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Mezzo milione scomparso dai conti del condominio e nessun lavoro di ristrutturazione fatto. Sotto accusa l’amministratore e le sue società foto

La strana storia del residence Santa Monica a Campomarino lido: 66 appartamenti che hanno urgente bisogno di essere ristrutturati, un amministratore di condominio scomparso dalla circolazione dopo che i conti correnti sono stati svuotati di 500mila euro, in gran parte dirottati su due società "in famiglia". I condomini hanno pagato per anni prima di scoprire l'accaduto, e ora chiedono giustizia. Tra denunce, cause civili, revoche e conflitti di interesse.

Santa Monica, Campomarino lido. Quattro palazzi attaccati l’uno all’altro a formare una specie di ferro di cavallo. Una corazza di cemento in pessime condizioni:  facciate scrostate, balconi rotti, cemento corroso e ferro esposto. Garage chiusi e transennati, atmosfera desolata.

Contrada Lauretta, a ridosso della Statale 16, poco distante dal mare. Il residence Santa Monica non ha nulla a che vedere con l’omonima ed esclusiva località di Los Angeles. Invece di ville, piscine e giardini, 66 appartamenti sferzati dal vento in inverno, che si riempiono solo il mese di agosto quando gli inquilini soggiornano qui per le vacanze estive. Sono quasi tutti “forestieri”, abitano tra Milano, Roma, Torino, la Puglia. Occupano per un paio di settimane all’anno seconde case vicino al mare. E hanno atteso, per anni e anni, i necessari lavori di ristrutturazione di quei 4 edifici con 4 ingressi separati e un unico amministratore di condominio.

Si chiama Fabio Fano, abita a San Giovanni Rotondo ma è proprietario di un appartamento nel residence. A lui buona parte dei condomini, che un anno e mezzo fa ha avviato una indagine tecnica e contabile sfociata in una querela e in un procedimento civile per la revoca motivata da “gravi irregolarità”, imputano la sparizione di mezzo milione di euro.

Denaro versato attraverso bonifici – e in alcuni casi vaglia postali – dai condomini per fare i lavori di ristrutturazione del residence. Lavori necessari, anzi indispensabili. Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco ha avvertito da un pezzo delle “situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica e privata” legate alle condizioni dei garage, che peraltro sono transennati e inagibili da molto tempo.  Il Comune di Campomarino ha sfornato diverse ordinanze per intimare all’amministratore (nominato nel 2008) di procedere, avvisandolo anche che in caso di mancata ottemperanza all’obbligo di mettere in sicurezza i palazzi (e gli abitanti) si sarebbe proceduto a una segnalazione all’Autorità Giudiziaria. Lavori che Fano ha fatto mettere a verbale con tanto di progetto edilizio e ha fatto approvare  dall’assemblea di condominio. 

Cosa sia accaduto dopo non è ancora chiaro, ed è motivo di indagine da parte della Procura. Ma ci sono fatti che non si possono smentire: i lavori non sono stati fatti, mentre i conti correnti condominiali sono stati svuotati. Mezzo milione di euro, più o meno, ha preso il volo.

Il residence casca a pezzi. Ogni appartamento ha, in maniera più o meno grave, infiltrazioni d’acqua. “Nella mia scalinata sono caduti perfino i calcinacci dal balcone di sopra” racconta un condomino, uno dei tanti che ha pagato dal 2011 al 2016 prima di capire che non sarebbe stata montata nessuna impalcatura.  “L’amministratore – continua – continuava a dire che mancavano le coperture economiche perché molti non pagavano. Mandava continuamente lettere, solleciti e decreti ingiuntivi. Sono stati fatti numerosi pignoramenti. Eppure…”. Eppure di quei soldi non è rimasto nulla. Che fine hanno fatto?

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Lo ha scoperto il signor Leonardo Leone, condomino agguerritissimo che a un certo punto, davanti alle insistenze continue che definisce “vessazioni vere e proprie”, si è messo di buzzo buono a fare una indagine contabile su 5 conti correnti del condominio. Due sono stati aperti alla ex Carim di Campomarino (oggi Banca Popolare Pugliese) e sono stati chiusi d’ufficio dal direttore di filiale nel settembre del 2015 perché c’era un pignoramento dalla società che faceva manutenzione agli ascensori e i conti non potevano restare aperti senza soldi. Altri tre sono stati accesi da Fano alla Banca di Credito Cooperativo filiale di San Giovanni Rotondo per spese ordinarie, spese straordinarie e antincendio.

