I giovani molisani non hanno percezione delle mafie

Da un'inchiesta condotta da Libera sul territorio nazionale e regionale, il dato che emerge rispetto alla consapevolezza dei rischi relativi alle infiltrazioni malavitose nel nostro territorio è che i ragazzi con un'età tra i 18 e i 25 poco conoscono il problema ed è pochissimo diffusa la posizione di coloro che la criminalità tolga lavoro ai cittadini

Liberaidee ha presentato questa mattina i risultati di una ricerca effettuata in particolare sui giovani a proposito della percezione che hanno in merito al rischio relativo alle infiltrazioni malavitose nella nostra regione.

“Ebbene – ha spiegato durante la conferenza stampa a Palazzo San Giorgio,  Franco Novelli, referente regionale di Libera – non percepiscono in maniera rilevante questo genere di pericolo”.

Il fenomeno mafioso è percepito primariamente come globale, sia nel campione nazionale sia in quello regionale molisano.

Mentre di fatto quasi nessuno ritiene che i gruppi mafiosi siano presenti soltanto nel sud del paese.

Rispetto al campo nazionale, quello molisano si distingue per un affermazione meno netta della mafia come fenomeno preoccupante e socialmente pericoloso (24,8% a fronte del 38% nazionale).

Più diffusa invece la percentuale di coloro che considerano marginale il ruolo della mafia nel luogo di residenza. E, tra questi, vi sono soprattutto i ragazzi tra i 18 e i 25 anni.

Gli iscritti a “Libera” tendono prevedibilmente a considerare il fenomeno mafioso come più preoccupante è più pericoloso.

Secondo gli intervistati nell’inchiesta di “Libera” tra le attività principali della mafia in Molise vi sono il traffico di droga, lo smaltimento illecito di rifiuti, la turbativa di appalti, il controllo del lavoro irregolare e la corruzione di dipendenti pubblici.

Quest’ultimo reato è segnalato nel territorio regionale in misura più rilevante rispetto al campione nazionale, così come lo smaltimento illecito di rifiuti e il voto di scambio, che in Molise raggiungono una percentuale doppia rispetto al dato italiano.

L’estorsione, il riciclaggio di denaro, lo sfruttamento della prostituzione e il controllo del gioco d’azzardo sono invece segnalati in misura significativamente inferiore alla media nazionale.

Tra i fattori sociali considerati rilevanti per l’adesione a gruppi mafiosi spicca soprattutto l’assenza di istituzioni e di una cultura diffusa della legalità, seguita dal ruolo della famiglia e del contesto di riferimento e dalle difficoltà economiche e in ambito lavorativo.

Una dimensione, quest’ultima, segnalata più frequentemente nel campione molisano rispetto al dato nazionale ed evidenziata soprattutto da giovani e giovanissimi.

Colpisce infine la netta prevalenza di fattori per così dire ideale- valoriali rispetto a dimensioni più concrete come quella del lavoro e della qualità ambientale. In particolare in Molise è pochissimo diffusa la posizione di coloro che la mafia tolga lavoro ai cittadini.

Emerge infine una concezione della politica come di una sfera altra rispetto al proprio vissuto quotidiano, un tema sul quale ci si informa ma senza partecipazione diretta. In questo quadro, i giovani molisani si sono detti ancora più distanti dalla politica rispetto alla media nazionale. Sono i più giovani – soprattutto gli under 18 – a mostrare in misura maggiore un generale disinteresse per la politica o a sostenere che essa debba essere lasciata alle persone competenti.