i cui filmati mostrano con grande chiarezza il gruppetto di ragazzini che con scherno e disprezzo ha rovinato la statua e in modo particolare uno di loro, principale responsabile, che utilizzando esclusivamente le mani e accanendosi con grande forza sul volto di Jacovitti è riuscito a piegare e spezzare il sigaro di bronzo.

Le indagini infatti si sono avvalse della strumentazione elettronica che ha consentito l’identificazione dei responsabili che a breve saranno raggiunti dal provvedimento della autorità giudiziaria e che naturalmente dovranno pagare il danno economico che hanno creato, e che non è lieve visto che per la tipologia di realizzazione ora la statua dovrà essere riportata in fonderia. Praticamente la stessa cosa che dovrà accadere per l’altra statua posizionata di recente e che ritrae il termolese Carlo Cappella mentre dipinge alla fine di Corso Nazionale con lo sguardo rivolto verso il Borgo. In questo caso i vandali avevano spezzato il pennello che Cappella tiene in mano e sporcato la tavolozza cromatica.

Gli agenti della Municipale che attraverso il comandante Persich e il vice comandante Cappella hanno ricostruito in dettaglio l’atto vandalico non si sbilanciano perché le indagini sono ancora in corso, ma a breve ci saranno delle novità anche eclatanti circa l’identità dei colpevoli.

Intanto sia in città che sui social è partito un ampio dibattito relativo all’atto di violenza che ha, come quello messo a segno a Campobasso con la distruzione del bambinello del presepe, la stessa matrice, ovvero la stupidità. Lo sostiene in un post lo scultore e autore della statua di Jac, Michele Carafa. “Questi ragazzi sono stupidi. Probabilmente le giornate festive accentuano un vuoto e un disagio che riempiono con quello che, ai loro occhi, sembra un grande gesto, una prova di coraggio. Ma sono stupidi – continua Carafa – non per colpa loro ma perché hanno dei genitori distratti e degli insegnante incapaci. La colpa dei genitori è abbandonarli a una Playstation appena iniziano le opposizioni adolescenzali, incapaci di aiutarli alle regole di una civile convivenza, che forse non conoscono neppure loro. E la colpa degli insegnanti è di non educarli alla bellezza”.

Tra i vari post di replica, che sembrano condividere punto per punto le considerazioni dello scultore e artista, anche la riflessione di Nicola Malorni, presidente dell’Ordine degli psicologi del Molise e collaboratore di questo giornale. “Tutti (genitori in primis, insegnanti, amministratori) dovremmo avere molta preoccupazione e metterci a lavorare tutti insieme subito perché questa è la dimostrazione di una gravissima incapacità: quella di distinguere il bene dal male e agire di conseguenza. È una regressione del sentimento di civiltà di cui siamo tutti responsabili.
Occorre avere la forza di stanare gli autori e perseguirli adeguatamente. Ma poi, al di là delle giuste azioni giudiziarie, occorre rivedere e curare le “relazioni”. Questo è il passaggio fondamentale che è trascurato da molto tempo, nonostante i segnali fossero chiari già dieci-quindici anni fa.
A scuola come nelle nostre città nulla è stato fatto sistematicamente per educare famiglie e ragazzini al riconoscimento della bellezza dei sentimenti nell’essere umano. Perché è di questo che stiamo parlando”.

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