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I tre figli di Marianna: orfani anche di uno Stato senza reddito

Sono tantissimi i bambini (oltre 1600 in Italia dal 2000 ad oggi) rimasti vittime di una doppia tragedia: orfani di madre dopo un femminicidio maturato tra le mura di casa, quasi sempre perpetrato dal proprio padre, e poi costretti a scontrarsi anche con l’impreparazione delle istituzioni che dovrebbero proteggerli.

Ho già presentato numerose denunce e querele ma nulla è cambiato. Il suo atteggiamento violento e prevaricatore non si ferma davanti a niente. Non so più cosa fare, temo per la mia incolumità. Non mi rimane altro che continuare a denunciare nella speranza che qualcuno mi ascolti” – potrebbero essere le parole di migliaia di donne perseguitate dai loro partners e invece sono quelle della disperazione di Marianna Manduca, una giovane donna di Palagonia, in provincia di Catania, già caduta nel 2007 sotto i colpi di lama dell’ex marito Saverio Nolfo, che aveva denunciato per ben 12 volte invano.

Malorni Nicola

Marianna aveva deciso di separarsi dal marito e tra loro era in atto un contenzioso per l’affidamento dei tre figli di 3, 5 e 6 anni. Come nei peggiori incubi, nonostante Marianna avesse ottenuto l’affidamento dei bambini, l’uomo aveva imperversato con la sua ombra nella vita dell’ex compagna, condannandola – con continue minacce – a vivere gli ultimi anni in uno stato d’angoscia mai ascoltato, alimentato dalle minacce di morte dell’ex e dalla sordità di uno Stato che si è dimostrato incapace di proteggerla, in un macabro conto alla rovescia.

 

La violenza psicologica perpetrata dall’uomo non si era arrestata neanche davanti ai tre bambini: egli, infatti, non esitava a mostrare un coltello con una lama di circa 10 centimetri che, provocatoriamente, usava anche per pulirsi le unghie. Marianna aveva presentato il 30 maggio 2007 una denuncia che diceva: “Questi estraeva dalla sua tasca un coltello a scatto e davanti ai bambini, con aria di sfida nei miei confronti, lo utilizzava platealmente per pulirsi unghie e mani. Mentre maneggiava una sorta di arco artigianale, alla mia vista puntava l’arco caricato con una sorta di freccia metallica ricavata da una parte di antenna acuminata (…)“.

Poi il 3 ottobre 2007 il tragico epilogo: Saverio speronava l’auto di Marianna e l’aggrediva con un coltello. Dopo diversi colpi all’addome e al torace, la donna moriva dissanguata. Ha lasciato tre bambini, poi adottati da un cugino e da sua moglie.

 

Dopo la condanna a 20 anni di carcere con rito abbreviato di Saverio Nolfo, nel 2017 la Corte d’appello di Messina ha anche stabilito che vi è stato “dolo e colpa grave nell’inerzia dei PM” che non sono riusciti a fermare l’ex marito della Manduca, nonostante le reiterate denunce. La Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata chiamata a risarcire i figli di Marianna ma Palazzo Chigi ha impugnato la sentenza di condanna della Procura di Caltagirone.

Intanto, il 6 dicembre scorso, in prima serata su Rai 1, è andato in onda il film tv che racconta questa storia vera, “I nostri figli”, per la regia di Andrea Porporati, con la partecipazione di Vanessa Incontrada e Giorgio Pasotti che hanno interpretato Roberto e Anna, i genitori adottivi dei tre bambini rimasti orfani. Un tv movie sulla violenza perpetrata nel nostro Paese a danno non solo delle donne ma anche dei bambini. Tanti, tantissimi bambini (oltre 1600 in Italia dal 2000 ad oggi), infatti, sono rimasti vittime di una doppia tragedia: orfani di madre dopo un femminicidio maturato tra le mura di casa, quasi sempre perpetrato dal proprio padre. Sono le vittime della violenza assistita prima (così si definisce la violenza di quei bambini che sono esposti alle scene di violenza tra genitori) e della carneficina successivamente, un lunghissimo elenco di bambini e ragazzi che alimentano i tragici report sulle violenze perpetrate a danno dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese ogni anno. Cosa ne è di loro? Chi si interessa della loro sopravvivenza e della loro formazione? Di che tipo di famiglia hanno bisogno per crescere ed elaborare l’orrore di cui sono risultati vittime? Di quali competenze le famiglie affidatarie e adottive dovrebbero munirsi per far fronte alle conseguenze psicopatologiche di traumi infantili gravi come questi? Secondo i dati elaborati dal progetto Switch off (Supporting Witness Children Orphans from feminicide in Europe) con il Dipartimento di Psicologia della Seconda Università di Napoli, l’Università Mykolas Romeris della Lituania, la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Cipro e l’Associazione italiana D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) nel nostro Paese per la maggior parte gli orfani di femminicidio sono ragazzini tra i 5 e 14 anni, l’84% dei quali era presente al momento dell’uccisione o del ferimento del genitore, l’81% aveva una precedente storia di violenza assistita, il 57% non ha ricevuto alcun tipo di sostegno psicologico.

