La voce suadente di Marianne Solivan incanta il pubblico. Sala gremita per un concerto magico foto

La straordinaria cantante jazz Marianne Solivan, per l'occasione accompagnata dai musicisti Antonio Caps all'organo Hammond, Elio Coppola alla batteria e Nicola Cordisco alla chitarra, ha stregato il pubblico di Termoli.

Le premesse c’erano tutte: un sabato sera, l’atmosfera tipica dei periodi di festa, dei musicisti di pregio e una voce straordinaria. Il Marianne Solivan Italian Quartet non ha deluso le aspettative e ha fatto molto di più: ha regalato momenti di pura bellezza al pubblico termolese.

A presentare gli artisti c’era il Delegato alla Cultura del Comune di Termoli Michele Macchiagodena che, prima di far salire sul palco il quartetto, ha rivendicato la bontà delle scelte dell’Amministrazione negli eventi culturali e la continuità delle stesse, che è forse la strategia migliore per migliorare una città ed educare i cittadini al ‘bello’.

 

Con Marianne Solivan e i musicisti italiani che l’hanno accompagnata la qualità non era in discussione. Con la cantante c’erano tre sopraffini artisti: Nicola Cordisco alla chitarra, Antonio Caps all’organo Hammond ed Elio Coppola alla batteria. Volti noti, specie gli ultimi due, per gli appassionati del Termoli Jazz Festival, mentre Nicola Cordisco è il padre di un altro talentuoso ospite fisso (molisano di Campobasso) della kermesse, il chitarrista Daniele Cordisco. Talento dei singoli e intesa perfetta tra i quattro, questa la chiave di ogni esibizione di successo.

L’artista statunitense è considerata un’interprete di primo piano nel panorama jazz contemporaneo e dopo averla ascoltata dal vivo se ne capisce la ragione. Voce calda e sensuale e dal grande spessore timbrico, unita ad una grande energia e a un naturale carisma, la Solivan ha stregato i presenti ieri – 29 dicembre – al cinema Sant’Antonio.

Concerto Marianne Solivan

Sala quasi al completo per un concerto che ha ammaliato gli astanti con dolci brani, molti dei quali del repertorio natalizio, riarrangiati in chiave jazz e con punte di swing. Notevoli anche le improvvisazioni della cantante con la tecnica dello ‘scat’, utilizzando dunque sillabe al posto delle parole.

Ma il tecnicismo non è nulla senza l’estrosità e la fantasia. E sono stati in particolare lo slancio improvvisativo della Solivan e gli assoli virtuosi dei tre musicisti a scaldare, sin da subito, il pubblico. Il desiderio espresso dalla cantante ad inizio concerto di creare con l’uditorio un clima ‘familiare’ e intimo è stato esaudito. E l’atmosfera avvolgente lo era davvero, complice la scelta della Solivan di modulare la voce e di non portarla al massimo delle sue potenzialità estensive. Ha fatto il resto la simpatia della vocalist che non ha rinunciato a interloquire col pubblico introducendo i vari brani con aneddoti e pensieri personali.

 

Non sono mancati momenti di speciale dolcezza, come quando la Solivan, dopo l’esecuzione di un brano con il solo accompagnamento dell’organo, si è commossa o quando, nel silenzio che precedeva l’inizio di un nuovo brano, si è stagliata la voce di un bambino che con il suo “What’s your name?” rivolto alla cantante ha dato il la ad un piccolo dialogo tra i due. Marianne, dopo aver saputo che il bambino si chiamasse Samuel, con stupore ha detto che suo padre e suo fratello hanno questo stesso nome, concludendo il siparietto con un “This is meant to be!”.

 

Un concerto di spessore, inserito nel cartellone degli eventi natalizi denominato ‘Wintermoli’, che ha fatto centro. E non poteva essere altrimenti dato il calibro degli ospiti. Quasi ovvia la richiesta del bis da parte del pubblico prima di accomiatarsi, un delicato duetto voce-organo che ha suggellato una serata magica.