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Acquedotto Molisano Centrale, disattesi i tempi di entrata in funzione: ancora ritardi dopo 15 anni foto

Lavori al serbatoio praticamente ultimati, ma mancano i collegamenti con le condotte comunali dei paesi e il collaudo non è stato fatto. Tre mesi fa il Governatore Toma disse che l’attivazione ci sarebbe stata a metà novembre. Ora il Consigliere regionale Fontana, che ha seguito la vicenda, chiede chiarimenti sull’ennesimo ritardo.

Acquedotto Molisano centrale, ci siamo. Anzi no. Ancora ritardi sull’entrata in funzione di una infrastruttura che aspetta di vedere la luce da oltre 10 anni, e che tre mesi fa era stata inaugurata. Invece la metà di novembre è trascorsa, e non se ne è saputo più nulla.

Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Valerio Fontana mette ora il Governatore Donato Toma davanti alle sue responsabilità. “Tre mesi fa – scrive nella nota – precisamente lo scorso 10 agosto, è stato inaugurato l’acquedotto Molise Centrale che dovrebbe portare l’acqua del Matese in tutto il basso Molise. All’inaugurazione era presente il governatore Donato Toma che nell’occasione annunciò il completamento dell’opera e l’attivazione del servizio a Termoli e nei comuni limitrofi, entro metà novembre.

Ricordo di aver vissuto con orgoglio quella giornata perché parliamo di una delle opere infrastrutturali più importanti non solo del basso Molise ma di tutta la regione. Per questo da quel giorno mi sono impegnato a tenere alta l’attenzione sulla gestione dell’acquedotto. Purtroppo quel ‘metà novembre’ è trascorso da settimane e dai rubinetti dei bassomolisani ancora non scorre acqua di sorgente. La scadenza annunciata, quindi, non è stata rispettata nonostante il chiaro annuncio di Toma.

Ora vogliamo sapere il perché di questo ritardo: dopo 15 anni di promesse, migliaia di cittadini attendono ancora una risposta”.

Valerio Fontana Acquedotto

Una richiesta legittima, tanto più che nessuno riesce a spiegare perché l’acquedotto non entri in funzione malgrado i lavori siano stati praticamente ultimati. Nei mesi sorsi sono stati completati gli interventi al serbatoio e all’ultima parte di raccordo dell’opera, nel territorio tra Termoli e Guglionesi, a ridosso di contrada Chiancate.

La grande infrastruttura, che aspetta da quasi 15 anni, dovrebbe essere consegnata alla Regione Molise all’inizio del 2019. Trasporterà acqua di sorgente nelle case della popolazione bassomolisana, per la quale l’unica fonte di approvvigionamento idrico al momento – e ormai da decenni – è l’invaso di Ponte Liscione, la diga artificiale costruita 45 anni fa sotto Guardialfiera.

Importanza strategica di rilievo: il nuovo acquedotto non solo garantirà acqua di sorgente, “buona” per eccellenza, ma arginerà grazie al sistema a ricaduta le frequenti crisi idriche che si verificano nella zona costiera del Molise, dove le pompe di sollevamento si rompono troppo spesso perché obsolete e malfunzionanti.

155 chilometri di condotte, 3 centrali di sollevamento e 6 serbatoi di accumulo, 3 centrali di controllo con altrettante interconnessioni a schemi idrici per coprire a tappeto un territorio di oltre 100mila abitanti: questi i numeri dell’Acquedotto, sul quale i ritardi che si sono accumulati nel corso degli anni sono dipesi da ricorsi, beghe giudiziarie e dalla variante all’altezza di Petacciato Marina e della Costa Verde, perché è stato ritenuto indispensabile proseguire l’intervento infrastrutturale fino al confine con l’Abruzzo. Inizialmente infatti l’opera sarebbe dovuta arrivare solo fino a Termoli.

Gli operai, nei mesi di agosto e settembre, hanno allacciato il serbatoio alle condotte nell’ultimo tratto. L’acquedotto avrebbe dovuto già essere sottoposto, secondo il calendario fornito dalla Regione Molise, al necessario collaudo, visto che la maggior parte dei tubi dei quali è composto risale a oltre 10 anni fa. Ma ora l’entrata in funzione slitta ancora.

La speranza, che lo stesso Governatore del Molise ha alimentato garantendo la fine dei lavori imminente, è che entro il 2019 l’acqua del Matese possa scorrere nel nuovo impianto e che i bassomolisani possano finalmente abbandonare l’acqua del lago, potabilizzata con sistemi che spesso si sono rivelati pesanti per l’uso abbondante di prodotti chimici necessari a eliminare i batteri presenti nell’acqua del Biferno che finisce nell’invaso del Liscione.