Leonardo Leone ha esaminato i movimenti di questi 5 conti correnti ha scoperto che fiumi di soldi erano stati prelevati da Fano “senza nessuna causale” o dirottati su due società alle quali erano stati appaltati i lavori e che, è stato scoperto con tanto di visure camerali, sono entrambe riconducibili a Fabio Fano. Una è proprio sua, l’altra di due ragazze che abitano sotto il suo stesso tetto.

“Fano diceva sempre che non c’erano soldi, stava sempre lì a insistere che dovevamo versare, versare, versare. E invece i soldi c’erano, io lo posso dimostrare” incalza Leone che, nominato Ctp dai condomini, ha fatto fare una relazione tecnica stragiudiziale all’ingegner Antonacci per verificare se e quali lavori sono stati realizzati rispetto a quelli previsti dal progetto edilizio e approvati in assemblea. Risultato della perizia, finita agli atti e allegata sia alla denuncia che al ricorso nel quale si chiede la revoca in sede civile di Fano: non è stato fatto un bel niente. “Nessun tipo di lavori di manutenzione straordinaria né di consolidamento strutturale, così come previsti nel programma dei lavori dall’ingegner Rucci, è stato eseguito, né all’esterno del complesso condominiale né al piano interrato” si legge nelle conclusioni.

Certo, si tratta di una relazione tecnica di parte. Ma anche a un profano appare lampante come il condominio Santa Monica sia degradato, e chiarissimo che nessun lavoro, né ordinario né straordinario, è stato eseguito.

E allora, che fine hanno fatto i soldi? “Posso spiegarlo io, se li è intascati Fano in maniera diretta e indiretta” sostiene Leone, che ha portato davanti ai giudici gli estratti dei conti correnti condominiali. L’analisi bancaria è piena di sorprese. A cominciare dai bonifici. A chi? Fabio Fano, che non ha voluto spiegare a Primonumero.it la sua versione dei fatti nonostante sia stato contattato telefonicamente più volte e raggiunto anche attraverso facebook e tramite Pec, i bonifici li ha fatti prima di tutto in suo favore. E poi, chiarisce Leone, “Alle società Sasco e Fasco, che complessivamente hanno beneficiato di circa 350mila soldi nostri”.

Si tratta delle due società alle quali sono stati appaltati i lavori del complesso a colpi di maggioranza nelle riunioni condominiali, che secondo molti condomini interpellati venivano manipolate. “I verbali – raccontano – sono stati alterati in alcune parti. Per anni si è andato avanti a colpi di deleghe assegnate agli avvocati, amici di Fano e membri del Consiglio dei Condomini”. Quest’ultimo è un organismo di verifica formato da una rappresentanza di tutti i condomini con funzione di controllo sull’operato e sui conti dell’amministratore. E’ previsto dal regolamento del condominio  e dovrebbe essere votato dai condomini stessi. ma al residence Santa Monica sarebbe accaduto qualcosa di diverso: “Il Consiglio dei condomini – continua Leone, mostrando una voluminosa documentazione cartacea – è stato scelto da Fano, dentro ci sono persone a lui vicine come Eugenio Falcone, l’avvocato che lo difende nelle cause in Tribunale e che a fatto la maggior parte dei decreti ingiuntivi e dei pignoramenti sulle pensioni di chi, secondo loro, non pagava”. Falcone è lo stesso avvocato intervenuto in una procedura esecutiva per conto del condominio, al quale sono stati liquidati 45mila euro. “Ma sui nostri conti ne sono arrivati solo 20mila”. Anche qui una domanda: e il resto che fine ha fatto?

Tornando alla Sasco e alla Fasco, la cui quasi omonimia aggiunge alla storia  una confusione che sembra volutamente ricercata, si tratta di due società che pongono più di un interrogativo. Entrambe si occupano in generale di edilizia e ristrutturazioni, ma non risulta che abbiano mai operato realmente nel settore. La Sasco Srl ha come amministratore unico proprio Fabio Fano, che di fatto ha bonificato somme cospicue in favore di se stesso. I soci sono due, quello di maggioranza (proprietario al 75%) è tale Ilaria Blonna, che per una straordinaria coincidenza della vita vive nello stesso indirizzo di residenza  di Fano a San Giovanni Rotondo, e che è la sorella dell’amministratore delegato della Fasco Erika Blonna. Le due ragazze, che abitano nella stessa casa di Fano, sono inoltre titolari, col 50% ognuna,  della Fasco. Riassumendo: Fano amministratore di condominio ha bonificato, per lavori mai eseguiti, oltre 350mila euro alla società di cui egli stesso è amministratore delegato e di cui è proprietaria una ragazza che vive al suo stesso indirizzo nonché alla società di cui è amministratore delegato la seconda ragazza, che pure abita  al suo stesso indirizzo, le cui quote societarie sono equamente divise tra le due. Il concetto del “tutto in famiglia” deve essere apparso un tantino eccessivo pure al giudice del tribunale civile, che nell’udienza del 25 giugno scorso ha deciso di andare avanti con la causa di revoca per gravi irregolarità fiscali malgrado Fano si sia nel frattempo dimesso da amministratore di condominio perché ha ravvisato un “possibile conflitto di interesse” dietro l’appalto alle società e ha dichiarato necessaria una “indagine tecnica diretta a verificare la correttezza della gestione Fano”.

