“L’adozione ti cambia la vita e ti apre il cuore”: Raffaella e il viaggio in Africa per i suoi due figli foto

Raffaella Cosenza racconta l'amore che ha conosciuto attraverso le adozioni in Africa e il suo viaggio in Togo, malgrado la paura dell'aereo, dove ha visitato i ragazzi della casa famiglia che ha adottato. "L'adozione ti cambia la vita e ti apre il cuore"

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E’ rientrata esattamente da un mese, “ma voglio già tornare laggiù” e lo dice con gli occhi intensi e luminosi, pieni di entusiasmo, come racconta anche il suo viso.  Perchè l’esperienza vissuta in Africa resta nell’anima e nel cuore e non potrebbe essere altrimenti visto che lì lei ha dei figli. Tutti la chiamano mamà, in un misto tra italiano e francese. E lo dimostra la telefonata di Albert, la cui chiamata su Whatsapp arriva all’inizio della chiacchierata a pochi giorni dal Natale. “Vedi, è mio figlio che mi chiama”.  Alza il telefono e risponde Raffaella, parla con lui e in un francese semplicissimo lo saluta e gli chiede di chiamare il papà “perchè io sono impegnata”, Albert dall’altra parte della cornetta – e quasi pure del mondo – le dice che va bene, le ricorda che le vuole bene e la saluta”.

“Ma lo conosci il francese?”, “No – risponde divertita – l’ho imparato un po’ tramite loro, stando lì, ma non fa niente, mi faccio capire in tutti i modi perchè per loro e per i miei figli farei di tutto, qualsiasi cosa. E se io, con il mio racconto e la mia testimonianza posso essere d’aiuto, se sono un mezzo per aiutarli lo faccio volentieri, non mi tiro indietro perchè dobbiamo fare tanto per loro“. E pure a dimostrazione di questo c’è una confessione: “Io ho paura di viaggiare, ma per arrivare in Africa, a Lomè la capitale del Togo ho affrontato un viaggio da Roma a Parigi da sola, lì mi ha raggiunta la presidente dell’associazione “Le mamans d’Afrique” e insieme abbiamo raggiunto la terra africana. Io in aereo faccio qualsiasi cosa, sono tesa e ho paura, ma la mia motivazione è così forte che alla fine non ci penso e affronto il viaggio e le lunghe ore“.

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Ma per capire tutto bisogna un attimo riavvolgere il nastro e ripartire da capo. Raffaella Cosenza è una avvocata, napoletana d’origine e termolese d’adozione e dal 9 al 20 novembre scorso ha visitato l’Africa, per la precisione Lomè, capitale del Togo, repubblica a sud ovest dell’Africa, una striscia di terra ricca di villaggi e dialetti diversi, con tradizioni radicate, affacciata sul Golfo di Guinea. Lì, insieme alla sua associazione ha adottato dei bimbi e creato una casa famiglia “dove accogliamo una quarantina di ragazzi orfani che vivono in estrema povertà e che possono quindi frequentare la scuola. Con loro ci sono un infermiere, un responsabile della struttura, la cuoca e i nostri ragazzi universitari, ovvero quelli che sosteniamo negli studi delle varie facoltà presenti sul territorio e che aiutano i bambini e i ragazzi a svolgere i compiti ogni giorno”.

