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Scontri dopo Vastese-Campobasso, cancellato daspo per tifosi: “Impossibile stabilire singole responsabilità”

Importante pronunciamento dei giudici amministrativi abruzzesi che nella sentenza dello scorso 13 novembre hanno accolto il ricorso dei sette ragazzi campobassani e messo in dubbio le ricostruzioni della Polizia: "Lacune incongruità nella ricostruzione dei fatti".

Potranno tornare ad assistere alle partite del Campobasso calcio i sette tifosi rossoblù che il 15 dicembre 2017 furono puniti con il daspo, ossia il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per 3 anni. Un provvedimento durissimo stabilito dopo gli scontri avvenuti nella partita con la Vastese nei confronti di P.S. di 29 anni, D.A.C. di 24 anni, G.A- e I.D. di 36 anni, L.V. di 25 anni, G. L. di 26 e T.M. di 30 anni. Pagarono solo loro e non i supporters della squadra abruzzese che pure restarono coinvolti nei tafferugli. 

Dopo la sospensionecon una sentenza dello scorso 13 novembre il Tar Abruzzo ha deciso di annullare del tutto la misura inflitta dal questore di Chieti su richiesta del commissariato di Vasto. Infatti, la Polizia della cittadina abruzzese, come riportato anche dai quotidiani abruzzesi, riferì che “durante la partita i tifosi molisani avevano acceso alcuni fumogeni ed esploso sei bombe carta nel proprio settore”. Poi gli scontri all’altezza della circonvallazione ‘Istoniense’ quando le due tifoserie, quella della Vastese e quella del Campobasso calcio entrarono a contatto, ci fu il lancio di bottiglie e il danneggiamento di un’auto in sosta. Nell’occasione, la ricostruzione degli agenti, i tifosi del Campobasso raccontarono agli stessi poliziotti di aver subìto un vero e proprio agguato dei tifosi locali che attraverso un fitto lancio di pietre e bottiglie avevano attaccato i mezzi in transito ed erano poi fuggiti. Una tesi già in parte accolta dal Tar Abruzzo Pescara che sette mesi fa sospese il divieto di accesso alle manifestazioni sportive accogliendo il ricorso dei tifosi curato dagli avvocati Fiorini e Iacovino.

Ora i giudici amministrativi hanno riconosciuto che “il daspo di gruppo di gruppo debba basarsi sulla individuazione della responsabilità personale di ciascuno” e hanno ribadito, come già fatto in sede cautelare, “mancano nei verbali e negli atti allegati elementi circostanziati di collegamento individualizzante della condotta ai singoli ricorrenti” destinatari del daspo. Di fatto, riconosce ancora il Tar Abruzzo, “vengono menzionati genericamente gli occupanti di un mezzo di trasporto senza individuare gli autori delle singole condotte (chi ha lanciato le bottiglie, che si è limitato a inveire contro la tifoseria avversaria) anche al fine di calibrare la durata della misura della pericolosità manifestata”.

Inoltre il collegio giudicante presieduto da Alberto Tramaglini ha sottolineato ancora una volta che “alcune circostanze esposte nei verbali e nelle relazioni agli atti appaiono tra loro contraddittorie o comunque necessitano ulteriore approfondimento come il fatto che i ricorrenti per scendere dal furgone avrebbero dovuto rompere un vetro e lo sportello invece di aprire normalmente dall’interno”. Infine, è stata messa in dubbio la ricostruzione fornita dalle forze dell’ordine perchè i fatti “vennero relazionati in maniera sommaria e generica” presentando “lacune e incongruità”.

Un pronunciamento dunque abbastanza clamoroso e che probabilmente che farà giurisprudenza.