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La dignità perduta delle donne: al via la mostra sulle dimenticate del periodo fascista foto

Una mostra foto-documentaria per ridare dignità alle donne rinchiuse nei manicomi nel periodo fascista, spesso denigrate e considerate pazze perché non si adattavano ai canoni societari. Sarà visitabile fino al 16 novembre.

Rinchiuse per anni, in alcuni casi anche per una vita intera, all’interno di quattro mura senza possibilità di redenzione o di comprensione, perché giudicate malate, diverse, troppo esuberanti e poco ubbidienti. Era questa la fine che facevano le donne che, nel periodo fascista, si rifiutavano di essere segregate in casa, schiave di preconcetti che le consideravano brave solo a cucinare o a fare figli da mandare in guerra.

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Escluse dalla società, dalla famiglia e, fin troppo spesso, giovanissime con un passato violento all’interno delle mura domestiche, loquaci, indipendenti e troppo intelligenti per i canoni dell’epoca: sono i volti delle donne a cui è dedicata la mostra foto documentaria ‘I Fiori del male’ organizzata dall’associazione ‘Mai più sole, non una di meno’ e visitabile fino al 16 novembre nei locali dell’arcivescovado di Piazza Duomo a Termoli.

Una mostra che cade nel 40esimo anniversario della legge firmata da Franco Basaglia che chiuse per sempre i manicomi, palazzi dove venivano internate le persone considerate pazze ed in cui si praticavano trattamenti medici non convenzionali nel tentativo di far guarire i pazienti. Esperienze drammatiche destinate soprattutto alle donne anticonformiste, anche se in quelle stanze si trovavano anche alcuni uomini, che hanno segnato per sempre la vita di centinaia di loro ricoverate in uno dei 65 istituti presenti in Italia.

Chi mostrava indipendenza era considerata scandalosa, fuori dai luoghi – spiega il curatore della mostra Costantino Di Sante ai microfoni di primonumero.it – Una sorte che toccava anche alle donne considerate fisicamente più attraenti, un’ossessione che emerge dalle cartelle cliniche”. “Il manicomio è stato uno strumento di controllo sociale – conferma l’autrice di ‘Malacarne. Donne e manicomio nell’Italia fascista’ Annacarla Valeriano – Nel caso delle donne erano ritenute anomale quelle le cui condotte trasgredivano i valori e le norme sociali”. Come, ad esempio, Lorina: una contadina 19enne giudicata ‘leggermente erotica’ e dal ‘fisico buono’, come emerge dal suo diario clinico.

Volti, spesso smarriti e dallo sguardo triste, parti di diari, appunti, raccolti dall’autrice Annacarla Valeriano all’interno di un libro che racconta il difficile ruolo della donna, da sempre giudicata il sesso debole, in una società a stampo prettamente maschile. Un disprezzo che, nel corso dei secoli si è evoluto, tramutandosi nei comportamenti e nei vocaboli: dalla misoginia del pittore di ballerine Edgar Degas fino al femminicidio di cui troppo spesso si legge sui giornali.

Un comportamento vivo, che si vede ancora oggi, nel 2018, espresso nei comportamenti di qualcuno presente alla mostra che, atteggiandosi a grande uomo, si è permesso di utilizzare termini poco carini di fronte a tutti i presenti nei confronti di chi, con umiltà e competenza, stava svolgendo un lavoro di informazione. Essere donna è difficile, in qualunque era si nasca, perché purtroppo gli anni passano, ma il maschilismo è duro a morire.