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Riempite le città e i paesi di luci e colori. Il nuovo anno va sempre accolto come negli antichi riti! foto

Le nostre luminarie rappresentano una moderna manifestazione dell’antico culto rituale del Sole e sono lì a veicolare un’informazione che rischiara l’oscurità, illumina l’ignoto, diverge il nostro pensiero, ci indica una via mai contemplata prima, ci mostra il volto nuovo della nostra città, ci aiuta a guardare oltre (al nuovo anno) per assecondare l'inestinguibile bisogno di mutamento che pervade l’animo umano.

Stiamo per festeggiare l’ingresso nel 2019. Le luci intermittenti dei nostri alberi di Natale e delle luminarie delle nostre città ce lo fanno immaginare davanti a noi immerso ancora nelle tenebre dell’inconsapevolezza, rischiarato a tratti da alcune flebili certezze: il prossimo sarà l’anno che vedrà i 27 stati membri dell’Unione Europea impegnati tra il 23 e il 26 maggio col rinnovo del Parlamento; per la prima volta non parteciperà il Regno Unito dopo l’uscita dall’UE per la Brexit e sarà la Finlandia ad assumere dal 1 luglio la presidenza di turno dell’Unione. Sarà anche l’anno di fine mandato di Mario Draghi che dopo il 31 ottobre dovrà lasciare la presidenza della BCE. Molti comuni italiani, inoltre, saranno impegnati col rinnovo delle cariche amministrative nella prossima primavera. E per il Molise sarà la volta di 59 comuni tra cui Campobasso e Termoli.

Malorni Nicola

 

Così, come nello sfondo buio che sembra abbracciare tutto intorno i presepi animati di vita, anche in un angolo della nostra anima, perdura ancora la più nera delle oscurità, ossia quella dell’inconsapevolezza e della imperscrutabilità di un futuro prossimo.

Nel film di fantascienza post apocalittica dell’ormai lontano ’83, dal titolo 2019 – Dopo la caduta di New York”, diretto da Sergio Martino, il mondo appariva devastato dalla guerra atomica e i pochi sopravvissuti non potevano prolificare e ripopolare il genere umano perché contaminati dalla radioattività. New York, tuttavia, città simbolo di un processo vitale e propulsivo che l’essere umano percepisce come inestinguibile, ospitava ancora una ragazza in grado di portare a termine una gravidanza. Per recuperarla, era stato inviato il giovane Parsifal il quale, dopo varie peripezie, decideva di partire per Alpha Centauri insieme all’unica ragazza fertile rimasta in vita.

 

New York è stata colpita al cuore nel 2001 ma il 2019 è arrivato e si guarda avanti, verso luci pulsanti di vita che indicano un futuro immerso nell’oscurità senz’altro contemplabile. Siamo sopravvissuti, infatti, anche a quella ennesima profezia cinematografica: la ciclicità dei miti ci rassicura e guardiamo avanti con maggiore fiducia. L’essere umano ha sempre creato miti di salvezza, e anche il nostro 2019 ne ha ispirati, a livello cinematografico, almeno cinque: la lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte, ha sempre caratterizzato la nostra rappresentazione collettiva del futuro e, sul piano individuale, incontra proprio tra il 31 dicembre di ogni anno e il 1 giorno del nuovo anno la sua manifestazione apicale.

 

Quando ci ritroveremo, anche solo un attimo, a brindare con noi stessi al nuovo anno, qualcosa riecheggerà anche in noi del terrore più profondo che ha sempre interessato il genere umano, che è quello di disperdersi nell’incomprensione, nell’incoscienza e nell’oblio. Anche noi, quindi, sentiremo la necessità di vedere o di immaginare il nostro futuro mettendo in scena i nostri fantasmi: probabilmente li incontreremo  in un sogno, in una fantasia o proveremo ad esorcizzarli attraverso un semplice messaggio augurale.

 

Jung ha più volte dichiarato nella sua immensa opera scientifica che il destino dell’umanità dipende dal processo del “divenire cosciente”: «Allora capii – riferì nella sua autobiografia (C.G. Jung – Ricordi, Sogni, Riflessioni) – che nell’anima, fin dalle sue prime origini, c’è stato un anelito alla luce e un impulso inestinguibile ad uscire dalla primitiva oscurità. (…) L’anelito alla luce è l’anelito alla coscienza».

La luce è, infatti, per Jung l’equivalente simbolico della coscienza per cui le metafore che utilizziamo nei miti, nelle religioni o nel moderno cinema per spiegare l’essenza della coscienza sono analogie tratte dal mondo della luce e della visione: l’Alpha Centauri del film citato è, non a caso, una stella, quella più luminosa dell’omonima costellazione, nonché terza stella più brillante del cielo notturno a occhio nudo.

 

Così le nostre luminarie, quelle bellissime di Salerno, quelle invidiabili di Campobasso, quelle sorprendenti di Larino, sono lì a veicolare un’informazione che rischiara l’oscurità, illumina l’ignoto, diverge il nostro pensiero, ci indica una via mai contemplata prima, ci mostra il volto nuovo della nostra città, ci aiuta a guardare oltre per assecondare questo inestinguibile bisogno di mutamento che pervade l’anima nell’umano.

