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“Lungomare”, interrogatori e silenzi davanti al Gip: ci sono 12mila pagine da leggere

Molti avvocati che si stanno avvicendando nelle udienze di convalida tra carcere e tribunale, hanno suggerito ai loro assistiti di tacere avvalendosi della “facoltà di non rispondere” per avere il tempo utile a spulciare documenti e atti per approntare eventuali ricorsi rispetto alla pesante accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla detenzione di sostanze stupefacenti che inchioda 39 persone

Inchiesta “Lungomare”, l’indagine che ha smantellato i tentativi di infiltrazioni di famiglie pugliesi organizzate nel traffico della droga, nel territorio molisano e che ha prodotto un totale di 39 provvedimenti restrittivi della libertà personale tra carcere, domiciliari, divieto di dimora e obbligo di firma , entra nel vivo della fase giudiziaria.

Nominati gli avvocati di fiducia si è aperta oggi la parentesi degli interrogatori di convalida.

Un elenco di date fissate lungo fino alla prossima settimana e che già in queste ore si sta svolgendo in queste ore stanno prendendo forma anche in colloqui per rogatoria ad Avellino dove è recluso uno degli indagati che nella provincia campana era ospite di una comunità di recupero per tossicodipendenti.

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Il primo a mettere riparo alle accuse che pendono su un giovane campobassano raggiunto dal divieto di dimora e già indiziato per spaccio e rapina a Campobasso, è stato l’avvocato Silvio Tolesino che ha inoltrato anche al Gip una richiesta che punta ad un provvedimento di tipo diverso “visto che fuori regione, il mio assistito non saprebbe dove stare e come vivere”. Intanto per lunedì è stato fissato l’incontro tra il Gip e il suo cliente.

Si è svolto invece questa mattina, in carcere, l’interrogatorio a carico di uno degli arrestati difeso dall’avvocato Petrucciani che all’uscita dalla Casa di reclusione di via Cavour ha detto: “Il mio obiettivo è smontare l’accusa di associazione a delinquere perché non vedo in tal senso motivi di colpevolezza”.

Terminato l’interrogatorio di convalida, l’avocato Petrucciani pensa già a due strategie parallele che ha intenzione di seguire: la prima è improntata su un eventuale ricorso al riesame qualora il Gip dovesse scegliere di tenere ancora il carcere il suo cliente. La seconda strategia difensiva segue l’eventualità di un ricorso in Cassazione “per violazioni di legge”. Secondo l’avvocato Petrucciani esisterebbero dei vizi di forma che andrebbero verificati.  Ma per farlo ammette anche che è necessario “terminare l’analisi di quasi 12mila pagine di fascicolo oltre alle circa mille pagine di ordinanza, per avere un quadro dettagliato e approntare il ricorso in modo scrupoloso. Lavoro che personalmente – conclude Petrucciani – svolgerò proprio durante il fine settimana perché i tempi della Cassazione ovviamente sono più lunghi di quelli del Riesame”.

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Sarà interrogato il 6 novembre il giovane tossicodipendente campobassano che invece è difeso dall’avvocato Carmine Verde il quale ritiene “la posizione di questo giovane sia stata buttata in un calderone che ne ha ingigantito fatti ed eventuali misfatti” e dunque in attese di terminare la lettura degli atti, Verde valuterà la strada migliore da seguire in sede giudiziaria “partendo dal fatto che trovo la misura eccessiva rispetto ad un giovane che è purtroppo consumatore di sostanze e che quella droga ritengo la tenesse per uso personale”.

In carcere, stamane, anche l’avvocato Stefano Brienza che difende un campobassano ma anche un giovane recluso ad Avellino perché lì, ad Avellino, da un po’ era in una comunità di recupero per disintossicarsi.

Nella casa circondariale di via Cavour il “faccia a faccia” con il Gip si è chiuso con la scelta di Brienza suggerita al suo assistito di “avvalersi della facoltà di non rispondere” perché “non conosciamo ancora le carte processuali – ha spiegato Brienza -, parliamo di quasi 12mila pagine tra intercettazioni e atti di indagine, sarebbe prematuro rispetto a questa molte di documenti rilasciare qualunque dichiarazione”.

Il legale ha però ugualmente chiesto la revoca della misura cautelare in quanto “parliamo di accadimenti non di stretta attualità ma che si riferiscono allo scorso anno quindi stiamo discutendo di misure che sopraggiungono ad oltre un anno e mezzo di distanza e quindi non ci sono requisiti di attualità per la reiterazione. Pertanto ho chiesto la scarcerazione o in subordine una misura meno afflittiva”.

Uscito dal carcere di Campobasso, Brienza è stato poi ad Avellino dove è recluso un altro indagato. “Prelevato dalla comunità e portato in cella – ha detto il legale – fatto per me anomalo perché credo che avrebbero potuto lasciarlo in quello istituto dove stava cercando di mettere a posto la sua vita magari sotto una sorta di sorveglianza. Anche in questo caso farò presente la circostanza al Gip e chiederò che torni in comunità”.