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#governo, #sesso, #tradizioni, #salute, #paura: l’anno che se ne va in 5 parole chiave

Qualcosa da ricordare di questo 2018? Abbiamo controllato la cronaca del 2018 e il termometro delle nostre emozioni, selezionando i ricordi e fissandoli in alcuni grandi temi che hanno segnato gli ultimi 12 mesi. Eccoli: la politica, grande protagonista dell’Ohio d’Italia; il riscatto della libertà sessuale con il primo Gay Pride della nostra storia; l’incertezza per una salute non adeguatamente tutelata nella precaria situazione della sanità molisana; le tradizioni, la bellezza della nostra storia che resiste e cresce, e infine il terremoto, tra paura e consapevolezza di abitare in un luogo che spetta a noi rendere più sicuro, soprattutto per le generazioni future.

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Più che gli eventi, sono gli stati d’animo che ricordiamo. Una infinità di emozioni, nel bene e nel male, di quelle he non possono essere sintetizzate su un calendario ormai da strappare e sostituire. Ma nella nostra memoria risuonano, e nella cronaca che abbiamo raccontato giorno per giorno si trasformano in parole chiave da tenere a mente quando saluteremo il 2018 per lanciarci nel tempo ancora sconosciuto che ci aspetta.

#governo

Silvio Berlusconi in visita a Termoli

Più della sconfitta del centrosinistra e del ritorno del centrodestra, quello che ha reso singolare l’ascesa di Donato Toma è stata la campagna elettorale.  Non la sua, in particolare, ma quella che i leader nazionali, con Luigi Di Maio, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini in testa a tutti, si sono giocati nella nostra regione.

Il 4 marzo gli italiani si erano recati alle urne. Giuseppe Conte ha ricevuto l’investitura per la formazione del nuovo governo solo a fine maggio: è stata la crisi politica più lunga della storia repubblicana. Ad aprile, quando i molisani – e solo loro –  tornano al voto, tutti attendono con ansia l’esito delle urne in quella che è stata ribattezzata l’Ohio d’Italia, in riferimento a uno dei più piccoli Stati a stelle e strisce il cui risultato finale anticipa di solito il verdetto delle elezioni statunitensi.

Per alcune settimane il Molise è stato il termometro politico per eccellenza. Abbiamo assistito a un inedito botta e risposta tra esponenti nazionali che hanno duellato durante i comizi organizzati tra piazze e alberghi molisani. Una battaglia propedeutica alla formazione del governo e solo a quella: programmi e temi cari al Molise sono stati a stento sfiorati dai big che hanno reso inedita la partita tra Toma (centrodestra), Andrea Greco (M5S), Carlo Veneziale (centrosinistra) e Agostino Di Giacomo (Casa Pound).  L’8 maggio del 2018 Donato Toma è stato proclamato presidente della Regione. Il 1 giugno Conte e i suoi ministri hanno giurato al Quirinale.


#sesso

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Tra gli eventi che hanno segnato il 2018 non potevamo non citare il Molise Pride che il 28 luglio ha animato e scosso Campobasso dopo mesi e mesi di preparativi, rinvii e polemiche sull’opportunità di ospitare o meno la sfilata arcobaleno. Per la prima volta – con un ritardo pazzesco rispetto ad altre città – nel capoluogo c’è stata una parata contro l’omofobia e per i diritti di gay, lesbiche, bisex e transessuali.

A distanza di tanti mesi, dopo un inatteso successo (migliaia di persone hanno preso parte all’evento), con la presenza di politici cattolici tra i manifestanti (il sindaco Antonio Battista, per esempio, ma anche il presidente Donato Toma erano lì quel giorno) resta una riflessione, forse un po’ amara da fare.

Se il primo Gay pride della regione è arrivato 28 anni dopo quello che si è svolto a Roma del 1994 (è questo il primo Pride ufficiale, sebbene altre manifestazioni pubbliche del genere abbiano animato fin dagli anni Settanta le città italiane) era davvero necessario? Senza voler negare episodi di omofobia, purtroppo ancora presenti nella nostra società, siamo davvero convinti che la sfilata, divertente e coloratissima con Valdimir Luxuria e le drag queen su camion discoteca, abbia fatto sensibilizzazione e non solo animato un tranquillo pomeriggio estivo nel capoluogo? Oggi che il dibattito è sull’adozione di figli da parte di coppie gay e matrimoni tra persone dello stesso sesso ha ancora senso scioccare – o cercare di farlo – i benpensanti con musica anni novanta e piume di struzzo?

Sarà che in fondo anche il ritardo con cui la parata per l’orgoglio gay è arrivata in Molise racconta il carattere sonnacchioso e rinunciatario di una regione che fa la rivoluzione sessuale decenni dopo tutti gli altri.