Il quale, nel frattempo, è sparito dalla circolazione. Il 21 aprile scorso si è dimesso, in seguito alla richiesta di revoca. “Sono stato oggetto di pubblica diffamazione – scrive nella raccomandata inviata ai condomini e all’avvocato Eugenio Falcone –  e denigrazione a mezzo scritte sui muri dello stabile, finanche nelle strade del lido, ho subito danno alla mia abitazione nello stesso condominio. Anche l’avvocato Falcone ha subito danni alla sua auto – continua – e per garantire la sicurezza mia e della mia famiglia rassegno le dimissioni irrevocabili…”.

Da quel giorno ha mollato qualsiasi contatto col residence. Non risponde più al telefono, ignora i condomini che legittimamente lo cercano per avere spiegazioni sui soldi che, spesso al prezzo di grandi sacrifici, hanno versato andando a rimpinguare 4 conti correnti dei quali non è rimasto nemmeno un euro. Tra bonifici a Fasco e Sasco e a se stesso, prelievi in contanti e attraverso un bancomat agganciato al conto condominiale senza alcuna giustificazione né causale, sono spariti circa 500mila euro, a cui potrebbero essere aggiunti tutti i contanti e i vaglia che non sono transitati sui conti correnti.

“Ci diceva che bisognava muoversi coi lavori, che ci dovevamo sbrigare a pagare – raccontano – e chi non pagava veniva vessato con richieste, solleciti, lettere. Poi arrivavano le ingiunzioni di pagamento firmate dai soliti avvocati, membri del Consiglio dei Condomini”.  E non solo: in un paio di casi  i proprietari sono stati “costretti” a mettere all’asta le abitazioni e in uno di questi due episodi si è presentato, alla vendita all’incanto, lo stesso amministratore.  

“Ci ha ingannato” accusano i condomini che esattamente un anno fa hanno sottoscritto la querela rimandando il caso alla Procura della Repubblica di Larino e che chiedono giustizia. L’esposto ha spezzato l’indifferenza che regnava al residence, abitato da forestieri solo poche settimane in agosto, per le vacanze.

La domanda è d’obbligo: come è possibile che un condominio così grande abbia votato l’assegnazione di lavori a due società tanto controverse, per le quali basta una visura camerale a porre dubbi più che legittimi? Due società riconducibili alla stessa persona che, dal 2008, ha chiesto soldi e promesso lavori senza eseguire gli ultimi e dirottando i primi su finalità diverse dalla ristrutturazione? Ancora una volta la risposta è nei verbali. Sui quali, denuncia Leone, “sono state commesse irregolarità e “manipolazioni”.  Ma verificare sui verbali stessi è impossibile: sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Termoli su mandato della Procura di Larino.

Ne sono successe di stranezze e anomalie al Santa Monica, questo posto ormai quasi tutto in vendita, abbandonato a se stesso, degradato, saccheggiato. E tante sono le cose irrisolte, sulle quali si aspetta con impazienza e rabbia un provvedimento della giustizia. “Non è giusto che siamo abbandonati, questa è una storia che deve avere un finale, non possiamo restare così. Vogliamo una risposta dalla magistratura”.

Santa Monica, ci vorrebbe un miracolo. Intanto dall’agosto 2017 non sono state fatte più assemblee, Fano ha fatto perdere le sue tracce e i condomini devono arrangiarsi pure per pagare l’elettricità esterna. Il residence continua inesorabilmente a corrodersi, sotto il vento e la salsedine che arrivano dal mare. Non è l’oceano. Non c’è nemmeno un alito di California, in questo cemento usurato dalla salsedine, dal danno e dalla beffa.