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La cura della mente. Psicologi e medici in piazza per le cure essenziali

Domenica a Campobasso l’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri e l’Ordine degli Psicologi molisani saranno in piazza per celebrare i 40 anni del Sistema Sanitario Nazionale. Per la Psicologia il 2017 ha rappresentato una svolta epocale: tra i nuovi Lea è stato inserito anche il diritto di accedere ad interventi di natura psicologica per tutti gli individui che si trovino in situazioni di disagio.

Questa domenica sarò a Campobasso a celebrare con l’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Campobasso e con l’Ordine degli Psicologi della nostra regione i 40 anni del Sistema Sanitario Nazionale. Partecipano all’iniziativa anche la Croce Rossa Italiana, l’Ambito Territoriale Sociale di Campobasso e Cittadinanza Attiva: un’occasione preziosa per riflettere insieme sul percorso effettuato dalle professioni sanitarie in Italia e nella nostra regione, per informare il cittadino sulle possibilità di cura e di prevenzione, offrendogli anche l’opportunità di conoscere in piazza i servizi che la Medicina, la Psicologia e altre professioni sanitarie offrono per la promozione della salute.

nicola malorni

 

Per la Psicologia il 2017 ha rappresentato una svolta epocale: il 18 marzo dello scorso anno è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 che ha introdotto i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il Decreto del 2017 ha sostituito infatti integralmente – a distanza di 16 anni –  il DPCM 29 novembre 2001, con cui i LEA erano stati definiti per la prima volta. Il provvedimento, che rappresenta il risultato di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni e società scientifiche, è stato predisposto in attuazione della Legge di stabilità 2016, che ha vincolato 800 milioni di euro per l’aggiornamento. Tra i cambiamenti più importanti introdotti da questo provvedimento vi è stato il riconoscimento del diritto di accedere anche ad interventi di natura psicologica per tutti gli individui che si trovino in situazioni di disagio.

 

Finalmente i LEA, ovvero l’insieme delle prestazioni sanitarie che lo Stato e le Regioni si impegnano a garantire ai cittadini, riconoscono un ruolo significativo alla Psicologia e alla Psicoterapia: risultato di un processo lungo e complesso, derivato da valutazioni scientifiche (solo le prestazioni sanitarie risultate efficaci possono essere contemplate) ed economiche (tra le prestazioni efficaci si considerano soprattutto quelle meno costose). Con la Psicologia e gli Psicologi presenti tra i nuovi LEA abbiamo potuto così superare le obsolete rappresentazioni culturali che attribuivano scarsa concretezza agli interventi psicologici o ruoli e funzioni secondarie rispetto all’egemonia psichiatrica, o una sorta di costo ulteriore per il Servizio Sanitario Nazionale, considerato utile ma non indispensabile. È accaduto, invece, grazie all’impegno degli psicologi italiani, impegnati in ambito clinico, accademico e politico, che Stato e Regioni hanno riconosciuto finalmente l’assistenza psicologica e psicoterapica come un diritto universale dei cittadini.

 

Si tratta di una rivoluzione culturale ed etica insieme in quanto, già a partire dalla diagnosi, è riconosciuta una specificità alla valutazione e alla diagnosi psicologica e al cittadino il diritto di una “valutazione diagnostica multidisciplinare” che contempli anche quella psicologica. Si individuano inoltre aree di intervento come quelle della “individuazione precoce e proattiva” dei disturbi e una collaborazione tra ambito sanitario e sociale con il riconoscimento della forte valenza sociale della psicologia. È per questo che i due Ordini regionali hanno voluto coinvolgere in questa iniziativa anche l’Ambito sociale del capoluogo, sempre più uniti nella consapevolezza della valenza “sociale” di ogni professione sanitaria e dell’impatto positivo sulla salute degli approcci integrati socio-sanitari.

 

In particolare per quanto attiene alla Psicologia, è un dato certo ormai che gli interventi psicologici sia in ambito sanitario che sociale “si pagano da soli” in quanto non rappresentano affatto un costo aggiuntivo per gli Enti pubblici, ma un fattore di impatto positivo sulla spesa in quanto permettono di risparmiare facendo evitare al Sistema Sanitario Nazionale e agli Ambiti sociali altri costi diretti (costi legati ad un bisogno specifico attuale) e indiretti (costi legati alle conseguenze di uno stato di malessere nel medio-lungo termine).

Gli studi epidemiologici hanno mostrato, infatti, che una condizione di disagio psicologico aumenta a 15 anni la mortalità dal 38% al 67% a seconda della sua gravità (David Lazzari, 2017), mentre l’Organizzazione Mondiale della Salute ha stimato che i disturbi dell’area psichica (soprattutto quelli di cui maggiormente si occupano gli psicologi) sono quelli che comportano i costi maggiori rispetto a qualsiasi altra area di patologia.