#tradizioni

La sfilata dei Misteri negli scatti di Giuseppe Terrigno

E sempre in ritardo il Molise scopre anche che a vendere le sue tradizioni ci si guadagna. L’uscita straordinaria dei Misteri il 2 dicembre scorso per i trecento anni dalla nascita del suo creatore, Paolo Saverio Di Zinno, rappresenta, forse, la più riuscita operazione di marketing culturale messa in piedi dalle istituzioni pubbliche e religiose.

Andando oltre la bellezza, la buona riuscita dell’evento e il sentimento di attaccamento agli Ingegni, il boom di presenze per la sfilata invernale di Campobasso – circa 130 mila persone – racconta anche di cosa è capace il Molise quando dialoga e mette più teste attorno a uno stesso tavolo: Regione, Comune, associazione dei Misteri e Curia hanno ragionato a lungo sul tricentenario del Di Zinno ma soprattutto sui Misteri bis che oggi corrono verso il riconoscimento dell’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità.

Altre belle e importanti manifestazioni in Molise hanno imparato a farsi valere negli ultimi anni. Alcune percorrendo strade più tradizionali sono passate dall’essere eventi di nicchia a richiamo turistico anche per chi vive fuori regione. La ‘Ndocciata di Agnone, per esempio, è tra questi. Altre, come quello che è stato ribattezzato “l’albero più bello del mondo” realizzato con le tessere all’uncinetto a Trivento, hanno utilizzato percorsi alternativi (la Rete) per raggiungere una visibilità che, se ben cavalcata, potrebbe diventare qualche punticino di Pil.


#salute

ambulanza mare

Un anno all’insegna dell’incertezza quello che sta per chiudersi. E un 2019 carico di aspettative che nessuno, oggi, può dire se saranno soddisfatte o meno. Poco o nulla è cambiato in materia di sanità: le chiusure dei reparti negli ospedali della regione si sono tradotte in perdita di servizi per gli utenti. Il personale continua ed essere scarso, la collaborazione tra strutture pubbliche e private non funziona come dovrebbe e adesso la riorganizzazione è nelle mani di una nuova struttura commissariale che non ha ancora preso servizio in Molise. Il braccio di ferro tra Donato Toma e il ministero della Salute guidato da Giulia Grillo (M5S) è stato estenuante. Il governatore ha perso la sua battaglia, non sarà commissario, anche se è riuscito ugualmente a portare avanti qualche battaglia come quella per la “riapertura” di un reparto fondamentale come la Neurochirurgia a Campobasso smantellato con conseguenze talvolta mortali per i malcapitati pazienti.

Lo sfascio del settore continua ad essere legato a doppio filo a una mera questione numerica o “ragioneristica” come ama dire chi si oppone a questa logica. Il Molise anziano, dove non ci sono parti a sufficienza per giustificare la presenza di reparti di Ostetricia, da solo non regge il peso dei costi e dei benefici. Anche se la salute è, o dovrebbe essere, un diritto di tutti. Pure delle regioni spopolate.

 

#paura

Tendopoli Guglionesi terremoto

14 agosto, ore 23 e 48: un boato e poi una scossa forte da 4.6 gradi della scala Richter. Due giorni dopo, 16 agosto, alle ore 20.20, la terra si scuote di nuovo: stavolta i gradi sono 5.1.

Il terremoto in Molise ha una parola che lo racconta più di ogni altra: paura. Poche ore prima che iniziasse lo sciame sismico era venuto giù il ponte Morandi a Genova. L’attenzione sui temi della sicurezza e della prevenzione è altissima ma i molisani, ancora di più quelli che vivono nei paesi dell’epicentro (Guglionesi, Montecilfone, Palata, Acquaviva), non hanno tempo di seguire la cronaca, terribile e drammatica, di quella sezione di viadotto che si è sgretolata alla vigilia di Ferragosto. Il Molise diventa notizia, senza morti – per fortuna – ma con la gente che dorme in auto, le tendopoli, la Bifernina chiusa, i turisti in fuga dai centri costieri molisani e dai piccoli paesi che si ripopolano solo nelle due/tre settimane di agosto quando gli emigrati tornano da dove sono partiti per cercare lavoro.

Scappano tutti, terrorizzati anche dal ricordo di un altro terremoto, quello di San Giuliano di Puglia. Ma anche dalla consapevolezza che siamo una regione altamente sismica eppure non ancora attrezzata come l’efficiente Giappone nel fare i conti con l’eventualità, ormai divenuta certezza, che in Molise ogni tanto qualche faglia si rimetta in moto. Come se la precarietà possa essere una condizione accettabile.

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