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Gli studenti sull’autobus a fuoco: “Ci sentivamo in trappola, le porte non si aprivano. L’autista le ha prese a calci” foto

Il racconto di una sedicenne uscita viva per miracolo, come gli altri 26 compagni, dall’incidente avvenuto questa mattina sulla Statale 87. “Il fumo si è iniziato ad alzare dai sedili posteriori, e i ragazzi hanno dato l’allarme. L’autista ha avuto difficoltà a frenare, ci siamo spaventati da morire”. Si sentono miracolati, e hanno ragione: “poteva succedere una strage”. Le porte si sono aperte “grazie all'autista che le ha prese a calci, altrimenti non saremmo potuti scendere”.

L’autobus aveva appena superato Larino, diretto a Casacalenda. Erano 28, tutti studenti delle scuole superiori. Tutti minorenni. Tra di loro Martina (nome di fantasia) che ha acconsentito a raccontare quello che è accaduto stamattina, alle 8 in punto, sulla Statale 87. Una testimonianze che ribadisce, semmai ce ne fosse bisogno, quale rischio hanno corso questi ragazzi su un mezzo che, per cause improvvise e ancora sconosciute, ha preso fuoco. Avvolto, letteralmente, dalle fiamme. Ridotto a una carcassa annerita in una manciata di minuti.

bus a fuoco statale 87

“Siamo vivi per miracolo: ancora qualche minuto là sopra e sarebbe stata una strage”. Martina è ancora sotto choc. Ricorda la paura, soprattutto, di qualche ora fa. Quando è cominciato l’incubo mentre chiacchierava e scherzava con i compagni su quel pullman dell’Atm che, come tutti i giorni, l’accompagnava a scuola. “Era tutto normale, tutto come sempre. A un certo punto i ragazzi seduti dietro hanno richiamato l’attenzione generale: dai sedili usciva fumo. I sedili fumavano, in pratica, e il fumo si alzava nell’autobus da dietro, dagli ultimi posti”.

I ragazzi hanno capito immediatamente il pericolo. “Si sono alzati in piedi, hanno richiamato l’attenzione dell’autista, hanno gridato che doveva fermarsi”. Il conducente li ha ascoltati, ha capito a sua volta e ha fermato il mezzo. “Ha frenato di colpo, perché l’autobus non funzionava bene. Alla fine, dopo un paio di tentativi, ha inchiodato e ci ha fatto scendere tutti, il più in fretta possibile”.

Martina ha vissuto attimi che nella sua vita non potrà mai dimenticare. Specialmente quando i ragazzi si sono alzati tutti, in preda al panico, avvicinandosi alle porte. “Io sono scesa davanti e ricordo che le porte non si aprivano. In quel momento ho pensato che sarei morta là dentro, in trappola. E’ stato tremendo, anche perché poi abbiamo scoperto che sul bus non c’erano i martelletti da usare per rompere il vetro in caso di pericolo”.

Le porte, il cui sistema automatico era già stato compromesso dal calore che saliva e si diffondeva nell’abitacolo, sono state aperte dall’autista “che le ha prese a calci, ha usato la forza perché se no noi non saremmo usciti”. Alla fine ce l’hanno fatta, i ragazzi si sono precipitati fuori e allontanati dal mezzo. “Pochi minuti dopo, mentre eravamo lì, increduli e scossi, abbiamo visto le fiamme”.

Fiamme altissime, che hanno abbracciato il veicolo divorandolo in fretta. Quando, un quarto d’ora più tardi, sono arrivati i Vigili del fuoco, il mezzo praticamente non esisteva più. “Siamo stati davvero fortunati, poteva finire diversamente questa storia. Nessuno si aspettava una cosa del genere, poi quell’autobus sembrava nuovo, a differenza dell’altro che effettua la stessa corsa e che parte dopo, che invece è messo molto peggio”.

Martina e i compagni sono rimasti fino alle 10 sul ciglio della statale 87. Mentre i Vigili del Fuoco spegnevano quello che restava del veicolo, sono arrivati i carabinieri, hanno raccolto le prime testimonianze, hanno ascoltato l’autista. “I nostri genitori sono venuti a prenderci, erano terrorizzati. Ci siamo presi tutti una paura che non dimenticheremo mai”.

I genitori, come tutti d’altronde, vogliono sapere cosa è successo, quali sono state le cause che hanno messo a repentaglio la vita dei loro figli. L’indagine dovrà accertarlo, e fare in fretta: questa non è una vicenda che può passare come un banale incidente. “Ci hanno detto che forse c’era stato un cortocircuito – conclude lei – ma è chiaro che vogliamo sapere tutti la verità, e perché abbiamo viaggiato su un autobus che ha preso fuoco di colpo e in questo modo”.