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“Io, madre di 2 figli all’università: ecco perchè ho accettato di lavorare a 540 euro al mese”

Davanti al Consiglio regionale anche alcuni lavoratori assunti dalla Società Avicola Vincentina del gruppo Amadori: hanno accettato un contratto avventizio agricolo per due giorni di lavoro a settimana. Forse in primavera saranno impiegati per tre giorni e la paga mensile aumenterà di circa cento euro. "Non avevamo scelta, non si può vivere di cassa integrazione", dicono.

Non solo gli ex operai della Gam in cassa integrazione. Al presidio organizzato questa mattina – 14 novembre – davanti al Consiglio regionale c’erano anche loro: i lavoratori che dal prossimo 7 gennaio riprenderanno a lavorare. Avverrà dal 7 gennaio, quando riaprirà l’incubatoio nello stabilimento di Monteverde di Bojano. Sono stati assunti dopo i colloqui con i responsabili del personale della Società Avicola Vicentina, gruppo Amadori, uno dei colossi del settore alimentare italiano che un paio di anni fa si è aggiudicato il bando per l’acquisizione della filiera avicola molisana.

Siamo solidali con i nostri colleghi che rischiano di essere licenziati anche se noi torneremo a lavorare“, dicono.

Le condizioni che hanno accettato non sono le migliori possibili e ne sono consapevoli. Ma era l’unica opportunità in un Molise avaro dal punto di vista occupazionale: tante aziende hanno chiuso, molte sono in crisi. Il tessutoindustriale è sempre più povero.

Da qualche anno poi è ferma la produzione della Gam, una delle più importanti realtà produttive del Molise centrale.

Dunque un po’ per necessità, un po’ perchè non ce la fanno più a stare a casa hanno accettato la proposta di Amadori: contratto avventizio agricolo lavorando due giorni a settimana, stipendio da 540 euro al mese. Se la ripresa produttiva dovesse andare bene, in primavera (a marzo forse, o ad aprile) i giorni di lavoro diventeranno tre e la paga mensile aumenterà di circa cento euro.

Lo so che prenderemo uno stipendio da fame, ma almeno riprendiamo a lavorare. Non possiamo vivere di cassa integrazione per sempre”, racconta a Primonumero la signora Antonella. E’ una delle poche dipendenti che si apre davanti ai taccuini dei giornalisti. Foto ‘vietate’, però.

Lei ha detto sì ai nuovi proprietari dello stabilimento di Monteverde: “Io ho due figli che vanno all’università e ho bisogno di lavorare, non avevo scelta“, aggiunge ancora questa madre di famiglia. “Le impressioni sulla nuova società? Sono state positive…speriamo bene”.

Ma ora a 55-60 anni sanno di non avere possibilità di scelta se vogliono restare a vivere in Molise. Al tempo stesso, sono consapevoli di essere troppo giovani per andare in pensione.

Attese e aspettative che condividono altri colleghi accanto a lei. “Volevamo tornare a lavorare – ripetono – che dobbiamo fare a casa?“, ammettono con un pizzico di amarezza. Sanno che percepiranno un salario simile a quello di un ragazzo alle prime esperienze di lavoro pur avendo dedicato anni ai polli e ai prodotti realizzati nello stabilimento di Monteverde di Bojano: “Ricordo ancora quando facevamo le cotolette e il croccopollo, erano buonissimi e di qualità. Li mangiavamo a casa, li davo ai miei figli perchè sapevo che erano prodotti buoni”, dichiara uno degli operai ricordando i tempi in cui l’azienda dell’agroalimentare – la Sam – era nel periodo più florido.

Non tutti però hanno accettato le condizioni imposte dalla Società Avicola Vicentina: sulle 30 assunzioni previste per l’incubatoio finora ne sono state fatte solo 20. Tanto che l’azienda ha deciso di cercare anche ‘esternamente’ dopo il diniego degli ex dipendenti a rientrare.

Io ho rifiutato la proposta di Amadori”, riconosce un lavoratore che questa mattina era davanti al Consiglio regionale. “Non posso perdere la mia dignità accettando un contratto del genere”, dice. Ha 62 anni e, aggiunge, “probabilmente ho diritto ad un anno e mezzo di Naspi prima di andare in pensione”.

Ecco l’altra ‘faccia’ della Gam: accanto a chi sta lottando in queste ore per strappare un altro anno di cassa integrazione straordinaria, ci sono coloro che vorrebbero rientrare nel mercato del lavoro. Disposti in qualche caso ad accettare un posto che consente loro di ‘arrotondare’ e di portare a casa qualche soldo in più che sul bilancio dell’economia familiare può essere fondamentale.