“Ostetricia chiude perché non si assumono medici”. Sos al nuovo commissario per salvare il punto nascite foto

Le donne partoriscono dai medici che le seguono, a costo di recarsi a Vasto per far nascere i propri figli. E al San Timoteo non si assumono ginecologi. Appello al commissario Angelo Giustini a salvare il reparto maternità sbloccando la graduatoria il prima possibile. Perchè, in questa situazione e con così pochi medici in servizio, garantire 500 parti all'anno è impossibile.

Lo scoccare dell’ultimo giorno dell’anno è vicino, ma i bambini nati nel 2018 al San Timoteo di Termoli sono ben al di sotto della soglia minima stabilita dal decreto legge per tenere in vita il reparto di ostetricia. Molto al di sotto dei 500, numero fatidico che consentirebbe la sopravvivenza dell’unità ospedaliera. Difficile, anzi impossibile che nelle ultime settimane che mancano si compensi quello che finora non è accaduto ribaltando l’orizzonte. E allora, ecco che il rischio di una chiusura diventa più concerto, che la spada sospesa come una mannaia sul San Timoteo si avvicina alla testa della vittima designata, che poi è la (già malconcia) sanità bassomolisana.

A meno che non succeda un miracolo. O ci si metta di mezzo il nuovo commissario. Giacchè i miracoli non sono programmabili “né nella forma né nella sostanza”, mentre esiste “la possibilità di fare appello al nuovo commissario di vedere oltre la fredda logica dei numeri che si basano sulla realtà vissuta e non tengono conto della enorme potenzialità  che solo Termoli può avere in Molise, perchè in una situazione di privilegio geografico che gli consentirà di tornare in futuro di essere leader degli ospedali regionali”. Giancarlo Totaro, medico in servizio a Termoli nonché sindacalista, suggerisce lungimiranza, al di fuori dei campanilismi, consapevole – come la maggioranza del personale e degli ipotetici pazienti del San Timoteo – che il nosocomio adriatico serve un bacino più ampio di quello che rientra strettamente nella geografia del territorio, essendo il BassoMolise area strategica per la viabilità e confinante con la Puglia e l’Abruzzo.

Da qui una riflessione pratica, che traccia la linea dei passaggi necessari per salvare il reparto di ostetricia e Ginecologia di Termoli evitando che il 2019 sia l’anno della morte ufficiale e che a partire da questa data nessun bambino potrà più avere, sul proprio documento di identità, la dicitura “Nato a Termoli”.

“Bisogna che tutti riescano a far capire le vicissitudini storiche che quel reparto ha subito dalle quali non è riuscito a risollevarsi  – spiega Totaro -. Cose che non sono mai state superate perchè non c’è stato un automatico ricambio completo dei vecchi ginecologi non più in servizio con giovani medici in pianta stabile. Chi farà finta di non capire a cosa ci si sta riferendo dimostrerà poca sincerità”.

Già, perché quando una donna aspetta un figlio esiste un dato inoppugnabile: sceglie di farsi seguire da un ginecologo con il quale in seguito vorrà partorire. Inutile, aggiunge Totaro, essere ipocriti e fingere che questo non sia vero. E se a Termoli non si assume stabilmente un numero di ginecologi adeguato ormai da diverso tempo, è ovvio che le donne di Termoli, del Basso Molise e della Puglia settentrionale ,”storicamente utenti del San Timoteo”, vadano a partorire in ospedali fuori regione, anche “perchè facilitate dai buoni collegamenti, sicuramente migliori di Campobasso”.

Per permettere al reparto di Ostetricia di  Termoli di vivere, l’appello è al nuovo commissario alla sanità affinchè chieda una deroga all’applicazione del decreto che stabilisce la chiusura dei punti nascita al di sotto dei 500 parti all’anno. Piuttosto ad Angelo Giustini, direttore del servizio sanitario del comando generale della Guardia di Finanza, scelto al vertice della sanità molisana dopo 7 lunghi mesi di vacatio, è richiesto un gesto pratico, unico in grado di garantire il reparto, la città e il territorio.

Vale a dire procedere a tutte le assunzioni di medici ginecologi previste in pianta organica “affinchè esse possano essere seguite dallo stesso medico che dopo le faranno partorire e provare la gioia di diventare mamme. Non è un “aiuto di stato” che chiediamo al nuovo commissario ma la valorizzazione di una potenzialità che obbiettivamente in Molise non ha eguali. Salveremo le nostre giovani donne bassomolisane da una certa, scomoda e dolorosa emigrazione sanitaria, perchè certamente non andranno a partorire a Campobasso mentre  Termoli diventerà ancora più meta di conquista, legittima, dei ginecologi di fuori regioni che potranno gestirsi indisturbati il lecito e lucroso “business” delle gravidanze mentre la sanità molisana dovrà pagare all’Abruzzo tutte le spese”.

I dati sono chiarissimi: a ostetricia di Termoli lavorano solo tre ginecologi. Da mesi si aspetta che si attinga dalla graduatoria per avere rinforzi. In graduatoria sono pronti cinque medici ginecologi già assegnati al San Timoteo, che finora sono stati ignorati perchè mancava il commissario in grado di sbloccare le assunzioni e rimediare alla paralisi. Ora però il commissario c’è.