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“Puttane” e “sciacalli”, i giornalisti molisani si ribellano ma non riempiono la piazza

Campobasso il cuore dell’iniziativa a difesa dell'articolo 21 della Costituzione e della libertà di stampa organizzata dall’Ordine dei Giornalisti e dall’Assostampa Molise. "Dal Governo un attacco inaccettabile".

Censure, divieti, vessazioni. I giornalisti italiani li subiscono da decenni. Cambiano i governi, ma non l’irresistibile volontà di bloccare l’informazione. Ovviamente quella scomoda, poco incline a piegarsi al potere. Perchè non tutti gli organi di informazione sono la cassa di risonanza di chi governa. Ma subiscono attacchi da almeno sessant’anni, nonostante il periodo nerissimo del ventennio fascista e anche se uno dei pilastri della Costituzione del 1948 è proprio l’articolo 21, quello che consacra la libertà di parola, il diritto di informare e di essere informati.

presidio giornalisti libertà di informazione

I giornalisti italiani ora lo difendono con le unghie e con i denti, alzano le barricate. Perché non ci stanno a passare per “puttane” o “sciacalli”. Insulti ‘vomitati’ con insolita ferocia dal vice premier Luigi Di Maio e da un altro esponente di spicco del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista. Ecco cosa sono per loro i giornalisti. Un’idea espressa dopo l’assoluzione di Virginia Raggi, il sindaco di Roma finita sotto processo perché, secondo la Procura, aveva mentito sulla nomina di Raffaele Marra.

La decisione del giudice ha scatenato la ‘caccia’ ai giornalisti che avevano ‘osato’ riportato i fatti. E giù parolacce e offese senza alcun rispetto per una professione fatta il più delle volte con sacrifici, pagata (nelle realtà locali) pochi euro anche se viene svolta con abnegazione, dopo aver conseguito lauree e master. Tutto asfaltato da Di Maio e Di Battista, ‘campioni’ di offese peggio di Silvio Berlusconi, un altro ex capo di Governo che vedeva la stampa come un nemico da abbattere. Toccò ad Enzo Biagi e a Fabio Fazio: vennero tagliati fuori dalle tv.

Ma i due big grillini sono andati oltre “la macchina del fango”, i “bavagli” e le epurazioni con cui i giornalisti italiani hanno dovuto fare i conti negli ultimi anni.

Ed è scattato qualcosa che ha fatto leva sull’indignazione e su una sorta di senso di ingiustizia. Una rivolta che non sono riusciti a fermare nemmeno le parole espresse da importanti rappresentanti dello Stato. Hanno provato a spegnere il fuoco il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il capo di Montecitorio Roberto Fico (anche lui M5S) che hanno riconosciuto il valore della stampa e della circolazione delle idee, soprattutto quelle diverse dalle proprie perchè “sono uno strumento per riflettere”, ha detto proprio Mattarella ad un gruppo di studenti in visita al Quirinale.

La ‘rivolta’ è stata rilanciata sulla rete e sui social, è esplosa in piazza al grido #giùlemanidall’informazione. Cori, cartelli, striscioni. Un movimento forse impensabile. Venti presìdi in tutta Italia a favore della libertà di informazione, contro ogni forma di bavaglio e di compressione alla libertà di stampa e di parola.

Più sobria la manifestazione nella nostra regione. Campobasso e piazza Municipio il cuore dell’iniziativa dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Assostampa Molise. Forse ci si aspettava qualche presenza in più da parte dei giornalisti (ne erano circa venti, ndr), delle istituzioni e del mondo della cultura molisana. “La manifestazione è stata organizzata in maniera estemporanea e nel giro di poche ore”, la giustificazione della presidente dell’Ordine dei giornalisti Pina Petta. Il senso della protesta resta: “Questo è un attacco inaccettabile, soprattutto se arriva da esponenti delle istituzioni”. “probabilmente vogliono una disinformazione che noi non possiamo accettare. Perché non può mancare l’opera di mediazione tra un fatto e l’opinione pubblica. Anzi probabilmente così vorrebbero condizionare l’opinione pubblica”.

Il numero uno di Assostampa Molise Giuseppe Di Pietro rilancia: “Mai come in questo periodo in Italia la libertà di informazione è sotto attacco attraverso in primo luogo una minaccia – non più velata ma sempre più palese – di abolizione dell’ordine dei giornalisti, in secondo luogo la minaccia e provvedimenti (che sono al vaglio del Parlamento) di abolizione di qualsiasi forma di finanziamento”.

In terzo luogo “ci sono stati attacchi veementi e diffamanti contro i giornalisti che hanno la sola responsabilità di raccontare i fatti, al di là di qualche digressione che può esserci nella economia di ogni lavoro che va tutelato. Ma per questo ci sono i tribunali e non mi risulta che il signor Di Maio e la signora Raggi abbiano prodotto querele. Evidentemente quello che è stato raccontato è tutto vero”.

Corsi e ricorsi storici. Di Pietro ricorda che il bavaglio alla stampa è intrecciato alla storia politica del Paese. Ci hanno provato in tanti, a cominciare dalla Democrazia Cristiana che subìva attacchi dall’Unità. Poi ci sono stati Silvio Berlusconi, Matteo Renzi. “L’informazione fa il suo mestiere, racconta i fatti. Chi ha da dolersi di qualcosa va in Tribunale”.  Ma ora, aggiunge, “si vuole intimidire chi fa questo mestiere”.

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Scendono in piazza affianco ai giornalisti il sindaco di Campobasso Antonio Battista accompagnato dalla sua vice Bibiana Chierchia e dal presidente del Consiglio comunale Michele Durante. Esprimono solidarietà anche alcuni esponenti della società civile e del mondo sindacale come Antonio D’Ambrosio ed Emilio Izzo.

Si ferma anche qualche cittadino a chiedere informazioni sulla manifestazione di protesta, ma nulla più. Forse c’è chi non afferra nemmeno il senso di questa battaglia quando dovrebbero essere loro per primi a capire che eliminando la stampa libera si iniziano a rosicchiare le libertà di ognuno.