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Niente soldi per la democrazia

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Il Comitato e il Coordinamento Referendario denunciano con forza l’ennesima puntata di questa brutta fiction che tiene banco a Termoli ormai da quasi tre anni, alla quale i cittadini presenti al Consiglio Comunale di ieri mattina hanno potuto assistere in diretta .

Ma anche chi non ha potuto recarsi in Comune ( la maggioranza dei termolesi, dato che ormai si discute e si decide solo nelle prime ora del mattino, in modo che ben pochi possano partecipare) ha appreso immediatamente dell’ennesima bocciatura del referendum popolare sul tunnel, ancora una volta con la risibile motivazione dei fondi mancanti per la sua realizzazione. Mentre i circa centomila euro per la validazione dello sciagurato progetto, e per altre variazioni di bilancio, si trovano senza problemi…

Senza alcuna vergogna viene quindi ripetuto a chiare lettere che per la democrazia non ci sono soldi: ci dispiace, ma costa troppo. Coinvolgere i cittadini nello stravolgimento totale e inutile della loro città è un lusso che non ci si può permettere; dare attuazione agli strumento democratici di consultazione che lo statuto comunale prevede significa evidentemente buttare i soldi dalla finestra. E come altre volte, si è trovato addirittura il modo per non discutere nemmeno la proposta di delibera, ricorrendo a pregiudiziali che impedissero l’apertura del dibattito. E’ mancato solo che qualche consigliere o assessore dicesse chiaramente: Non ci scocciate più, l’avete capito o no che non vogliamo neanche perdere tempo a parlare di questo tema?

Assistiamo da quasi cinque anni a consigli comunali che andrebbero proiettati in corsi di formazione amministrativa come esempio negativo  di gestione democratica del potere locale….Nemmeno il richiamo (per altro abbastanza flebile) della Regione sulla necessità di interpellare i cittadini ha sortito alcun effetto, o prodotto ripensamenti nella granitica compagine che sta allegramente consegnando Termoli nelle mani dei privati per i prossimi trenta, o novanta, anni.

Troviamo altamente offensivo, antidemocratico e decisamente inquietante l’assoluto disprezzo dimostrato ancora una volta da questa amministrazione, che del project financing e dell’urbanistica contrattata ha fatto la sua bandiera, nei confronti degli abitanti di questa sventurata città; che certamente nei decenni passati è stata massacrata  in vario modo, ma che non aveva mai dovuto fronteggiare un assalto alla diligenza così diversificato e spregiudicato.

L’ennesima prova di questo atteggiamento è apparsa oggi evidente nella votazione che ha approvato la bozza di statuto della istituenda Fondazione pubblico-privata (molto più privata che pubblica, ovviamente) che dovrà gestire le duecento è più opere d’arte contemporanea orgoglio della città, di valore altissimo e in molti casi sotto vincolo della Sovrintendenza alle Belle Arti.

Il Comitato e Coordinamento Referendario fanno appello ai cittadini perché ricordino punto per punto come in questi cinque anni sia stato condotto un attacco senza precedenti al patrimonio pubblico materiale e immateriale di Termoli, partendo dal Grande Scempio per arrivare ora all’esproprio dell’arte, patrimonio collettivo per eccellenza.

La memoria è indispensabile per fermare questa deriva e invertire la rotta, impedendo ulteriori danni. Ma è necessario che i cittadini comprendano che i beni comuni costituiscono l’identità di una popolazione, e che perderli significa abdicare alla propria sovranità. Perché come scrisse Montesquieu, l’apatia dei cittadini è per il bene pubblico non meno grave della tirannia di un principe.

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