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Il palazzo che fa paura sarà messo in sicurezza. Il verdetto dell’esperto: “Si può salvare” foto

Due le soluzioni prospettate dal professore incaricato di fare una perizia accurata per palazzo Vernucci, alto 25 metri e in bilico su una terra franosa: abbatterlo o metterlo in sicurezza nell'ambito della gestione post terremoto e gradualmente consentire il recupero degli alloggi ai proprietari. Il problema sono i tempi, visto che 40 nuclei familiari sono stati evacuati perchè risiedono nel perimetro di ipotetico crollo. Sfollati anche loro, chiedono risposte.

L’abbattimento del palazzo di via Martiri d’Ungheria a Guglionesi si può evitare, sostituito da una messa in sicurezza che salvaguardi la proprietà privata dei cittadini che abitano nel “perimetro di crollo”, i quali verrebbero liberati dalla minaccia costante che incombe sulle loro teste. E addirittura, in una prospettiva a lungo termine,  sarà possibile il recupero degli appartamenti evacuati due anni fa e che, con la faglia tellurica che attraversa parte del Basso Molise, sono diventati delle trappole.

La relazione che il Comune di Guglionesi ha affidato a Pietro Monaco, professore ordinario di tecniche della costruzione al Politecnico di Bari, parla chiaro. Due le soluzioni prospettate per lo stabile del quartiere Petticeci, le cui condizioni hanno innescato per ragioni di pubblica incolumità 40 ordinanze di sgombero. Dal 18 agosto 40 famiglie che risiedono nel raggio ipotetico di crollo sono state costrette a lasciare casa. Un disagio che si aggiunge all’emergenza rappresentata dal fabbricato denominato “palazzo Vernucci”, dal nome del suo costruttore, e che fin dal 1987 – spiega il professore che ha depositato una voluminosa perizia dopo studi, calcoli strutturali e analisi del terreno – presenta una serie di criticità.

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“La più importante riguarda la tipologia di terreno sul quale sorge”, a riprova del fatto che i Geologi hanno perfettamente ragione quando invitano a studi approfonditi di natura idrogeologica ancora prima della progettazione di edifici, siano pubblici o privati. Un terreno caratterizzato da frane e cedimenti, sul quale poggia un peso importante come un palazzo alto 25 metri, che nel corso degli anni si è spostato con un movimento di rotazione creando un dislivello di ben 15 centimetri.

La relazione è stata illustrata ai proprietari di appartamenti che a lungo, salvo poche eccezioni, non hanno voluto abbandonare quelle case e che oggi si ritrovano con una “patata bollente” fra le mani visto che, almeno teoricamente, le spese per la messa in sicurezza sono a carico del privato. Praticamente, invece, si è verificato un terremoto, con due scosse (il 14 e il 16 agosto) di magnitudo 4.5 e 5.1, che hanno assestato il colpo finale all’edificio, considerato legittimamente a rischio sismico.

“Il pericolo esiste, benissimo ha fatto il sindaco ha evacuare gli stabili che rientrano nel perimetro del crollo” chiarisce il professor Monaco che in Comune, a Guglionesi, ha incontrato personalmente i proprietari di Palazzo Vernucci, spiegando loro le due opzioni possibili. Un abbattimento, i cui costi considerevolmente elevati si attestano sul mezzo milione di euro, oppure una messa in sicurezza che non può avvenire tramite i canonici puntellamenti, se non altro per le dimensioni del fabbricato, e che può andare tuttavia a rinforzare le fondazioni evitando che il palazzo, in occasione di un sisma di magnitudo medio-alta, possa cedere.

Sono stati raccolti, in migliaia di fogli, dati, storie, calcoli, informazioni dettagliate sia sulla tipologia di terreno che sulle opere di contenimento effettuate fino solo a 2 anni fa (che non hanno risolto il problema e che in qualche caso lo hanno addirittura peggiorato), oltre che sulle condizioni edificatorie dello stabile che, riconosce il professore,  “presenta diversi aspetti di vulnerabilità”. Insomma una serie di concause che lo rendono oggettivamente un pericolo e non a caso materia di interessamento da parte della Protezione Civile regionale, che attraverso il capo dipartimento Giuseppe Giarrusso ha studiato la faccenda e ha valutato di far rientrare l’emergenza in quella del post terremoto, visto che è proprio il terremoto a costituire al momento il principale fattore scatenante di pericolo.

 

Per i proprietari potrebbe essere una soluzione, alla quale poi far seguire lavori di adeguamento e ristrutturazione dei singoli appartamenti che potrebbero dunque con il tempo tornare agibili e fruibili. Una eventualità che finora non era stata presa in considerazione e che a qualcuno ha restituito una speranza, anche perché la ristrutturazione può contare sul bonus sisma che fa portare in detrazione fino all’80% dell’importo complessivo. In ogni caso per i proprietari dello stabile la soluzione della messa in sicurezza è preferibile a quella dell’abbattimento anche perché in questo modo “si va a recuperare un bene”.

Più preoccupati invece i proprietari delle case di via Iacobitti e di via Martiri d’Ungheria che rientrano nel perimetro del crollo, e che dal 18 agosto scorso sono stati invitate ad andar via, trovando una sistemazione alternativa, per sfuggire ai rischi di incolumità visto la minaccia del palazzo. Hanno chiesto chiarimenti circa la messa in sicurezza e soprattutto tempi certi per effettuarla. “Per la perizia sono passati 4 mesi, dobbiamo sapere quando potremo tornare a casa” hanno ribadito al sindaco Mario Bellotti, che insieme a Giarrusso li ha affrontati nella sala consiliare .“Abbiamo bisogno di risposte”.

Tuttavia allo stato attuale delle cose, ha spiegato il primo cittadino, “è impossibile parlare con precisione di tempi. Non facciamo proclami né promesse, le cose andranno fatte per bene per risolvere in maniera definitiva un problema che si trascina da decenni e che ora ha incrociato una concreta possibilità di venire archiviato”.

Da parte del sindaco, supportato dall’architetto Giarrusso, la volontà di “procedere con somma urgenza” e contestualmente garantire il contributo dell’autonoma sistemazione agli sfollati come conseguenza del pericolo del palazzo. “Per noi – ha sintetizzato l’architetto Giarrusso – la priorità è quella di consentire il rientro nelle vostre abitazioni ma in tutta sicurezza, senza la minaccia rappresentata da un palazzo che al momento sicuro non è”. La progettazione della messa in sicurezza sarà affidata allo stesso professor Pietro Monaco, che già conosce in dettaglio la fotografia geologica e strutturale di un edificio che continua a fare paura.