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Don Ciotti rilancia dal Molise la crociata contro fascismo e razzismo: “Rischio reale, fa leva sulla demagogia” video

Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera contro le mafie ospite al liceo classico Mario Pagano di Campobasso per un incontro di studio. "Dominano ingiustizie e diseguaglianze, c’è una deriva xenofoba e razzista che viene politicamente legittimata e culturalmente riconosciuta".

La nascita del fascismo e del razzismo è un rischio reale. Non è un fatto di folklore e noi dobbiamo capirne i sintomi: ignoranza, paura, povertà (materiale e non), ingiustizie e diseguaglianza. Così ha gioco facile la demagogia”.

Don Luigi Ciotti rilancia da Campobasso la crociata contro la propaganda anti immigranti. Episodi di cui sono piene le cronache, sono nati nuovi termini (come “neo fascismo”), mentre sabato prossimo a Roma si svolgerà una manifestazione nazionale contro il governo e il decreto sicurezza.

Don Luigi Ciotti

Il governo è uno dei bersagli del fondatore del gruppo Abele e di Libera contro le mafie. Davanti agli studenti del liceo classico ‘Mario Pagano’, che ha ospitato l’incontro di studio ‘Costituzione italiana: solidarietà, situazione carceraria e fenomeni migratori’, al quale hanno partecipato i principali rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, don Ciotti parla di “responsabilità” e “cambiamento”, ma non nell’accezione utilizzata da chi governa il Paese da sette mesi.

“Dobbiamo essere noi il cambiamento, il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi e della nostra responsabilità. Oggi c’è una malattia grave: la delega. E poi ci sono rassegnazione e neutralità”, scandisce criticando “l’emorragia di memoria rispetto ai migranti” che caratterizza il Paese. Eppure “la nostra Costituzione legge fondamentale e fondativa del nostro stato italiano, è stata costruita per mantenere solida la nostra democrazia e proteggerla dal rischio delle deriva totalitaria. Oggi c’è un ritorno di forme di fascismo e nazismo ed è inquietante”.

Sembra di risentire l’eco del passato, di quanto avvenuto negli anni delle dittature del Novecento. In realtà, quello che successo più di 70 anni fa è più vicino di quanto possa apparire. “Mussolini – insiste don Ciotti – ci ha messo tre anni per conquistare il potere dopo una campagna elettorale improntata su questo concetto: scavare nel rancore degli italiani”.

Avvenne tutto tra il 1919 e il 1922, l’Italia era appena uscita dalla prima guerra mondiale che aveva provocato morte e distruzione.

Cento anni dopo la rabbia, la povertà e il malcontento delle persone ha trovato una nuova valvola di sfogo: i migranti.

“Dominano ingiustizie e diseguaglianze, c’è una deriva xenofoba e razzista, comportamenti che vengono politicamente legittimati e culturalmente riconosciuti. E non sento voci critiche”, tuona il sacerdote. Non ci sono reazioni in questa società segnata “da solitudini e fragilità”, che corre il pericolo della “digitalizzazione dell’esistenza”, che non sa che ci sono 57 milioni di bambini che nel mondo vivono in zone di guerra.

Guardando più da vicino invece “rispetto ai migranti – aggiunge – non possiamo permettere che ci sia un arretramento delle garanzie costituzionali e che venga considerata normale la progressiva perdita dei diritti. I migranti che fuggono da fame, disperazione e guerre, non sono pacchi postali, sono persone. In Europa si assiste ad uno scaricabarile, alcuni Paesi costruiscono addirittura muri. Ma il nostro, che è un Paese che si dichiara civile, non deve tradire la Costituzione e la nostra democrazia“.

Poi una punzecchiatura al decreto sicurezza voluto dal vice premier Salvini: “In Italia viviamo una emorragia della memoria, ci siamo dimenticati delle nostre storie di migranti, ma c’è anche una emorragia di umanità. Questo decreto legge confonde molto“.

Ai ragazzi rivolge un appello alla responsabilità e all’etica, ribadisce l’importanza della scuola perchè “la cultura dà la sveglia alle coscienze” e delle politiche sociali sul territorio. Alle istituzioni chiede una maggiore attenzione per i giovani: tantissimi ormai abbandonano la scuola. “Hanno bisogno di punti di riferimento che li ascoltino, li accolgano”.

La testimonianza di come si muovono le istituzioni a Campobasso emerge invece dagli interventi degli altri relatori presenti al tavolo: il presidente del Trobunale di sorveglianza di Campobasso Giuseppe Mastrapasqua, l’assessora alle Politiche sociali del Comune Alessandra Salvatore e il sostituto procuratore della Repubblica Rossana Venditti.