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Gasdotto Larino-Chieti: “Opera inutile e dannosa”. Ricorso dei no Hub al presidente Mattarella foto

Trivelle Zero e i Discoli del Sinarca illustrano il ricorso al capo dello Stato Sergio Mattarella contro l'autorizzazione del 25 giugno scorso da parte del Mise al progetto del metanodotto da 111 chilometri che coinvolge 7 Comuni molisani "E non serve a nessuno".

Sulla scorta di altre associazioni ambientaliste abruzzesi, anche Trivelle Zero e i Discoli del Sinarca hanno presentato un ricorso al Presidente della Repubblica contro l’autorizzazione rilasciata alla costruzione del nuovo gasdotto Larino-Chieti. L’istanza a Mattarella, sulla quale si confida per bloccare il progetto, è stata illustrata oggi dalle associazioni di Termoli e  Guglionesi, quest’ultima in modo particolare costituitasi proprio per contrastare il gasdotto al quale dovrebbe essere agganciato un grande serbatoio di stoccaggio in zona Sinarca.

Il gasdotto Larino-Chieti ha ricevuto il nulla osta il 25 giugno scorso dal Ministero per lo Sviluppo Economico. Prevede un tracciato lungo 111 chilometri che attraversa sette Comuni molisani. Sono Guglionesi, Larino, Palata, Montecilfone, Mafalda, Tavenna, Montenero di Bisaccia.

Un’opera che per i comitati, dati e carte alla mano, (rappresentati da Marcella Stumpo e Riccardo Vaccaro), è inutile e dannosa malgrado sia stata avallata sia dall’Amministrazione regionale sia da quelle Comunali. “Solo le associazioni hanno dato informazione ai cittadini spiegando anche che questo tracciato che attraverserebbe le colline di Abruzzo e Molise devasterebbe le coltivazioni locali e interesserebbe ben 9 siti di interesse comunitario”.

Non solo: nel mirino anche le emissioni di gas, quindi l’accelerazione di un cambiamento climatico con effetti nefasti che si potrebbero vedere e riscontrare soprattutto in Molise, dove già l’assetto idrogeologico e la produzione agricola stanno subendo enormi danni.

Il ricorso al presidente Mattarella contro uno dei primi provvedimenti del Ministero dello Sviluppo Economico fatto sotto il nuovo Governo prende in considerazione una serie di ragioni per le quali l’opera si deve fermare assolutamente. A cominciare dal metano, che si sta rilevando uno dei gas serra più impattanti sui cambiamenti climatici e dovrebbe essere abbandonato quanto prima, come consigliano anche molti scienziati.

“Una follia costruire nuove opere fossili visto anche il continuo calo dell’uso del metano in Italia, in modo particolare nelle due regioni coinvolte che al danno aggiungerebbero la beffa, dal momento che i costi andranno a gravare sulle bollette dei cittadini e delle aziende”.

Nel ricorso al presidente si contesta la violazione della direttiva 42/2001/CE sulla valutazione ambientale strategica e della direttiva 43/2002/CE “Habitat” sulla valutazione di incidenza ambientale, visto che per queste due procedure non sono state sottoposte a due atti fondamentali:  il piano di investimenti di Gasdotti Italia e il decreto Mise che modificava la rete nazionale dei gasdotti prevedendone alcuni nuovi, tra cui questo.

Per gli ambientalisti non ci sono dubbi che lo studio di impatto ambientale, la valutazione dello studio e la conferenza dei servizi alla base del decreto non hanno tenuto conto assolutamente di dati oggettivi, alcuni addirittura dello stesso Mise, e di questioni chiave. Cioè i consumi interni italiani sono diminuiti del 15%, i consumi nelle due regioni interessate sono calati quasi del 40% in Abruzzo e addirittura del 61% in Molise rispetto all’anno di picco che è il 2005.

La capacità attuale di trasporto dei gasdotti esistenti in Italia è di circa 140 milioni di metri cubi a fronte di 75 miliardi di metri cubi di consumi. Si tratta di una delle reti dei paesi del Mediterraneo meno sfruttate secondo il Consorzio delle autorità di regolazione del mercato. La capacità degli stoccaggi inoltre al 2015 è di 16,5 miliardi di metri cubi, la seconda in Europa. Insomma: a chi o a cosa serve quest’opera?

 Intanto a rafforzare la convinzione generale che il gasdotto possa aprire anche a pericoli di stabilità del terreno è il terremoto del 16 agosto scorso, dopo il quale la stessa società Gasdotti Italia si è affrettata a rassicurare le popolazioni annunciando anche “opere di mitigazione per ridurre al minimo qualunque disturbo e la massima attenzione ai sistemi idrici e idrogeologici.” Promesse che però non sono servite a rassicurare i comitati No Hub che proseguono nella loro battaglia presentando ora una istanza al capo della Repubblica Mattarella.