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Gli orrori della guerra nel centenario dalla sua fine: volti, storie e nomi di giovani dimenticati raccontati da ‘U Battellucce foto

Un tripudio di dolore, commozione e ricordi ha avvolto l’auditorium della chiesa di Santa Maria degli Angeli di Termoli durante la messa in scena in ricordo dei giovani dimenticati della Prima Guerra Mondiale, svoltasi sabato 3 novembre. In occasione del centenario dalla fine del grande conflitto, l’associazione ‘U Battellucce ha riproposto i volti, le storie, i nomi e la fine dei soldati termolesi e molisani che, su quel campo di battaglia, hanno dato la loro vita.

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Una serata dedicata al ricordo, radicato nelle nostre identità, e rivissuto tramite le parole dei soldati dal fronte. In un’era in cui il digitale era ancora lontano ed i militari scrivevano a mano le lettere da far recapitare ai propri cari. Scritti di due, tre pagine che raccontavano le infinite attese nelle trincee e gli orrori di una guerra e che, fin troppo spesso, venivano recapitati ai parenti quando era ormai troppo tardi.

Un applauso assordante ha accolto gli attori ed il coro del gruppo degli Alpini di San Salvo all’apertura del sipario rosso. Le stesse lodi che hanno accompagnato l’intera rappresentazione, alternando stupore, rabbia, sorpresa ed un silenzio assordante durante la lettura dei messaggi che i soldati inviavano alle loro famiglie: scritti semplici in cui si raccontava la quotidianità, le amicizie fatte sul campo, ma che celano le paure e le ansie dei protagonisti del conflitto.

Uno spettacolo ricco di contenuti, con le ricerche e l’adattamento dei testi di Giovanni Figliola e sotto il coordinamento di Nicolino Cannarsa, che ha messo in scena la parabola esistenziale dei protagonisti di quella che doveva essere una ‘guerra lampo’ ma che si è trasformata in un conflitto durato 4 lunghi anni. Una sintesi di innumerevoli storie, tutte diverse ma legate dal filo conduttore dell’orrore delle fosse, degli uomini che vissero la Grande Guerra.

Tra immagini, costumi d’epoca, canzoni e scritti riadattati risalenti alla guerra, il pubblico ha rivissuto, anche se solo in parte, i sentimenti, le paure, le emozioni dei giovani costretti nelle trincee tra scoppi di bombe e lampi di mitragliatrice, che sentivano la mancanza della propria famiglia e vivevano la paura di non rivedere più i loro cari, costretti a lottare per aver salva la propria vita.

Novanta minuti di pura e semplice emozione, con la presenza dei parenti dei soldati che hanno dato la vita per difendere la Patria, un’immersione in una guerra che ha ucciso non solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente: chi è stato tanto fortunato da rientrare a casa vivo non è stato mai più lo stesso. La guerra ha continuato a perseguitare i sopravvissuti, con la sua crudeltà ed egoismo, segnando per sempre le loro esistenze. Un evento-memoria che vuole insegnarci a non ricadere più in quegli errori, a non commettere più quelle azioni e a farci crescere come persone: tutti uguali a prescindere dal colore della pelle o degli occhi, dalla nazione di provenienza o dalle idee politiche perché siamo, prima di tutto, umani.