La vita in casa famiglia è impegnativa, ricca di attività di ogni tipo e scandita dall’orario. “Si svegliano molto presto perchè devono prepararsi per la giornata a scuola, devono anche sistemare le camere e lavare biancheria e vestiti, poi vanno a scuola e dopo la pausa pranzo ritornano per continuare a studiare ed esercitarsi. Alle 17 escono e tornano in casa famiglia, alle 19 cenano e poi si rimettono di nuovo sui libri con i nostri ragazzi universitari che si dedicano a loro. Ho avuto la possibilità di vivere con loro per due settimane, abbiamo comprato dei materassi e abbiamo dormito a terra anche se loro volevano donarci i loro letti – racconta Raffaella – ogni momento con loro ti resta nel cuore, è magico perchè hanno sempre voglia di stare vicino a te, raccontare, parlare e abbracciare. Ti trasmettono qualcosa di indescrivibile, un amore senza limiti e senza differenze. Ricordo uno degli episodi più carini, siamo andati a prenderli alle 17 a scuola e mano a mano che uscivano ci notavano e ci abbracciavano, ad un certo punto eravamo circondati e ci siamo incamminati come una lunga scia di stelle, visto che il nome che hanno voluto dare alla casa famiglia è proprio “La casa delle stelle” perchè, come ci hanno spiegato, sono tornati a risplendere”.

Il suo viaggio è coinciso anche con un nuovo e importante appuntamento, visto che hanno inaugurato – anche se solo formalmente e con la cinta dell’accappatoio al posto del canonico nastro – una nuova casa famiglia, dove sono ospitati adolescenti. “Una struttura era troppo piccola visto che i ragazzi aumentano sempre più, non avevamo un nastro da tagliare e allora abbiamo usato quello che avevamo in valigia”.

E proprio le sue valigie raccontano tanto di quel viaggio. “Per me avevo solo un bagaglio a mano con tutto ciò che poteva servirmi, lì fa caldo e quindi non avevo cose troppo voluminose”, ma con lei in stiva c’erano due valigie da ventitrè chili l’una piene di qualsiasi cosa, “una era totalmente dedicata ai medicinali che noi portiamo dall’Italia grazie alla raccolta dei farmaci. In Africa la sanità costa, ogni tipo di intervento o di visita ha costi elevati e bisogna portare in ospedale anche garze, siringhe e cerotti. Il resto invece era pieno di regali che mi hanno fatto arrivare le mamme da tutta Italia, qualsiasi cosa che possa essere utile laggiù per i loro figli”.

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Ma se alcuni ragazzi possono lasciare i loro villaggi e i loro parenti più prossimi, come zie, nonni e bisnonni, per vivere in casa famiglia, tanti altri no. “Per questo per loro è stato creato il sostegno familiare con cui si sostiene l’intera famiglia all’interno del villaggio, garantendo loro il necessario per vivere, abbiamo anche costruito il pozzo dedicato a mio fratello – rivela Raffaella – e con il progetto Agbanù garantiamo il sostegno alimentare. Da pochi giorni abbiamo acquistato anche le prime macchine da cucire per le ragazze, inizierà presto infatti il progetto di sartoria con cui nasceranno vestiti, alcuni dei quali sono stati già prodotti come prototipi”. E qui mostra dal telefono tre abiti diversi con delle stoffe caratteristiche del territorio africano dai colori sgargianti e intensi indossati da tre modelli d’eccezione: uno è un bimbo del Togo, gli altri invece sono i suoi figli Nadia, 8 anni e origini russe, e Deho, 6 e origini del Burundi.

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Ed è proprio con loro che Raffaella e suo marito Loris hanno scoperto l’adozione e sono diventati genitori di due bimbi tanto diversi caratterialmente ma complementari. “Sono due opposti, ma sono troppo divertenti insieme, giocano, litigano, parlano, si raccontano; amano lo sport e la musica, proprio come il loro papà. Nadia mi ha chiesto di partire con me e di andare in Togo, le ho promesso che tra un paio di anni potrà viaggiare con me, ma adesso è troppo piccola e poi ha la scuola, dove tra l’altro, insieme ai suoi compagni e alle maestre hanno realizzato tanti doni che abbiamo messo in vendita e il cui ricavato andrà ai bambini in Africa”. E mentre racconta il telefono suona ancora, è la maestra di Nadia. “Raffaella, ho preparato altri lavoretti per i bimbi, incontriamoci così te li consegno”.

“Ecco, devo andare. Vado a prendere i loro doni, andrei ovunque. Te l’ho detto, per loro farei di tutto, sono i miei figli“.

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