Macte e Fondazione, la polemica non si placa. Nino Barone torna ad accusare Sbrocca e i suoi

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Non accenna a placarsi il botta e risposta sulla questione della Fondazione che dovrà gestire il Macte, così come approvato nello scorso Consiglio Comunale dalla maggioranza Sbrocca. È ancora il professore Nino Barone a polemizzare con l’Amministrazione e con la sua scelta in merito alla gestione del Museo di arte contemporanea di Termoli.

In una lettera inviata alla redazione giornalistica, intitolata provocatoriamente ‘Fondazione Macte, altre due gravi pecche e un paradosso’, Barone attacca le scelte attuate e in particolare quelle ravvisabili agli articoli 7 e 11 dell’Atto Costitutivo della Fondazione. Trattasi, nel primo caso, della disposizione sui membri del Consiglio di Amministrazione della fondazione pubblico-privata e in particolare sulla previsione che il Sindaco (attuale) di Termoli ne faccia parte per i primi due esercizi ovvero anche in caso di mancata rielezione. “Questo significa che Sbrocca si assicura in questa maniera due anni di presidenza”. ‘Una furbata colossale’ e un ‘regalo di fine mandato auto donato’: così Barone.

 

L’altra questione sollevata nella nota riguarda invece il Comitato scientifico-culturale della Fondazione che, si legge, non è un organo obbligatorio bensì soltanto facoltativo. Per Barone questo è invece un organo fondamentale in qualsiasi fondazione culturale, che “garantirebbe la conservazione integrale delle opere del Premio Termoli e il completamento delle parti mancanti con oculate operazioni di acquisto e di scambio con altre realtà museali e indicherebbe la giusta strategia di divulgazione e comunicazione per la sua valorizzazione in ambito nazionale e internazionale”.

 

Sin qui le pecche. Il paradosso rilevato da Barone starebbe invece nella inadeguatezza del museo sito in via Giappone che non sarebbe un complesso edilizio sufficientemente capiente, adeguatamente articolato e dunque non in grado di ospitare la numerosissima Collezione delle opere del Premio Termoli. E prosegue citando le caratteristiche che un moderno Museo o una Pinacoteca dovrebbe avere.

L’affondo finale è questione ormai nota, ed è quella che la minoranza consiliare ha aspramente criticato negando il suo voto favorevole al provvedimento: “la svendita del suolo termolese”, insomma la questione privatizzazione di beni pubblici.

E il rimpallo di accuse sull’aver pensato e fatto, o meno, qualcosa per la crescita culturale della città non conosce fine.

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