Dall’indagine emerge che, un po’ ovunque nel nostro Paese, le giovani vittime sono costrette a scontrarsi ulteriormente con l’impreparazione delle istituzioni che li dovrebbero proteggere e con l’assenza di un sostegno adeguato e specifico di tipo economico, psicologico, sociale, culturale, normativo. In Molise, poi, è nota la condizione ancor più tragica in cui versano le piccole vittime di violenza: diversamente che in moltissime altre regioni italiane, mancano servizi specialistici di diagnosi e cura di minorenni vittime di violenze, fatta eccezione per i saturi servizi di neuropsichiatria infantile.

 

Con la Legge n. 4 del 11 gennaio 2018 recante “Modifiche al Codice Civile, al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in favore degli orfani per crimini domestici”, in vigore dal 16 febbraio, lo Stato italiano garantisce a questi bambini “Ammissione alla difesa a spese dello stato (Gratuito Patrocinio)”, ai sensi dell’art. 1 che prevede che tutti gli orfani di crimini domestici, con meno di 26 anni, abbiano diritto all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, in deroga ai limiti di reddito previsti. La disposizione è valida sia per i procedimenti penali che civili, ivi compresi quelli di esecuzione forzata. Agli artt. 3 e 4 (Sequestro conservativo dei beni dell’omicida e riconoscimento della provvisionale), la Legge 4 prevede che il Pubblico Ministero che procede per omicidio contro il coniuge, il convivente, o il partner, ha l’obbligo di richiedere il sequestro conservativo dei beni dell’omicida, così che questi possa risarcire i figli, qualora venga condannato con sentenza divenuta irrevocabile; inoltre, qualora venga pronunciata sentenza di condanna in primo grado, il Giudice è tenuto a condannare l’imputato al pagamento della provvisionale pari al 50% del danno ipotizzabile. Inoltre, sono state introdotte “Modifiche all’art. 577 del codice penale (aggravanti del reato di omicidio)”: la pena dell’ergastolo prevista quando la vittima sia un ascendente o discendente, è prevista anche nel caso in cui si tratti del coniuge, anche eventualmente separato, ovvero del convivente o di persona con la quale il condannato abbia, in costanza del delitto, avuto una relazione affettiva; qualora la vittima sia il coniuge divorziato, ovvero il partner di un’unione civile cessata, la pena è aggravata dai 24 ai 30 anni di reclusione.

Tra le altre importanti innovazioni, la Legge ha anche esteso agli orfani il fondo vittime di reati mafiosi: sin dal 2017, il fondo per le vittime di mafia, usura e reati internazionali violenti, è previsto che venga esteso agli orfani di crimini domestici con una dotazione aggiuntiva di 2 milioni di euro all’anno. Ai figli delle vittime viene poi assicurata assistenza gratuita medico-psicologica ed attribuita la quota di riserva prevista per le categorie protette.

 

E nell’ultima settimana, proprio questo tema ha fortemente interessato la Politica nazionale dopo che Mara Carfagna, vice presidente della Camera ed esponente di Forza Italia, ha duramente attaccato il governo per le scelte in materia di legge di Bilancio, dopo la bocciatura della proposta di destinare 10 milioni di euro al supporto delle famiglie che si prendono cura dei bambini che hanno perso la madre perché uccisa dal partner. Le preoccupazioni del mondo politico hanno trovato eco anche in Associazioni come il CISMAI (Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) che attraverso la sua Presidente, la psicologa e psicoterapeuta Gloria Soavi, ha lanciato con un comunicato stampa dello scorso 6 dicembre il monito: Il trauma subito produce un danno profondo che se non trattato adeguatamente segnerà le loro vite per sempre. La presa in carico di questi bambini e ragazzi richiede una grande attenzione ed è molto preoccupante la minimizzazione di un fenomeno che insiste sul nostro territorio in modo così allarmante”.