L’antico Dies Natalis Solis Invicti, giorno di nascita del “dio Sole non vinto”, coincidente con quella che, secondo miti antichi molto diffusi in tutto il mondo, era la “rinascita del Sole”, dopo il solstizio d’inverno (21 dicembre), ricorda a tutti noi l’anelito perseguito durante tutto il nostro ciclo vitale ad “illuminare la notte”, perpetuando e rinnovando il ciclo infinito della vita e del prendere coscienza. Abbiamo bisogno di conoscere e di cambiare, abbiamo bisogno di alimentare la cultura, di armonizzare il nostro essere all’ambiente in cui viviamo.

L’intermittenza delle luminarie sta lì anche ad indicare, quindi, una soglia simbolica che, attraverso l’accesso ad un “tempo interiore associato alla visione”, prefigura la nostra possibilità di giungere ad un livello superiore di consapevolezza individuale e collettiva.

 

È questa la motivazione inconscia profonda della nostra delusione per la scarsa attenzione data in alcune città a questi elementi che, appunto, non svolgono soltanto una funzione estetica o decorativa. Il simbolismo sotteso, perpetuato nei secoli attraverso le tradizioni e i gesti rituali che le accompagnano, era già radicato negli antichi culti del “ciclo della natura”: l’Uomo, infatti, aveva presto intuito che la sua sopravvivenza dipendeva da una dimensione che gli appariva ancora indecifrabile, potente, autonoma, oscuramente intuita e che andava rischiarata attraverso la conoscenza e la ricerca della consapevolezza.

E di fronte al moto del Sole, che segna il passaggio al nuovo anno, noi continuiamo a provare lo stesso sentimento di angoscia di estinzione che l’umanità ha sempre provato (i film di fantascienza ne sono una più recente testimonianza) poiché non vedere più il Sole risorgere dalle tenebre comporterebbe di certo l’estinzione della nostra vita per sempre: le luminarie rappresentano una moderna manifestazione dell’antico culto rituale del Sole, sostitutive dell’accensione dei fuochi (persistente ancora nelle nostre comunità come ad Agnone con la sua “’Ndocciata”) che, con il loro calore e la loro luce, ridanno forza all’astro della vita.

 

L’attenzione data anche in Molise dalle Amministrazioni di Campobasso e Larino o Agnone, ad esempio, a questo antico rituale della luce e del fuoco sono una dimostrazione di come il genere umano, dalla Siberia all’Inghilterra, dai popoli europei a quelli del Mediterraneo, abbia in ogni epoca storica risposto all’anelito di unione tra la profonda oscurità e la luce: non a caso, al 25 dicembre, infatti, data legata al solstizio d’inverno, l’umanità ha associato la nascita di Gesù come di diverse altre divinità quali il dio Mitra in Persia, Osiride e suo figlio Oro in Egitto, il dio Tammuz, figlio della dea Istar, in Babilonia.

 

Allo psicologia è nota l’induzione di specifiche risposte emozionali in un soggetto esposto ad una sorgente di illuminazione all’interno di un setting architettonico o specificamente artistico, in gran parte determinata dall’asset neurale e dall’apparato psicofisico individuale: è uno degli effetti più evidenti delle luminarie, anche se a volte, essendo concentrati sulle valenze estetiche o decorative, non ne siamo pienamente consapevoli. All’interno di uno spazio architettonico la luce è capace di stimolare – a seconda dell’intensità, modulazione e saturazione – specifici stati mentali, ma anche attivare particolari abilità cognitive nel soggetto che percepisce la luce e i colori: dinamismo, relax, chiarezza visiva, eccitazione, produttività, efficienza, ma anche stress, sonnolenza, malinconia, agitazione, inquietudine, angoscia. Chi ha visitato la basilica della Sagrada Familia di Barcellona può ben comprendere l’effetto straordinario che i giochi di luce e di colore possono avere sullo stato psico-emozionale dell’essere umano.

 

Il sentimento di meraviglia che ci pervade in questi casi rivela anche la nostra attrazione per la complessità e il mistero che deriva dalla scoperta di un ambiente nuovo e sconosciuto, tendendo l’essere umano, creativamente, a preferire soluzioni “non convenzionali” in cui è proprio la luce, con le sue innumerevoli modulazioni e sfumature, a guidare l’individuo nel processo di esplorazione dell’ignoto: l’intermittenza delle luci sembra paradossalmente celare, anziché rivelare, il mistero, ma proprio per questo attrae potentemente, coinvolge, stimola ed affascina. Sono anche questi gli stimoli più potenti per il pensiero divergente e per la creatività. Le amministrazioni dovrebbero valorizzare maggiormente questi antichi riti.

Infatti, in questa profonda propagazione di simboli che hanno attraversato i secoli sin dalle origini dei miti solari, svetta trionfante ancora oggi l’Albero all’uncinetto di Trivento e pulsano energia vitale le luminarie delle nostre città, invitandoci ad orientare lo sguardo creativamente verso il 2019.

 

Ed io sono qui ad attenderlo mentre invio a tutti voi affezionati lettori il mio più caloroso augurio per un nuovo anno ricco di grandi rinnovamenti nelle nostre vite.