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Telecamere anti criminali, fondi nazionali solo per 7 Comuni molisani. Decine di paesi ‘bocciati’ foto

Sei centri della provincia di Isernia e solo uno della zona di Campobasso fra le 428 località italiane che otterranno contributi previsti dal Ministero dell’Interno

Altri sette Comuni molisani saranno dotati di telecamere di videosorveglianza per combattere criminalità e vandalismo. Un dato positivo in un quadro però che fa storcere il naso: la stragrande maggioranza dei centri della nostra regione che aveva fatto domanda di finanziamento per dotarsi di questi impianti non è rientrata nella graduatoria pubblicata lunedì scorso 12 novembre dal Ministero dell’Interno. Un dato su tutti: 59 paesi su 60 della provincia di Campobasso che avevano presentato domanda non sono nella classifica dei ‘premiati’.

Fra i beneficiari sei centri della provincia di Isernia, in ordine di classifica: Macchiagodena, Castel San Vincenzo, Sesto Campano, Conca Casale, Cantalupo nel Sannio e Filignano. Sono tutti, chi più e chi meno, beneficiari del finanziamento statale e “potranno installare le telecamere in alcuni punti ritenuti sensibili posti all’ingresso della città o in prossimità di chiese, scuole, parchi o altri luoghi di interesse strategico, culturale o sedi di aggregazione, così come concordato in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal Prefetto” come ricorda la Prefettura pentra.

 

È andata meno bene per la provincia di Campobasso, dove gli unici che possono esultare sono i cittadini di Mirabello Sannitico. Il Comune dell’hinterland campobassano è risultato 422esimo su 428 centri che hanno diritto a una fetta dei 75 milioni di euro stanziati dal Viminale. Per stilare la graduatoria che ha dovuto dare un ordine alle 2246 richieste presentate dagli enti locali, sono stati stilati diversi criteri quali l’indice di delittuosità della provincia, l’identico indice comunale, l’incidenza dei fenomeni di criminalità diffusa registrati nell’area urbana da sottoporre a videosorveglianza, i numeri della popolazione residente, la richiesta di finanziamento in rapporto con il cofinanziamento messo a disposizione dal Comune.

Già, perché ben pochi potranno avere un finanziamento totalmente statale. Per fare un esempio, a Mirabello spetteranno 25mila euro, esattamente la metà dei 50mila euro totali per installare e mettere a regime le telecamere. Macchiagodena, primo paese molisano della lista ma soltanto 80esimo del totale benechè considerato a incidenza criminale ‘elevatissima’ dalla graduatoria, usufruirà di 19500 euro, ma il progetto totale ne prevede 26mila. A Sesto Campano, altro paese ritenuto ad elevatissima incidenza della criminalità, il Comune dovrà trovare 3mila euro, cui aggiungere i 27mila in arrivo dallo Stato per coprire i 30mila euro totali.

Cosa significa tutto questo? Semplice, che i Comuni già alle prese con carenze di organico e casse vuote dovranno reperire in qualche maniera, magari con l’aiuto della Regione, una parte seppure minima dei soldi necessari per una spesa non di poco conto. Si può ipotizzare senza passare per disfattisti che qualcuno decida di rinunciare o che perda per strada il diritto al finanziamento, non trovando le risorse aggiuntive.

È quanto sperano i tanti Comuni rimasti a bocca asciutta. Solo in provincia di Campobasso ce ne sono ben 59, a cominciare da Petacciato che si è classificato solo 578esimo ma che incrocia le dita per una sorta di ripescaggio fra resti e rinunce. Anche perché fra i richiedenti e probabilmente anche tra i beneficiari, ci sono Comuni che quelle telecamere le hanno già.

Cosa che vale anche per centri molisani come Campomarino o Montenero di Bisaccia. Ma qui si tocca un tasto dolente. Entrambi i centri sono nella lista degli 11 compresi nel Patto per la sicurezza, e che quindi grazie a un bando regionale dovrebbero già essere monitorati notte e giorno dalla videosorveglianza. La realtà è ben diversa nonostante l’opera sia stata assegnata alla Siemens da oltre un anno. Eccezion fatta per Riccia, dove il sistema è già in funzione da parecchi mesi, il Patto per la Sicurezza è finora un buco nell’acqua.

A Campomarino le telecamere non risultano agganciate alla sala operativa della Questura di Campobasso e quindi non svolgono la loro funzione per quello che era stato ipotizzato. Altrove va anche peggio: a Termoli, Montenero e Campobasso l’installazione non è completa, a Guglionesi non s’è proprio vista. Alla luce di tutto questo, i sette paesi beneficiari dei soldi del Ministero sono autorizzati a fare gli scongiuri.