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Cocaina e albanesi, gli indagati non rispondono al Gip. Inchiesta nata dopo sparatoria al bar di San Salvo foto

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i cugini Lecini e il terzo albanese arrestato nell'inchiesta Alpheus 1 del Ros. Oggi gli interrogatori di garanzia alla presenza del Gip e del difensore Pino Sciarretta. Stabilito anche un collegamento con l'inchiesta Evelyn, che ha stroncato un traffico di droga dall'Albania a Vasto e San Salvo, avviata dopo la sparatoria al bar di contrada Stazione per un regolamento di conti legata alle piazze di droga.

Non hanno risposto alle domande del Gip i cugini Lecini, in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di droga. Come loro anche il terzo dei sei arrestati, il cui interrogatorio di garanzia era fissato per questa mattina in Tribunale, Kaja Algin, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono stati assistiti dal penalista termolese Pino Sciarretta, che lunedì prossimo seguirà anche gli interrogatori a Chieti, nel cui carcere femminile sono rinchiuse la moglie di Xhevahir Lecini e la compagna di Gurim Lecini, i due albanesi considerati dagli inquirenti della Dda che hanno coordinato l’indagine i vertici della organizzazione che operava in Basso Molise, con base logistica a Portocannone e piazze per lo smercio di cocaina a Termoli, Campomarino e San Martino in Pensilis.

Sono numerosi, decine e decine, gli episodi di cessione dello stupefacente che, nell’ordinanza di circa 250 pagine, vengono contestati ai sei arrestati e ai due destinatari di misure restrittive con divieto di soggiorno in Molise. Per gli investigatori e la pubblica accusa si tratta di un sodalizio ben radicato, con all’interno figure strutturate alle quali erano assegnati ruoli ben precisi, dal boss al contabile al galoppino e addetto alle consegne. Per la difesa, al contrario, è “tutto da dimostrare”.

L’avvocato Sciarretta sta valutando di presentare ricorso presso il Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione o in subordine la misura degli arresti domiciliari per i suoi assistiti.

Intanto si stabilisce un collegamento, che inizialmente non era così chiaro, con l’operazione Evelyn condotta alcuni giorni fa nella zona del vastese. Una operazione che ha sgominato un traffico di droga a Vasto e San Salvo, al confine con il Molise, crocevia di attività criminali a opera di organizzazioni provenienti da altre regioni limitrofe o, come accaduto in questo caso, da soggetti stranieri. Carabinieri e finanzieri hanno lavorato in sinergia e sono certi di aver inferto un colpo durissimo alla rete del narcotraffico imperante in questa zona. 57 indagati, 20 dei quali in carcere su ordine di custodia cautelare, e tra loro moltissimi albanesi.

Proprio l’Albania, anche nell’operazione Evelyn, sarebbe stata il Paese di approvvigionamento di droga, in modo particolare di cocaina di buona qualità che poi veniva tagliata e venduta con introiti elevatissimi. L’inchiesta era partita in seguito alla sparatoria nel bar in contrada Stazione, zona industriale di San Salvo, il 14 aprile del 2015 in occasione della partita di Champions League della Juve contro il Monaco.

In quel momento il bar era molto affollato, c’erano anche bambini. 4 i feriti per un regolamento di conti legato ad affari di droga: all’episodio era seguita una indagine molto concentrata sul bar, frequentato da moltissimi albanesi tra i quali i principali indiziati dell’operazione Evelyn, che prende il nome proprio dal locale nel quale, secondo gli investigatori, si sarebbe venduta a tutte le ore del giorno e della notte droga. Nello stesso bar sarebbero stati visti anche alcuni dei 13 indagati dell’operazione Alpheus 1, condotta dal Ros di Campobasso. 13 persone indagate che, con poche eccezioni, fanno parte tutte dello stesso nucleo familiare o sono legate da rapporti di parentela.