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In morte di Angelo. E per quelli che “Prima gli italiani”: non è a suon di chiacchiere e razzismo che si aiutano gli altri

Ieri è morto un uomo che conoscevo. Si chiamava Angelo, era un senzatetto. Mi piaceva: era un uomo cordiale e simpatico, aperto e intelligente, e che non si arrendeva.. credo non abbia mai smesso di sperare. E' morto in strada, ieri. Ho letto i commenti sotto l'articolo e voglio dire una cosa: non è vero che nessuno fa niente per loro. VOI non fate niente per loro. Tutti quelli che ragliano "prima gli italiani" io in stazione, a darci una mano, non li ho mai visti. Siamo tutti uguali quando abbiamo fame, freddo, paura. Se non vi entra in testa questo semplice principio, non capisco come possiate definirvi cristiani

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Ieri è morto un uomo che conoscevo. Si chiamava Angelo, era un senzatetto. Non lo conoscevo bene, la mia esperienza di volontariato è iniziata a maggio, sono l’ultimo arrivato insomma, lo conoscevo da meno tempo degli altri volontari.

Ma mi piaceva: era un uomo cordiale e simpatico, aperto e intelligente, e che non si arrendeva… credo non abbia mai smesso di sperare. E’ morto in strada, ieri… alcuni dei volontari lo hanno trovato accasciato in un vicoletto, hanno chiamato l’ambulanza, cercato di rianimarlo, ma è stato tutto inutile.

Cosa lo abbia ucciso, non lo sappiamo ancora. Un infarto, un ictus presumibilmente…è dura, per chi vive in strada, tenere sotto controllo la propria salute. E’ dura avere cura di sè, se la notte non hai un tetto. Avrei voluto semplicemente scrivere un post per ricordarlo… e invece no. Sono incazzato, come non mai.

Sotto l’articolo di un giornale online (Primonumero.it, ndr) che raccontava la morte di Angelo, ho letto commenti indegni e disgustosi. Potete immaginare di che tipo…”era italiano, e quindi nessuno faceva niente per lui”. “Se fosse stato africano avrebbe avuto casa e soldi”. “Spendiamo soldi per gli stranieri, e nessuno fa niente per gli italiani”.

Ora, ci terrei a chiarire alcune cose. In primis, utilizzare la notizia della morte di un uomo come pretesto per le solite, insopportabili sparate razziste e grondanti ignoranza è un atto ignobile. Davvero di una meschinità, di una piccolezza tremenda.

Alcune di queste persone hanno la bacheca strapiena di immagini religiose, di Gesù e santi… io non credo in Dio, ma davvero mai come ora spero che esista. Che esista, e che un giorno illumini le menti di queste persone, in modo che possano capire quanto è squallido quell’insulso susseguirsi di giorni insensati che è la loro vita. Spero che esista, e che quando si troveranno di fronte a lui faccia loro quella cazziata che si meritano… non spero che li mandi all’inferno, perchè non ce n’è bisogno… non può esserci inferno peggiore che essere loro. Ottusi e ipocriti.

Seconda cosa: non è vero che nessuno fa niente per loro. VOI non fate niente per loro. Tutti quelli che ragliano “prima gli italiani” io in stazione, a darci una mano, non li ho mai visti. E non sto scrivendo questo perchè voglio farmi dire bravo, come già detto sono l’ultimo arrivato, gli altri hanno fatto tanto più di me e comunque nessuno di noi fa quello che fa per ricevere elogi.

Ma sentire delle bestie ignoranti ed egoiste che urlano “nessuno fa niente per loro” mi fa salire il nervoso a livelli inimmaginabili. Vorrei dire a queste persone che potrebbero magari rimboccarsi le maniche e venire a darci una mano, aiutarci a servire un pasto caldo, e sia chiaro che non sono solo gli italiani a beneficiarne, ma chiunque ne abbia bisogno.

Siamo tutti uguali quando abbiamo fame, freddo, paura. Se non vi entra in testa questo semplice principio, non capisco come possiate definirvi cristiani. Ma poi penso che, a queste persone, non ha senso dire nulla… non capirebbero. A tutti gli altri voglio dire che al centro diurno in piazza Olimpia si raccolgono cibo e vestiti e coperte. E che spesso, molto spesso, si può aiutare qualcuno anche semplicemente rivolgendogli la parola, dandogli orecchio se vuole parlare un po’, aiutarlo a non sentirsi solo. Non voltate la testa dall’altra parte, restiamo umani. Non è a suon di chiacchiere che si porta conforto a chi vive, e muore, per le strade

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