 

Anche i Medici oggi sono consapevoli del fabbisogno di assistenza psicologica dei loro assistiti che, per una quota importante che oscilla tra il 30% ed il 45%, si rivolgono a loro per sintomi ansiosi, depressivi, comportamentali o somatici funzionali. Lo stress psicologico prolungato, infatti, altera progressivamente la fisiologia e lo stile di vita, costituendo per via biologica e comportamentale un fattore di rischio per patologie cardiovascolari, metaboliche, gastrointestinali, tumorali, respiratorie, degenerative, ecc. che rappresentano l’80% delle cause di morte e oltre il 70% dei costi sanitari.

Recentemente l’ISTAT ci ha offerto un panorama della salute degli italiani (Cnel, Istat, 2014) che evidenzia come, a fronte di un miglioramento dello stato fisico nel periodo 2005-2012, vi sia un netto peggioramento della salute psicologica. Inoltre, mentre la salute fisica sembra essere maggiormente compromessa nell’ultima parte del ciclo vitale, i problemi psichici si presentano durante l’intero arco della vita, e soprattutto nei momenti  più cruciali per lo sviluppo (l’adolescenza, ad esempio, o l’ingresso nell’età adulta).

Sappiamo anche che un comportamento genitoriale disfunzionale o una condizione stressante, soprattutto se precoce, può segnare epi-geneticamente (ossia generare modifiche dell’espressione dei geni) aree cerebrali fondamentali come l’ipotalamo, l’ippocampo, l’amigdala, le cortecce prefrontali, con conseguenze tendenzialmente stabili nel corso dello sviluppo e, addirittura, in alcuni casi, anche trasmissibili per via transgenerazionale.

 

È per questo che oggi siamo in piazza tutti insieme: per riconoscere e sensibilizzare cittadini e istituzioni verso questo nuove consapevolezze. Abbiamo ormai evidenze molto robuste sul ruolo della dimensione psicologica nella salute. Tutte le dimensioni dell’essere umano e i processi organici, comportamentali e relazionali risentono dei fattori soggettivi, che giocano un ruolo importante negli equilibri di benessere-malessere e salute-malattia.

L’efficacia in generale degli interventi psicologici e della psicoterapia è stata ormai dimostrata da moltissimi studi, che ne dimostrano finanche l’effetto fisiologico con modifiche sui circuiti e sulle strutture cerebrali, così come sul funzionamento corporeo.

I risultati della ricerca evidence-based sugli esiti della psicoterapia, esposti in un documento ufficiale dell’American Psychological Association (APA, 2012) dal titolo Recognition of Psychotherapy Effectiveness, basato su 148 fonti, dimostrano che gli effetti della psicoterapia sono ampiamente significativi e tendono a perdurare e ad aumentare nel tempo anche dopo la fine della cura. La sua efficacia è tendenzialmente equiparabile o superiore a quella dei trattamenti psicofarmacologici, con costi ed effetti collaterali decisamente minori. Le psicoterapie riducono la disabilità, la morbilità, i ricoveri in ospedale e la mortalità, aumentando le capacità lavorative. Questo comporta una netta riduzione delle spese sanitarie (del 20-30%, con una riduzione del 17% per i pazienti sottoposti a psicoterapia rispetto a un aumento del 12.3% per quelli non trattati psicologicamente, portando a un risparmio, nei disturbi cronici, di 10 dollari per ogni dollaro speso).

 

E per quanto concerne la scelta della tipologia di trattamento (tema ampiamente dibattuto anche nella nostra regione dall’Azienda Sanitaria e dall’Ordine degli Psicologi) i dati delle ricerche evidence-based indicano che le diverse forme di psicoterapia, nel loro complesso, producono risultati ampiamente positivi (Effect size globale su 475 studi: 0.85) e superiori a quelli della farmacoterapia antidepressiva (Effect size: 0.170.31), ma che nessuna tecnica psicoterapeutica ha dimostrato una particolare superiorità rispetto alle altre (Shedler, 2010; APA, 2012; Wampold, 2014). Ai fini del trattamento le caratteristiche del terapeuta e la qualità della relazione assumono un’importanza maggiore della tecnica terapeutica e della specificità della diagnosi. Negli studi in cui emergono lievi differenze i risultati tendono a corrispondere alle preferenze e alla formazione teorica del ricercatore piuttosto che a reali effetti dovuti al trattamento.

Il forte legame tra salute psicologica e fisica dimostrata dalla ricerca empirica, quindi, conferma la validità dei programmi che considerano la psicologia e la psicoterapia all’interno dell’assistenza sanitaria di base.